venerdì 20 gennaio 2017

SI CONOSCE UNO STORICO UNNO?

-Forse qualcuno ricorderà un personaggio famoso; Attila. Sono convinto che Attila è uno dei più grandi personaggi della storia. Senza dubbio il più calunniato. Passò alla storia come “barbaro” e “flagello di Dio”. I Romani, soprattutto durante la decadenza, erano meno “barbari” e meno “flagelli”? Aggiungiamo che tutti gli storici dell’epoca erano Romani. Si conosce uno storico unno?-
Ho utilizzato questo aforisma del grande scrittore portoghese Millor Fernandes per porre la prima domanda a Paolo Mieli: "Si conosce uno storico unno?"
Il libro di cui abbiamo parlato stasera all'Università Mediterranea con docenti e allievi del Piria e del Vinci è molto stimolante e fornisce tante risposte ai dubbi di quanti non credono alla storia ufficiale ma, nel contempo, non intendono lasciarsi tentare dalle sirene del complottismo. "In guerra con il passato. Le falsificazioni della Storia" di Paolo Mieli, si pone come obiettivo di proteggere i fatti dall'uso politico della memoria e di non far cadere nella trappola di piegare il passato alle necessità del presente. Ma chi la spunta alla fine è la realpolitik, all'ombra della quale regnanti e governanti di ogni epoca hanno compiuto le peggiori nefandezze.

sabato 7 gennaio 2017

PATERSON di JIM JARMUSH

Jarmush è il cantore minimalista del cinema americano e in questo suo ultimo film, che è uno tra i più atipici sulla condizione umana mai visti, radicalizza questa sua vena riuscendo a sorprenderci e incantarci. La magistrale delicatezza del suo tocco realizza un film che produce lo stesso effetto dell'ascolto di un disco blues di Robert Johnson o della visione di un quadro di Edward Hopper.
Paterson (interpretato da Adam Driver, arrivato alla grande popolarità l’anno scorso con l’ennesimo capitolo della saga di Guerre Stellari) è un giovane autista di bus dell’omonima cittadina del New Jersey che vive di poesia e ama trascrivere in un taccuino le suggestioni che gli provengono dalla vita quotidiana. Il suo stile di vita è improntato alla più delicata quietudine che lui riversa nella scrittura. Paterson vive la sua, solo apparentemente mediocre, vita quotidiana al fianco della bella e adorata compagna Laura (interpretata dall’attrice e cantautrice iraniana Golshifteh Farahani) e la vive chiaramente nella pienezza della felicità.
Questo stato di felicità da “mondo piccolo” (la citazione di Giovannino Guareschi è d’obbligo, visto che rientro da un soggiorno nella Bassa), tinteggia piccole cose che sembrano niente e sono forse tutto e non viene mai meno nonostante sia palpabile una sottile inquietudine che emerge dall’aleggiare dell’irrefrenabile domanda interiore sul senso profondo dell’esistenza umana.
Paterson si rifugia nella poesia (in realtà le poesie che nel film sono attribuite a Paterson sono di Ron Padgett) sulla quale sospendo il giudizio; debbo dire che più che dalle parti di Raymond Carver (a proposito di minimalismo) mi sono ritrovato da quelle di Marius Marenco di Alto Gradimento. Ma non è questo che importa, qui il ricorso alla poesia ha origine e culmina nel “sublime quotidiano” di scuola buddhista, che mira a raggiungere stati di concentrazione elevata nei quali la ricchezza sensoriale dell’esperienza è rimpiazzata da puro rapimento introspettivo. E può accadere quindi di trovare ispirazione nel minimale feticistico e fatuo, vedi la scatola di fiammiferi marca Ohio Blue Tip oggetto della prima poesia di Paterson-Padgett.
Straordinaria la fotografia, eccezionali montaggio e recitazione. Un film da godere con la stessa leggera quietudine di cui è intrisa la “poesia” del protagonista.

mercoledì 4 gennaio 2017

LA MITICA FAZ, OVVERO IL CORAGGIO DI NON CAMBIARE

I grandi giornali quotidiani, sulla via del tramonto, hanno pensato bene di accelerare il processo di dissolvimento stravolgendo la propria natura sia dal punto di vista della grafica che dei contenuti, vedi Corriere della Sera e La Stampa. Rimane per fortuna in Germania, Europa, un baluardo, la mitica Frankfurter Allgemeine (per gli amici la FAZ) che rimane immutata nel tempo. Fotografata poco fa nella hall dell'Hotel Laurin di Bolzano.

giovedì 15 dicembre 2016

MARC AUGÉ E LE SUE CHIAVI D’USCITA: POLITEISMO O RAZIONALISMO?

Frequento con Antonella le Fiere del libro da tempo immemorabile; gli anni d’oro del Salone di Torino, quando ancora si teneva nei vecchi padiglioni della Fiera lungo il Po nel Parco del Valentino, rimangono indimenticabili. Alloggiavamo nel dirimpettaio Tourin Palace e la sera al ristorante ci divertivamo a individuare gli scrittori famosi che si avvicinavano a ossequiare il mitico Mario Soldati che cenava solitario nel suo solito tavolo d’angolo.
Non era ancora il tempo degli scrittori usa e getta, dei ghost writer e dei best seller dalla vita media di quaranta giorni e nelle fiere ti capitava di ascoltare memorabili conferenze e incontrare i più importanti autori di mezzo mondo.
Da quasi vent’anni, invece, andiamo alle Fiere per motivi professionali e abbiamo purtroppo poco tempo da dedicare agli eventi che sono, comunque, riservati più ai “fenomeni” televisivi che ai veri talenti narrativi: gli effetti perversi della savianizzazione della cultura.
La Fiera di Roma, Più Libri Più Liberi, ha festeggiato il suo quindicesimo compleanno; il meraviglioso Palazzo dei Congressi dell’EUR, trionfo del razionalismo architettonico, la ospita ininterrottamente e noi da altrettanti anni ci ritroviamo puntuali nel nostro stand B29. È la Fiera riservata agli editori piccoli e medi ed è meno inquinata dai fenomeni di cui sopra. L’altro giorno, per esempio, è arrivato il grande etnologo francese Marc Augé per presentare il suo ultimo libro “Le tre parole che cambiarono il mondo” (vedi la mia recensione sul blog “Franco Arcidiaco Sovietico”) nel quale immagina che la prossima Pasqua il papa si affacci alla finestra del Vaticano dichiarando ai fedeli: “Dio non esiste!”.
Marc Augé è senza alcun dubbio uno degli intellettuali contemporanei più lucidi e liberi che esistano; alfiere del razionalismo non esita a lanciare i suoi strali contro le derive integraliste, palesi o camuffate, delle religioni monoteiste. In un salone affollatissimo ha dialogato con il giornalista dell’Espresso Gigi Riva (solo omonimo del mitico bomber) dispensando illuminanti (e…illuministiche) chiavi di lettura degli eventi dei nostri giorni. “Tutte le religioni che pensano alla salvezza dell’individuo perdono molto della loro connotazione sociale”. La sua parola d’ordine è “scoprire il dovere della conoscenza”, l’emergenza è promuovere l’educazione e la conoscenza. Il Cristianesimo lo liquida in poche battute: “L’Occidente ha perso molto quando il cristianesimo ha soffocato le ultime velleità del paganesimo… La caduta dell’Impero Romano da questo punto di vista è stata una catastrofe storica”, “La Storia parla della persecuzione dei cristiani ma sorvola su quella dei pagani…”.
Considera il monoteismo una sciagura e arriva a chiedersi se sia più auspicabile un ritorno al politeismo o al razionalismo. Dio non è una necessità, “se ai bambini nessuno parlasse di Dio la religione svanirebbe come neve al sole”. Al pubblico che lo ascoltava a bocca aperta tra applausi scroscianti, Gigi Riva ha dato la possibilità di intervenire; quando è arrivato il mio turno mi sono seduto al suo fianco e gli ho chiesto se in qualche modo la figura di Papa Francesco avesse condizionato questo suo pamphlet, lo ha escluso ma senza molta convinzione. Quando poi gli ho detto che secondo me Papa Francesco potrebbe avere per il Vaticano lo stesso effetto dirompente che avuto Gorbaciov per l’Unione Sovietica (un mio tweet del giorno dopo la fumata bianca), mi ha guardato scrutandomi a fondo e mi ha detto: “ Beh pensandoci bene la perestrojka si sa dove comincia ma non si sa dove finisce…”.
Franco Arcidiaco

domenica 11 dicembre 2016

L’AFFONDO RAZIONALISTA DI MARC AUGÉ

Con questo suo recente pamphlet, il grande etnologo Marc Augé catapulta il lettore in un sogno proibito. Tutto ha inizio in una Pasqua prossima ventura quando, dalla solita finestra del Vaticano, Papa Francesco informa, con voce chiara e netta, i fedeli assiepati in piazza San Pietro, che Dio non è mai esistito.
Dio non esiste: tre parole che equivalgono a una deflagrazione culturale di dimensioni planetarie; una verità svelata col candore del bambino della fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore”.
Senza timore alcuno, Papa Francesco prospetta ai suoi fedeli lo scenario di un mondo senza Dio. Naturalmente la rivelazione scatena il putiferio, dibattiti giornalistici e capannelli improvvisati radunano gente sbigottita che si ritrova orfana di un'idea che era al contempo scrigno di speranze e ragione di vita. È l’inizio di una settimana folle, che incendierà il pianeta e spazzerà via ogni sentimento religioso.
La rivelazione di Papa Francesco, che torna a chiamarsi Jorge Mario Bergoglio, infatti, oltre a destabilizzare i cattolici, innesca una micidiale reazione da parte dei fedeli delle altre religioni monoteiste che colgono al volo l’occasione per debellare il Cristianesimo e la sua ambizione di universalità. Gli islamici scatenano attentati per conquistare l’Occidente, i cinesi tramano per affermare il confucianesimo e i cattolici sono pressati da mezzo mondo affinché si affrettino a scegliersi una nuova religione…
In realtà però, la decisione del Papa non è genuina, dietro essa si cela il piano segreto di un movimento dal nome “Librement: movimento per la libertà e la resistenza mentali”. Lo scopo di “Librement” è quello “di donare a qualunque essere umano un'arma che elimini -una volta per tutte- quei cortocircuiti e quegli angoli oscuri che paralizzano il suo pensiero. Gli offriamo la possibilità di posare sul mondo uno sguardo sereno, curioso e attento e di godere senza remore delle sua capacità intellettuali e del piacere di vivere”. Gli scienziati vicini al movimento hanno isolato le basi neuronali dell’oscurantismo, considerato alla stregua di una sindrome degenerativa, e reso disponibile un farmaco che elimina istantaneamente e per sempre «le sensazioni di confusione mentale che sono all’origine di qualunque esperienza cosiddetta religiosa». Il movimento Librement dispone di una sostanza che si scioglie in acqua e che arriva a diffondersi come una silenziosa epidemia inarrestabile.
“Vedi, la gente ha capito che dietro la parola Dio si nascondeva quanto di migliore custodiscono in sé gli esseri umani: la loro piena consapevolezza della vita”.
Scopriremo tutto questo grazie a un personaggio che fa visita di tanto in tanto a Augé, si tratta di un certo Théo, un biologo genetista puro e duro che solo alla fine apprenderemo essere il figlio dell’autore.
Una favola contemporanea, visionaria e dissacrante, che in tempi di massacri nel nome della religione, tenendo il lettore con il fiato sospeso, lascia trasparire gli accenti di una fede razionalista: forse, senza la violenza che permea il sentimento religioso, la fratellanza tra gli esseri umani non sarà più un’utopia.
Franco Arcidiaco
Marc Augé
Le tre parole che cambiarono il mondo
Raffaello Cortina editore 2016

mercoledì 30 novembre 2016

ADDIO FIDEL. CONTRO REVISIONISTI E POPULISTI DI OGNI RISMA.

Fidel Castro è stato un grande protagonista della Storia mondiale, la sua morte archivia definitivamente il Novecento e i sogni e le speranze incarnati dai grandi movimenti rivoluzionari. Le controspinte reazionarie hanno avuto la meglio e molte delle conquiste delle rivoluzioni sono state vanificate o addirittura stravolte. La reazione ha molti volti e non tutti violenti, i più efficaci sono subdoli e agiscono con le armi della provocazione e della disinformazione. Oggi non è più tempo di rivoluzioni ma è indispensabile completare l'edificazione della stagione delle riforme. Le forze reazionarie oggi assumono fisionomie populiste ma le armi sono sempre le stesse: provocazione e disinformazione. Sconfiggere la burocrazia e liberare la democrazia dalle sue spire mortali è il grande compito dei riformisti di oggi. La variegata accozzaglia che sostiene il no al prossimo referendum istituzionale è l'emblema del modo di agire della reazione, che si erge addirittura a paladina di una Costituzione che ha sempre oltraggiato e calpestato. Votare Sì è anche questo: liberare l'agire democratico dai lacci e lacciuoli che imbrigliano il rinnovamento e smascherare i conservatori e i reazionari travestiti da populisti.

domenica 20 novembre 2016

MILOSEVIC: IL TRIBUNALE DELL'AJA, DOPO AVERLO UCCISO IN CARCERE, LO SCAGIONA DA OGNI ACCUSA

Il Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) dell'Aia ha stabilito alla fine, che il Presidente jugoslavo e serbo Slobodan Milosevic, non era stato responsabile per i crimini di guerra commessi durante la guerra in Bosnia nel 1992-1995.
Con una sentenza conclusiva, la Camera di primo grado del TPI dell’Aja ha unanimemente sentenziato che Slobodan Milosevic non era parte di una "impresa criminale congiunta" per perseguitare musulmani e croati durante la guerra in Bosnia.
Il giudizio del 24 marzo 2016 afferma che "la Camera ha stabilito che non vi erano prove sufficienti presentate in questo caso, per stabilire che Slobodan Milosevic fosse parte di un progetto per scacciare i musulmani bosniaci e i croati bosniaci dal territorio serbo-bosniaco…”.
I giudici hanno sottolineato che Slobodan Milosevic e Radovan Karadzic avessero all’inizio della guerra, operato per la conservazione della Jugoslavia e che Milosevic era sempre schierato su questa posizione. La Camera del TPI ha stabilito che “… Slobodan Milosevic ha sempre perseguito questo obiettivo ed era contro la secessione della Bosnia-Erzegovina… ".
La Camera ha rilevato che "…la auto proclamazione di sovranità da parte dell'Assemblea della BiH in assenza dei delegati serbo-bosniaci il 15 ottobre 1991, fece precipitare la situazione…", e che Milosevic aveva una posizione cauta circa la costituzione della Republika Srpska come risposta.
La sentenza afferma che nelle comunicazioni intercettate con Radovan Karadzic, "…Milosevic era dubbioso se fosse stato saggio usare ‘un atto illegittimo in risposta ad un altro atto illegittimo’ e messo in discussione la legittimità di formare un'Assemblea serbo bosniaco..."
I giudici hanno anche scoperto che "…Slobodan Milosevic aveva espresso le sue riserve su come un'Assemblea serbo-bosniaco potesse escludere i musulmani che erano 'per la Jugoslavia'..."
Il giudizio osserva che in incontri con i serbi e funzionari serbo bosniaci "…Slobodan Milosevic aveva dichiarato che “ …i membri di altre nazioni ed etnie dovevano essere protetti e che l’' interesse nazionale dei serbi non era la discriminazione...". Inoltre è provato che "…Milosevic aveva sempre ribadito che qualsiasi atto criminale doveva essere combattuto con decisione...".
La Camera di primo grado ha osservato che "…in riunioni private, Milosevic era estremamente arrabbiato con la leadership serbo-bosniaca che voleva respingere il piano Vance-Owen...".E’ stato anche determinato che "…Milosevic ha cercato di ragionare con i serbi bosniaci dicendo che capiva le loro preoccupazioni e ragioni, ma che la cosa più importante era porre fine alla guerra…e incoraggiava per un accordo politico… ". Nel corso di una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, Milosevic aveva sottolineato che i leader serbo bosniaci, non avevano il diritto di chiedere più di metà del territorio in Bosnia-Erzegovina, affermando che “…non si deve avere più di ciò che ci appartiene. Poiché, rappresentiamo un terzo della popolazione. [...] Noi non abbiamo diritto a oltre la metà del territorio e non si deve strappare via qualcosa che appartiene a qualcun altro! [...] Come si può immaginare che due terzi della popolazione possano essere stipati nel 30% del territorio, mentre il 50% è troppo poco per voi ?! E' umano, è giusto ?!'… ".
In altri incontri con i funzionari serbi e serbo-bosniaci, la sentenza osserva che Milosevic aveva ripetutamente dichiarato che bisognava porre fine alla guerra e che il più grande errore dei serbo bosniaci era quello di “… cercare una completa sconfitta dei musulmani bosniaci… mentre era necessario ricercare e accettare proposte di pace… ".
“…Vistosamente in silenzio dal marzo 2016, giorno del verdetto dell’Aia, sono il New York Times, il Washington Post, il Los Angeles Times, la CNN e il Times di Londra per citarne solo alcuni, dei giornali partigiani della “democrazia e della giustizia” che hanno partecipato alle campagne contro Slobodan Milosevic e al suo diritto a una "giustizia secondo la legge", come inciso sopra l’ingresso della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Dove sono le voci di Christiane Amanpour della CNN, Roy Gutman e John Burns, che hanno ricevuto un Pulitzer per le loro menzogne e inganni in Bosnia? Dove è Nicholas Burns e il marito della Amanpour James Rubin, che regolarmente sulla CNN vomitavano menzogne contro Milosevic per 8 anni? Dove è Carla Del Ponte, quando c’è bisogno di lei? Dove è Joan Phillips e Charles Lane che hanno avanzato nella loro carriera, con il loro lavoro di propaganda e falsità?
Dove è James Harf PR della Ruder / Finn, che ha incassato milioni di dollari promuovendo menzogne e immaginazioni per i governi croati e bosniaci musulmani? Dov'è Chris Hedges, Charlene Hunter Galt, ciarlatani dei media come Maggie O'Kane della stampa britannica ...
Dove è Tom Post che ha scritto l'articolo infame di prima pagina su Newsweek, circa "50.000 stupri di donne musulmane bosniache"? Dove è Sylvia Poggioli che abilmente ha scritto un saggio di disinformazione nella Relazione Neiman ad Harvard? Dove è John Pomfret del Washington Post che ha sostenuto di aver visto "4.000 uomini e ragazzi di Srebrenica che si erano salvati a Tuzla"?
Dove è David Rohde i cui libri e articoli hanno demonizzato il popolo serbo con grande astuzia? E dove è Carol Williams del Los Angeles Times che ha scritto in un anno il giornalismo più odioso, anti-ortodosso e intriso di dogmatismo cattolico, di quanto la maggior parte dei giornalisti potrebbero fare in un decennio?
E, infine, dove sono creature come Minna Schrag, terza procuratrice americana che è stata in prestito al Tribunale dell'Aja, da uno studio legale di New York, e che ha detto agli studiosi di diritto internazionale che: "…E 'stata una nuova esperienza che deve essere un precedente, di poter decidere prima sulle regole delle prove ed alla procedura, di decisioni prese in conversazioni improvvisate nei corridoi del Tribunale Penale per la Jugoslavia.. "?
Se i media e il sistema giuridico sono questi, corrotti e disonesti, i serbi devono correre ai ripari dalla verità, e hanno diritto di poter disprezzare un mondo…che deliberatamente ha manipolato i fatti per demonizzare il popolo serbo con una colpa collettiva, non visto in Europa dal tempo di Hitler, questi sono mostri che hanno fatto della parola "serba" sinonimo di male, un processo inumano in uso ancora oggi…
Che possano marcire all'inferno per questa orribile farsa legale, la Madeleine Albright, il direttore di scena, che dovrebbe essere in piedi sul banco degli imputati all'Aja, insieme con il generale Wesley Clark e William Jefferson Clinton….”…Si chiede su beoforum, W. Dorich
Milosevic non colpevole. M. Albright colpevole di una impresa criminale
(W. Dorich è un autore di numerosi libri sulla storia dei Balcani)
“ …Non sono qui davanti ad un Tribunale illegittimo e illegale, che non riconosco, per difendere Slobodan Milosevic, ma solo per difendere la Jugoslavia e la dignità del popolo serbo, e con essi la verità e la giustizia dei popoli, contro l’arroganza e l’arbitrio dei potenti della terra, che hanno devastato e distrutto il mio paese, e umiliato il mio popolo…”. ( S. Milosevic, L’)
Slobodan Milosevic, prima di morire ha dovuto trascorrere gli ultimi cinque anni della sua vita in carcere, difendendo caparbiamente se stesso e la Serbia dalle false accuse di crimini di guerra nel corso di una guerra, che ora rivelano, stava cercando di fermare. Le accuse più gravi che Milosevic ha dovuto affrontare, tra cui l'accusa di genocidio, erano tutte in relazione alla Bosnia. Ora, dieci anni dopo la sua morte, il TPI dell’Aja ha ammesso che non era colpevole.
Il 30 ottobre 2005 lo stesso Milosevic aveva osservato con grande realismo: “…se questo Tribunale per quanto illegale, riesce anche a ignorare le falsità clamorose contenute negli atti di incriminazione… tanto vale che leggiate la sentenza contro di me, la sentenza che siete stati istruiti ad emettere… Se la Corte non si rende conto dell’assurdità del rinvio a giudizio letto ieri in aula, dove si sostiene che la Jugoslavia non è stata vittima di un attacco della NATO, ma ha aggredito sé stessa, è consigliabile risparmiare tempo e passare direttamente alla sentenza. Leggetela e non mi annoiate…”.
Il TPI ha cercato di non pubblicizzare il fatto che Milosevic era stato giudicato estraneo a crimini di guerra ed alla loro pianificazione. Il Tribunale confidava che le 1.303 pagine riguardanti il presidente jugoslavo e serbo, sepolte tra le 2.590 pagine del verdetto Karadzic, sarebbero rimaste ignorate. Infatti è stato solo grazie a siti serbi e russi, e ad una delle poche eccezioni in occidente, rappresentata dal sito del giornale inglese The Guardian, che questa notizia si è diffusa a livello internazionale.
Occorre ricordare che Slobodan Milosevic è morto per un attacco di cuore appena due settimane dopo che il Tribunale gli aveva negato la sua richiesta di sottoporsi ad un intervento chirurgico al cuore in Russia. E’ stato trovato morto nella sua cella, meno di 72 ore dopo che il suo avvocato aveva consegnato una lettera al Ministero degli Esteri russo in cui denunciava il timore di essere stato avvelenato.
Il rapporto ufficiale del Tribunale sulla motivazione circa la morte, ha confermato che " nel campione di sangue prelevato da Milosevic il 12 gennaio 2006, era stato trovato del Rifamicin (un farmaco non prescritto per le sue cure), e che per intoppi burocratici non era stato comunicato a Milosevic fino al 3 marzo 2006. La presenza di Rifamicin nel sangue di Milosevic avrebbe contrastato il farmaco per l’alta pressione del sangue che egli stava prendendo, aumentando così il rischio di attacco di cuore che alla fine l'ha ucciso.
Il TPI non ha mai effettuato alcuna indagine adeguata ed indipendente, sulle reali cause della morte del presidente Milosevic, i risultati delle indagini interne svolte dal tribunale stesso, sono state bocciate con una riserva della Russia nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, basata su una serie di accertamenti medici, dove è chiaro che al Presidente Milosevic è stato rifiutato un trattamento adeguato, quando a causa della sua malattia, la sua vita era gravemente a rischio, e quindi, che il Tribunale abbia commesso almeno un omicidio giudiziario.
Molti esperti e studiosi internazionali hanno denunciato tutto questo, come un disegno che potenti interessi geopolitici preferivano non far arrivare vivo Milosevic alla fine del suo processo, con la possibilità che finisse assolto e le loro criminali menzogne rivelate. Intercettazioni prese al Dipartimento di Stato USA svelate da Wikileaks, confermano che il Tribunale dell’Aja ha discusso lo stato di salute di Milosevic e le sue cartelle cliniche, con il personale dell'ambasciata degli Stati Uniti all'Aia senza informare nessuno. Perché?
E ORA? Tralasciando alle loro miserie morali e professionali i disinformatori di professione al servizio dei potenti e delle logiche imperialiste occidentali…., cosa faranno i disinformatori sempre opportunamente schierati in linea con il “politicamente corretto” e i disinformatori in buona fede, solo perché “ignoranti”, cioè ignoravano atti e fatti ma sentenziavano e aizzavano contro “Hitler Milosevic”, il “ macellaio dei balcani”, il “criminale genocida”, demonizzandolo come un mostro, diffondendo falsità, menzogne, infamità. Migliaia di giornalisti, politici, esponenti di ONG falsamente umanitarie, pacifinti e utili idioti.
Tutti costoro che sui media sono stati giudici, giuria e boia di Slobodan Milosevic… ORA, CHIEDERANNO SCUSA? Avranno un sussulto etico morale e di coscienza? Abbasseranno il capo e con onestà intellettuale renderanno onore alle centinaia di migliaia di vittime della guerra di Bosnia, si indigneranno per essere stati usati dalla propaganda mediatica di guerra, contribuendo informativamente e oggettivamente alle tragedie e al dolore subito dai popoli di bosniaci e per tutto lo spargimento di sangue in Bosnia? E al popolo serbo e jugoslavo, che, come conseguenza ha subito un criminale embargo e sanzioni durate anni, che hanno immiserito e devastato socialmente e umanamente la propria gente? Staremo a vedere.
Egli è morto lontano dalla sua terra, dal suo paese, dai suoi affetti più cari, dal suo popolo, che solo fino a poche ore prima, aveva ancora fermamente e orgogliosamente difeso dalle menzogne e falsità dei padroni del mondo.
Egli resterà come un simbolo storico del suo popolo, un simbolo di difesa della libertà, della verità, della giustizia, del socialismo serbo e jugoslavo; di difesa dell’indipendenza e dignità nazionali, della resistenza dei popoli all’arroganza e al nuovo fascismo dell’imperialismo.
Un simbolo di onore e dignità, di cui ogni serbo e ogni jugoslavo di oggi e delle future generazioni potrà sempre esserne fiero, potendo guardare chiunque negli occhi con orgoglio, e a testa alta di fronte al mondo ed alla storia.
Cercavano e avrebbero voluto un uomo implorante, supino, arreso e vinto, avrebbero voluto un mercante pronto a barattare la propria vita e la propria storia per una manciata di dollari o euro, o un brandello di futuro. Ma si sono trovati davanti un gigante, un patriota e un combattente fiero e in piedi di fronte a loro, che li ha fronteggiati senza tregua e timori, …e hanno perso, loro.
“…Io sono il vincitore morale! – ha detto Milosevic all’Aia il 30 ottobre 2001. Io sono fiero di ogni cosa da me fatta, perché sempre fatta per il mio popolo ed il mio paese, ed in modo onesto. Io ho solo esercitato il diritto di ogni cittadino a difendere il proprio paese, e questo è il vero motivo per cui mi hanno illegalmente arrestato. Se voi state cercando dei criminali di guerra l’indirizzo non è qui a Scheveningen (il carcere olandese dov’era detenuto, Ndt) ma al Quartier Generale della Nato e nelle capitali occidentali, dove è stata pianificata la distruzione del mio paese, la Jugoslavia, e del mio popolo…. Noi non abbiamo attaccato o aggredito nessuno, ma ci hanno costretto a combattere a casa nostra, per difendere il nostro paese e la nostra terra…
Questo abbiamo fatto e lo rifaremmo perché questa non è un’infamia ma un onore per qualsiasi popolo e uomo…”.
(Slobodan Milosevic 30/08/2001)
A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia – Agosto 2016
Alla luce di quanto accaduto, si vogliono riportare in evidenza due articoli scritti tempo addietro, ma utili all’informazione:
Presidente Slobodan Milosevic, Ad Memoriam, Enrico Vigna
Slobodan Milosevic era nato il 20 agosto 1941 a Pozarevac, Serbia. Sì è laureato in Legge all’università di Belgrado nel 1964.Fu prima militante e poi dirigente della Lega dei Comunisti della Jugoslavia e poi del Partito Socialista di Serbia, di cui fu tra i fondatori. A partire dagli anni ottanta era considerato uno dei migliori e più capaci amministratori e funzionari dello Stato della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia.Nell’Aprile 1984 fu nominato Segretario della Federazione di Belgrado della Lega dei Comunisti; dal Maggio 1986 al Maggio 1989 fu presidente del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti e al primo Congresso del Partito Socialista di Serbia nel Luglio 1990 venne eletto Presidente del Partito, che era nato dall’unificazione della Lega dei Comunisti e dall’Unione degli operai e dei socialisti della Serbia.
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=854:presidente-slobodan-milosevic-ad-memoriam&catid
11 Marzo 2006, Slobodan Milosevic fatto morire dal Tribunale Penale Internazionale della Nato all'Aja
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=853:11-marzo-2016-noi-non-dimentichiamo&catid