domenica 6 marzo 2022

BARBARA SPINELLI, FIGLIA DI ALTIERO, VOCE FUORI DAL CORO ANTI-PUTIN

Nonostante i media europei, miseramente asserviti al mainstream atlantista, facciano di tutto per negarlo, in Italia e nel mondo è molto diffusa (sui social e sui blog) una contro narrazione della questione Ucraina, di chi sostiene che in fondo Vladimir Putin ha avuto le sue buone ragioni per attaccare, che la Nato abbia ulteriori mire espansionistiche, che la Ue ne è stata complice, che gli americani sono i soliti imperialisti, che gli ucraini sono un po’ nazisti e che, insomma, magari la reazione sarà un tantino sproporzionata, però la Russia è obbligata a salvaguardare il suo spazio vitale. Tra i giornali italiani una voce fuori dal coro è stata registrata dal Fatto Quotidiano con l’autorevole intervento di Barbara Spinelli (e scusate se è poco…) che ha meritato il plauso e il retweet dell’Ambasciata russa in Italia. Da notare che la Spinelli è figlia di Altiero, padre dell’Europa ed è unanimemente riconosciuta come una delle menti più lucide e delle penne più libere del giornalismo. Tesi fondante della Spinelli è che «il disastro poteva forse essere evitato, se Stati Uniti e Unione europea non avessero dato costantemente prova di cecità, sordità, e di una immensa incapacità di autocritica e di memoria. È dall’11 febbraio 2007 che oltre i confini sempre più agguerriti dell’Est Europa l’incendio era annunciato. Quel giorno Putin intervenne alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e invitò gli occidentali a costruire un ordine mondiale più equo, sostituendo quello vigente ai tempi dell’Urss, del Patto di Varsavia e della Guerra fredda». Barbara Spinelli sottolinea, inoltre, che né Washington né la Nato né l’Europa sono intenzionate a intervenire militarmente, che alcuni Paesi europei dipendono dal gas russo e che le sanzioni non impensieriranno più di tanto Putin. C’è da ricordare inoltre che l’Occidente aveva promesso, con un impegno non scritto ma verbale, di bloccare l’espansione della Nato a Est ma la promessa «finì in un cassetto, e senza batter ciglio Clinton e Obama avviarono gli allargamenti». In pochi anni, tra il 2004 e il 2020, la Nato passò da 16 a 30 Paesi membri. E quindi «non stupiamoci troppo se Putin, mescolando aggressività, risentimento e calcolo dei rischi, parla di impero della menzogna». L’Occidente non è stato in grado di costruire un «ordine multipolare». Americani e europei erano certi di aver vinto, di aver fatto diventare il mondo capitalista e gli Usa egemoni. «La hybris occidentale, la sua smoderatezza, è qui». Ancora, la Spinelli ricorda come Putin non sia stato il primo a violare il rispetto dei confini e cita l’intervento Nato in favore degli albanesi del Kosovo che lo violò per primo nel ’99. Spinelli, inoltre, aggiunge: «Eravamo noi a dover neutralizzare l’Ucraina, e ancora potremmo farlo. Noi a dover mettere in guardia contro la presenza di neonazisti nella rivoluzione arancione del 2014 (l’Ucraina è l’unico Paese europeo a includere una formazione neonazista nel proprio esercito regolare). Noi a dover vietare alla Lettonia – Paese membro dell’Ue – il maltrattamento delle minoranze russe». «Nel 2014, facilitando un putsch anti-russo e pro-Usa a Kiev, abbiamo fantasticato una rivoluzione solo per metà democratica». Per finire la Spinelli ricorda che la Storia dà torto solo agli sconfitti e che, se la guerra dovesse risolversi positivamente per lui, le ragioni di Putin sarebbero le ragioni della Storia. La presa di posizione di Barbara Spinelli è per molti versi sorprendente; Gianni Riotta su Twitter sottolinea: «Durante la guerra in Jugoslavia, su La Stampa, Barbara Spinelli era così ferocemente filo Nato e Occidente da firmare appelli in stile Henry Levy e Glucksmann sui nostri valori. Adesso scrive sul Fatto e diventa anti Usa e Occidente. Peccato!». Potremmo considerare la sua come una deriva situazionista, specchio dei nostri tempi, ma ciò non toglie che l’appiattimento dei media sulla condanna a Putin non stia scrivendo una grande pagina nella storia del giornalismo.

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