sabato 15 agosto 2009

CAMBIARE LA POLITICA PER CAMBIARE LA CALABRIA

La grande stagione di riforme che sembra essere alle porte, è l’ultimo autobus a disposizione per la nostra regione. Certo, la legislatura che sta per arrivare al capolinea, partita non dimentichiamolo nel tragico segno dell’omicidio Fortugno, non é stata sicuramente peggiore delle precedenti, ma non è riuscita comunque a dare un segnale chiaro di inversione di tendenza. Le prove che ha dovuto affrontare il governo Loiero avrebbero fatto tremare le vene ai polsi anche al mitico Sansone, ha fatto anche la sua parte un rigido e inclemente inverno come non si vedeva da anni a queste latitudini. Un inverno nevoso e fortemente piovoso, senza dubbio, ma il territorio è smottato a valle perché era già ampiamente dissestato e franoso, oltre che sismico. “Uno sfasciume pendulo sul mare”, così il grande meridionalista Giustino Fortunato definiva la Calabria un secolo fa. Purtroppo poco o nulla è cambiato da allora. Anzi peggio perché il cemento, per lo più abusivo, ha investito montagne e colline dissestandole fino alla costa, irriconoscibile ed esposta a diffuse erosioni. Nel 2006 si segnalavano in Calabria oltre 9.400 movimenti franosi, estesi per 822 Kmq. Quando le poche arterie strategiche sono bloccate dalle frane tutta la regione si ferma. Il paesaggio devastato è diventato il tragico segno distintivo della nostra regione, altro che vocazione turistica, altro che Oliviero Toscani, altro che Rino Gattuso! Non parliamo poi della questione morale, il Consiglio regionale della Calabria registra un numero di parlamentari inquisiti che non ha eguali in alcuna democrazia moderna e tutto il marciume affaristico gira attorno ai palazzi regionali attratto dal profumo dei lauti finanziamenti europei. Riusciranno le riforme, federalismo in primis, a segnare un’inversione di tendenza? Permettetemi di nutrire qualche dubbio, si tratta certamente della questione centrale senza la cui risoluzione non si potrà mai giungere al riscatto della Calabria. Lo diceva bene il grande Enrico Berlinguer, vera vox clamantis in deserto della politica italiana: «La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.» Lo dicevamo nel numero scorso, ma vale la pena ripetersi, il futuro è nelle mani dei giovani; la grande, efficace arma che la democrazia mette a loro disposizione è quella del voto, ma è necessario imparare ad usarla e soprattutto aver voglia di usarla. Rinnovare il personale politico è l’imperativo categorico, una nuova leva di politici giovani, preparati e onesti, deve prendere in mano le redini del potere e trascinare la Calabria fuori dal tunnel, spazzando via definitivamente la classe politica incapace e corrotta che ha governato fino ad oggi. Utopistico? Forse, ma, a pensarci bene, è stato proprio il tramonto dell’utopia la causa del progressivo degrado che ha segnato l’ultimo ventennio. Anche l’utopia è roba da giovani e un grande entusiasmo, unito a un pizzico di incoscienza, è l’ingrediente indispensabile per farne maturare i benefici effetti. La Calabria più di ogni altro posto “non è un paese per vecchi”, ma non nel senso del bellissimo film dei fratelli Coen, bensì in direzione di un indispensabile ed assolutamente necessario bisogno di rinnovamento.
Franco Arcidiaco

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