<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253</id><updated>2012-01-29T22:20:12.197+01:00</updated><category term='Copertina del libro'/><category term='Interventi ospiti'/><category term='Roghudi (RC)'/><category term='Lettere Meridiane n. 26/2011'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 16/11/2008'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 13/5/2009'/><category term='Lettere Meridiane n. 18/19 2009'/><category term='Intervento a Cutro presentazione libro di Pino Fabiano 05.01.11'/><category term='Rubrica Angolo Franco su www.strill.it'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 4/4/2009'/><category term='Il Quotidiano ottobre 2008'/><category term='Lettere ai giornali'/><category term='Il Quotidiano 31/3/2011'/><category term='Il Quotidiano 8/6/2010'/><category term='Lettere Meridiane n. 27/2012'/><category term='Lettere Meridiane n. 20/2010 editoriale'/><category term='Lettere Meridiane n. 22/2010'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 27/10/2008'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 17/12/2008'/><category term='Prefazione Ottobre 2009 a Opere di Sebastiano Di Marco'/><category term='Blog Guardie o Ladri 21.01.12'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 27/1/2009'/><category term='Prefazione febbraio 2009'/><category term='Lettere e commenti'/><category term='Lettere Meridiane n. 21/2010'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 14/7/2009'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 24/3/2009'/><category term='Intervento per Tabula Rasa Luglio 2011'/><category term='Il Quotidiano novembre 2008'/><category term='Lettere Meridiane n. 15 2008'/><category term='Lettere Meridiane n. 20 2010'/><category term='Lettere Meridiane n. 16 2008'/><category term='Strill 4.11.11'/><category term='Lettere Meridiane n. 23/2011'/><category term='Il Quotidiano 22/11/11'/><category term='Il Quotidiano 26/3/2010'/><category term='Blog Guardie o Ladri 26.01.12'/><category term='Intervento al Premio Restagno'/><category term='Intervento al Convegno Agorà 01.2011'/><category term='Il Quotidiano dicembre 2008'/><category term='Corriere dei due mari editoriale del 15/6/2009'/><category term='Il Quotidiano aprile 2010'/><category term='Il Quotidiano 15/8/2009'/><category term='Lettere ricevute'/><title type='text'>Franco Arcidiaco Sovietico</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>55</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-8753636387806532181</id><published>2012-01-29T22:19:00.000+01:00</published><updated>2012-01-29T22:20:12.209+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 27/2012'/><title type='text'>UN FRATE FRANCESCANO IN UN HAREM DI SPLENDIDE QUARANTENNI</title><content type='html'>Il motto di Stephen Vizinczey è “Confesso di conoscere una sola regola di scrittura: essere chiaro”. Complice la perfetta traduzione di Maria Giulia Castagnone, il libro risulta godibilissimo e coinvolgente. Siamo al cospetto di un grandissimo narratore che seduce il lettore con uno stile scorrevole e divertente, che sa essere sapientemente distaccato anche nel descrivere le scene più erotiche, di cui peraltro il libro è costellato. Nato in Ungheria, si è trasferito in Canada per intraprendere la carriera universitaria; Elogio delle donne mature uscì nel 1965, Vizinczey lo scrisse in lingua inglese, imponendosi da subito sulla scena letteraria come un maestro della prosa inglese, al punto che Anthony Burgess arrivò a ringraziarlo “per aver insegnato agli inglesi a scrivere in inglese”. Il libro ha avuto un successo planetario ed è ancora oggi ristampato continuamente marciando con il passo del grande classico. Non si capisce per quale motivo la Marsilio abbia deciso di relegarlo nell’esangue collana dei Tascabili tra l’altro dotandolo di una copertina orrenda. L’infanzia trascorsa in un istituto religioso retto da frati francescani è stata naturalmente la fonte del suo pensiero successivo. “E’ sebbene io ora sia ateo, ricordo e conservo ancora quella sensazione di estasi, e le quattro candele nel freddo silenzio marmoreo, pieno di echi. Fu lì che imparai a percepire e amare il mistero elusivo, una propensione che le donne hanno fin dalla nascita, e agli uomini è concesso acquisire, se sono fortunati. (…) Spero che i francescani mi perdonino se dico che non sarei mai stato capace di comprendere e amare tanto le donne, se la Chiesa non mi avesse insegnato l’estasi e il rispetto della sacralità.”&lt;br /&gt;Il suo mondo si divideva tra il salotto della madre, ricco di amiche allegre e procacemente gioiose, e il monastero francescano: “…ancor oggi sono convinto che il miglior modo di vivere, sarebbe quello di farsi frate francescano e avere un harem di donne quarantenni.” &lt;br /&gt;Orfano di padre, per mano nazista, fu colto all’ingresso nell’adolescenza dal dramma della guerra e dai disagi del dopoguerra. Le scene vissute in un campo militare americano, nei pressi di Salisburgo, sono un affascinante (direi felliniano) miscuglio di realismo onirico, umorismo ed erotismo. Qualcuno ha richiamato Balzac, lo condivido pienamente; a me ha richiamato anche le atmosfere di Victor Hugo e, fatte le debite proporzioni con i primi due, di Anne e Serge Golon. Il suo compito nel campo, quando era appena dodicenne, era di fare il sensale delle donne ungheresi, che si prostituivano ai militari per la necessità dettata dalla povertà. La pagina in cui descrive l’angoscia “leggermente artefatta” di una contessa, del marito e della giovane figlia, quando lui arrivava nella loro baracca con l’allettante offerta da parte di un ufficiale americano, è esemplare per la chiarezza descrittiva e per la levità con cui descrive una situazione a dir poco scabrosa. Alla fine sarà proprio la contessa ad aiutare il suo “ragazzo immorale” a varcare la linea d’ombra e a completare la sua educazione sentimentale: “…improvvisamente aprì le labbra, si chinò e mi prese in bocca. Fui subito privo di peso e avevo l’impressione che non avrei mai più voluto muovermi, per tutta la vita.” Da quel momento la sua vita amorosa è il susseguirsi di un turbinio di incontri spesso travolgenti ma mai troppo duraturi. Manco a dirlo i più soddisfacenti sono quelli intrecciati con donne mature e “saldamente sposate”. Spesso arrivava a frequentare i mariti per sedurne le mogli. Sentite la descrizione dell’avvio della relazione con la splendida Maya: “…cominciai ad andare nel loro appartamento per farmi prestare i libri sempre più frequentemente… la preferivo in gonna e camicetta… mettevano meglio in risalto la sua figura a un tempo fragile e rigogliosa. Pensavo che fosse la donna più sensuale del mondo. Era sempre amichevole ma distaccata, e questo suo modo di fare (che ritrovai poi in molte donne ben educate) mi gettava in un mare tempestoso di speranza e di disperazione. … Ma quel lampo nei suoi occhi era il mio faro. Sebbene sembrasse non avvicinarsi mai, mi permetteva di andare alla deriva lungo le coste del suo corpo.” Con Maya ha il primo amplesso importante e lo descrive genialmente così: “Si dice che prima di morire uno riveda in un lampo tutta la sua vita” e lui, steso nel letto al fianco di Maya, ripercorre tutte le immagini e le sensazioni erotiche che hanno costellato la sua infanzia e la sua adolescenza, componendo un mosaico delizioso e stuzzicante. “(…)Maya mi insegnava tutto quello che c’era da sapere. Ma forse insegnare è la parola sbagliata: si dava semplicemente del piacere e ne dava anche a me, e io non mi rendevo conto di lasciarmi alle spalle la mia ignoranza mentre scoprivo le vie dei suoi sorprendenti territori. Godeva di ogni movimento, semplicemente toccando le mie ossa e la mia carne. Maya non era una di quelle donne che dipendono dall’orgasmo come unica ricompensa di un’attività fastidiosa: fare l’amore con lei era una sorta di comunione, e non la masturbazione interiore di due estranei nello stesso letto. ‘Guardami adesso -mi raccomandò prima di venire- ti piacerà’ ”.&lt;br /&gt;Da Maya riceverà un’altra lezione fondamentale: “Imparerai che l’amore raramente dura e che è possibile amare più di una persona alla volta.” &lt;br /&gt;Le uniche pagine inutili e direi fastidiose del libro sono quelle in cui Vizinczey si abbandona, forse per compiacere il suo editor e la critica occidentale, a un anticomunismo di maniera che non è assolutamente funzionale alla narrazione anzi stride apertamente con il contesto narrativo. L’Ungheria in cui vive le sue avventure risulta, dalle sue stesse pagine, libera e disinibita, gioiosa, colta e scanzonata, non si intravede alcuna traccia del presunto “terrore staliniano”. Si nota chiaramente che Vizinczey inserisce alcuni episodi “per dovere” e sono le poche pagine in cui la sua potenza narrativa assume un suono innaturale e artefatto. Viceversa, e non a caso, le sue grandissime doti di narratore vengono fuori senza esitazione quando si tratta di narrare, in una sola paginetta tremenda e essenziale, la deportazione di un gruppo di ebrei da parte delle SS e dei collaborazionisti ungheresi. Le pagine riguardanti il cosiddetto esilio a Roma dei cosiddetti profughi della cosiddetta rivoluzione del ‘56, pur essendo al solito scritte in modo mirabile risultano artificiose e improbabili. I trecento cosiddetti rifugiati ungheresi a Roma vivono una condizione di esilio dorato a spese della CIA e del Vaticano e non dimostrano affatto di subire la triste condizione classica dei veri rifugiati politici di ogni epoca. Ancora la vera Storia non ha inteso far luce sulle nefandezze della Guerra Fredda e sull’aggressione e l’accerchiamento (fatto di calunniosa propaganda e provocazioni dei servizi segreti), a cui furono sottoposti i Paesi del blocco Sovietico da parte di un mondo occidentale che, nell’affermazione del Comunismo, vedeva lo spettro del fallimento  della sua spietata ideologia basata su quel Capitalismo i cui frutti nefasti stiamo assaporando in questi anni. &lt;br /&gt;Per non far torto, con queste mie riflessioni critiche, a un libro che considero comunque un capolavoro assoluto, vi trascrivo alcune preziose chicche, invitandovi, tra l’altro, a far vostro il Sermone per un incontro di Onanisti Anonimi, un mirabile intreccio di ironia ed erotismo che dovrebbe essere recitato ogni mattina nelle scuole all’inizio delle lezioni.&lt;br /&gt; “Ora che avevo la mano infilata sotto le sue mutandine, le mie dita tastavano quel terreno umido come esploratori mandati in ricognizione prima del passaggio dell’esercito regolare.”         &lt;br /&gt;“ Prendemmo l’autobus fino al Danubio e percorremmo il ponte a piedi, mano nella mano. Il fiume emanava un odore fresco, simile a quello di un torrente di montagna. C’era una luna pallida, e la soffice massa scura dell’isola si profilava davanti a noi simile a un enorme letto, che aveva come cuscino le vaporose collinette nere degli alberi.”&lt;br /&gt;“Quando entrava nella hall vestita con un abito aderente di seta o di maglia, straordinariamente elegante, si aveva l’impressione che il suo corpo fosse stato modellato nella sua forma perfetta da una lunga serie di amanti focosi.”&lt;br /&gt;“Stare con lei era come vivere su un altopiano. L’aria era chiara ma rarefatta, bisognava reagire più lentamente, respirare piano, essere calmi e prudenti ed evitare le emozioni.”&lt;br /&gt;“Manifestò il suo rifiuto con un rimpianto così affettuoso che solo in seguito mi accorsi che mi aveva respinto”.&lt;br /&gt;Stephen Vizinczey &lt;br /&gt;Elogio delle donne mature&lt;br /&gt;Tascabili Marsilio, 2011 &lt;br /&gt;pagg. 210, € 7,00&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-8753636387806532181?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/8753636387806532181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2012/01/un-frate-francescano-in-un-harem-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8753636387806532181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8753636387806532181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2012/01/un-frate-francescano-in-un-harem-di.html' title='UN FRATE FRANCESCANO IN UN HAREM DI SPLENDIDE QUARANTENNI'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-3856926964086914813</id><published>2012-01-27T09:31:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T09:32:16.546+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Blog Guardie o Ladri 26.01.12'/><title type='text'>CONTROREPLICA A GALULLO SUL SUO BLOG</title><content type='html'>Buonasera Galullo non le ho risposto subito perchè pensavo che le controrepliche non fossero gradite, ma poi ho visto che lei le accetta di buon grado e quindi desidero dirle che mi ha lasciato veramente basito il suo odioso distinguo tra pubblicisti e professionisti; ma cosa intende dire? Ma ha idea di quanti bravi ragazzi lavorano nelle redazioni dei giornali di tutt'italia (e non solo della Calabria) supersfruttati per pochi centesimi a pezzo? Ma lei quando ha cominciato a scrivere è partito da professionista? Per quanto mi riguarda sono rimasto pubblicista perchè sono sempre stato dipendente solo di me stesso. Collaboro (gratuitamente per mia scelta) con Il Quotidiano della Calabria e TeleReggio in piena libertà e autonomia e vivo con il mio lavoro di editore. Si informi che cosa ha significato per un decennio in questa città il mio giornale Laltrareggio! Veda Galullo lei si vanta (giustamente) dei numeri prodotti dal suo blog e del valore delle sue denunce e delle sue inchieste (tra l'altro contrariamente a quello che lei pensa io la seguo da un pezzo sia sul giornale che a Radio 24); ma tra di noi c'è una differenza: io dipendo solo da me stesso e sono libero di scrivere e di pubblicare quello che voglio, lei è un dipendente (sia pure prestigioso e di prima fila) di un'istituzione quale la Confindustria che non si può certo considerare un'isola felice di trasparenza, correttezza e legalità. Se un giorno dovesse mettere le mani su qualche affare scottante riguardante un dirigente di Confindustria (e non mi venga a dire che in questi anni non gliene saranno capitati) come si comporterebbe? Nessuno mette in discussione il suo valore, ma un bagno di umiltà forse le gioverebbe.&lt;br /&gt;    Ad ogni buon conto, mi creda, questa polemica mi disturba, come mi disturbano tutte le polemiche e le diatribe tra persone che stanno dalla stessa parte della barricata.&lt;br /&gt;    Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-3856926964086914813?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/3856926964086914813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2012/01/controreplica-galullo-sul-suo-blog.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3856926964086914813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3856926964086914813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2012/01/controreplica-galullo-sul-suo-blog.html' title='CONTROREPLICA A GALULLO SUL SUO BLOG'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-594282671276249121</id><published>2012-01-22T23:18:00.000+01:00</published><updated>2012-01-22T23:19:40.352+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Blog Guardie o Ladri 21.01.12'/><title type='text'>COMMENTO SUL BLOG DI ROBERTO GALULLO</title><content type='html'>Caro Galullo ho 59 anni e vivo a Reggio Calabria sono giornalista e editore,da una vita scrivo, sia su giornaletti miei che su organi di stampa che mi ospitano, più o meno le cose che hai scritto tu. Da dicembre ho realizzato una trasmissione settimanale (Quante Reggio) a Telereggio, giro la città con un collega (Gianluca Del Gaiso) ed un operatore e segnaliamo passo per passo tutto quello che non va: che pena e che disastro! Tengo anche un corsivo giornaliero su un quotidiano, insomma non le mando a dire! Sono purtroppo convinto quanto te che la situazione in Calabria sia ormai irrecuperabile, i danni inferti all'ambiente e al paesaggio sono il frutto dell'attività di una popolazione in larga parte incivile che ha operato in regime di impunità. Anni addietro un coraggioso magistrato, Roberto Pennisi ebbe a dire (parlando di Reggio):“Sino a quando questa città avrà l’aspetto esteriore di un centro abitato appena sottoposto a bombardamento, e non si capirà che ciò è stato voluto ed è voluto dalla ‘ndrangheta proprio perché anche guardandosi intorno il cittadino non avesse la sensazione di essere tale, né sentisse alcuno stimolo per diventarlo, ancora una volta dovremo ripetere di aver fallito”. Non ti nascondo che ho avuto più volte l'opportunità di andar via (e talvolta l'ho fatto), ma non sono mai riuscito a staccarmi definitivamente da questa terra che è la mia terra; ed è proprio questa la differenza caro Galullo, tu parli con rabbia e con ragione ma il tuo cuore non sanguina come sanguina il mio. Quando io sferzo i miei concittadini e maledico la mia terra ho diritto di farlo, tu no! Quando tu, dall'alto della tua tribuna dorata, descrivi la mia terra come fai abitualmente distruggi la reputazione di tutti quelli che come me (e siamo migliaia) operiamo giornalmente con competenza e con passione. I miei clienti e i miei fornitori del resto d'Italia, come vuoi che diano credito a un'azienda che lavora in mezzo alla merda? Eppure sai, io credo che la mia casa editrice non abbia niente da invidiare alle migliori case editrici d'Italia; i miei collaboratori sono bravissimi e lavorano con un entusiasmo che tu nemmeno immagini! E allora caro mio continua pure a denunciare le schifezze ma limitati alla cronaca giudiziaria, sferza il malcostume e la corruzione ma limitati al commento politico, la sociologia mettila da parte non serve al tuo scopo. Per quanto riguarda la politica poi, ti continua a sfuggire un elemento che invece è assolutamente degno di nota. Si tratta della cura omeopatica, somministrata da due esponenti del PD (Demetrio Naccari e Seby Romeo), che hanno portato alla luce la cloaca maxima nella quale è annegato il Modello Reggio di Scopelliti. Senza di loro non sarebbe mai esploso il caso Fallara con tutto il suo incredibile contorno. Hanno fatto una cosa semplicissima (ma sicuramente inedita nell'ambito politico): hanno raccolto documenti inoppugnabili e li hanno portati alla Procura delle Repubblica. Perchè taci su questa storia? Non è forse questo un segnale positivo? Non costituisce una speranza il delinearsi di una classe politica onesta e capace? Lo sai che dal 1993 al 2001 questa città aveva avviato un processo di rinascita, con un sindaco (Italo Falcomatà) carismatico, appassionato e capace che aveva cominciato a rivoltare Reggio come un calzino? Un maledetto destino lo ha fermato, quello stesso maledetto destino che ci rende bersaglio degli strali di bravi giornalisti come te.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco, Reggio Calabria&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-594282671276249121?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/594282671276249121/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2012/01/commento-sul-blog-di-roberto-galullo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/594282671276249121'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/594282671276249121'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2012/01/commento-sul-blog-di-roberto-galullo.html' title='COMMENTO SUL BLOG DI ROBERTO GALULLO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2733714445675183589</id><published>2011-11-29T19:20:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T19:21:34.345+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 26/2011'/><title type='text'>IO VI PARLO DI UN TEMPO...</title><content type='html'>Milano, 14 maggio 1977, via De Amicis: Giuseppe Memeo punta una pistola contro la polizia durante una manifestazione di protesta. Questa scena (immortalata in una foto che riproduciamo qui in basso) è diventata l'icona degli Anni di piombo. Rievocare gli Anni di piombo, quando si parla dell’Estate Romana, per quelli della mia generazione equivale ad un riflesso condizionato. &lt;br /&gt;Nella primavera del 1979 esce il bellissimo album di Lucio Dalla che comprende il brano L’anno che verrà a cui abbiamo rubato il verso che titola il nostro giornale (lo stesso cantautore avrebbe dedicato l’anno dopo all’Estate Romana, l’altro splendido brano: La sera dei miracoli).&lt;br /&gt;I libri di storia non lo scriveranno mai, ma quella parte di popolazione italiana nata negli anni ’50 è stata letteralmente derubata della fase della spensieratezza e della serenità che normalmente contraddistingue l’età della giovinezza. La tragica fine di Unidad Popular di Salvador Allende in Cile, il golpe dei colonnelli in Grecia, le minacce di colpo di stato in Italia, le piazze insanguinate dalle bombe della Cia, le menzogne di stato sull’attivismo dei cosiddetti opposti estremismi (in realtà si trattava di fascisti manovrati dai servizi segreti occidentali) e per finire le maledette Brigate Rosse, che di rosso avevano solo il colore del sangue innocente che versavano, ma la cui unica funzione era quella di tenere fuori il PCI dalle stanze del potere.  Era questo il tragico scenario di quegli anni tremendi e bui, le relazioni sociali e la vita culturale inevitabilmente risentirono di quel clima e, dopo i fasti del ’68, si registrò un ripiegamento nel privato, ben descritto dai versi di Lucio Dalla. &lt;br /&gt;La nomina di Renato Nicolini ad assessore alla cultura di Roma, nel 1976, ed il conseguente avvio della macchina dell’ Estate Romana l’anno dopo, svolsero la funzione essenziale di rimuovere i “sacchi di sabbia vicino alla finestra” e stanare la gente dalle “case rifugio” in cui pensavano di aver trovato riparo. L’Effimero lungo nove anni rivoluzionò la vita culturale dell’intera nazione, l’essenza stessa dell’arte effimera si fece sistema, sostituendo gli stabili canoni convenzionali con l’instabilità di atti, gesti e situazioni che non avevano pretese di durata e di consistenza materiale. Fu il trionfo della libertà di espressione che emanava da azioni affrancate dal giogo scolastico di metodi e contenuti ormai stantii, si affermò un modello culturale dalla netta impronta esistenziale destinato (paradossalmente, vista la sua genesi) a durare nel tempo. L’Effimero dell’Estate Romana allargò a dismisura il campo delle esperienze creative e comunicative, nessuna forma di espressione fu preclusa grazie all’utilizzo dei più eterogenei materiali e strumenti, nonché le più diverse forme di linguaggio. La fotografia, la musica, la rappresentazione scenica e la poesia recitata (si inaugurò allora la fortunata esperienza dei reading), funsero da fattore contaminante delle arti convenzionali e non avrebbero mai più abdicato a questa funzione. &lt;br /&gt;Cos’è rimasto oggi di quella esperienza? La nemesi storica ha voluto che quella contaminazione positiva subisse a sua volta una contaminazione, questa volta fatale. Ed oggi c’è addirittura qualcuno che pensa che le notti bianche, le sagre e le kermesse commerciali siamo figlie di quella memorabile stagione; il berlusconismo ha purtroppo inciso pure su questo e, minando fatalmente le basi etiche del Paese, ne ha conseguentemente inquinato il tessuto culturale. La trasfigurazione de l’Estate Romana nell’orgia commerciale delle Notti Bianche ne è la tragica dimostrazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2733714445675183589?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2733714445675183589/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/io-vi-parlo-di-un-tempo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2733714445675183589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2733714445675183589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/io-vi-parlo-di-un-tempo.html' title='IO VI PARLO DI UN TEMPO...'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-5861161249318506472</id><published>2011-11-21T21:47:00.001+01:00</published><updated>2011-11-21T21:49:48.665+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano 22/11/11'/><title type='text'>ANCORA IL PCI NELLA STORIA D'ITALIA</title><content type='html'>Che un capo storico del PCI, quale Giorgio Napolitano, sia stato il protagonista assoluto di questa stagione politica e che, sostenuto da un grande consenso popolare, abbia portato a soluzione una gravissima crisi, costituisce la nemesi storica del berlusconismo. Nemesi che colpisce anche la scellerata azione politica, interna al PCI, sfociata in quella tristemente famosa “svolta della Bolognina”, anticamera dello scioglimento del partito avvenuto il 3 febbraio del 1991. Del resto che Berlusconi, Cicchitto, Gasparri et similia abbiano fatto dell’anticomunismo la loro ragione di vita è nella logica delle cose, ma che questa sindrome abbia colpito anche l’ultima generazione di comunisti italiani (Occhetto, D’Alema, Veltroni e compagnia bella) appare storicamente incomprensibile. I comunisti italiani, considerandosi parte fondante del patto costituzionale, erano caratterizzati da un roccioso senso dello Stato e delle Istituzioni. Sin dalle prime scelte di Togliatti, all’alba della Repubblica, fino alla determinante azione svolta negli anni del terrorismo, i comunisti sono stati in prima linea nella difesa delle istituzioni democratiche. La scuola politica del PCI ha dimostrato il suo grande valore nella gestione delle cosiddette “Regioni Rosse” ed ancora oggi Emilia Romagna, Toscana e Umbria costituiscono dei mirabili esempi di buona amministrazione locale, per non parlare della mitica stagione dei sindaci (Valenzi, Argan, Petroselli, Vetere, Novelli, Zangheri, Bonazzi, Falcomatà e tanti altri) che ha risvegliato nelle popolazioni l’amore per la propria città ed il rispetto per le istituzioni. L’azione di Napolitano in questi anni costituisce la fioritura di un destino politico (intriso di cultura dello Stato e amor di patria), e ridicolizza le tesi di chi aveva archiviato frettolosamente la storia del PCI attribuendogli colpe che non erano certo sue. Non c'è parola o gesto dei dirigenti comunisti italiani dei primi quarant'anni della Repubblica che non vada in direzione della difesa delle istituzioni democratiche, dell’arginamento dei sussulti populistici e delle tentazioni plebeistiche, pur nel rispetto di un operaismo maturo e consapevole. La scuola dei dirigenti comunisti fu severa nei confronti di alcune lotte operaie degli anni settanta, pose la battaglia contro l'inflazione come obiettivo naturale della sinistra, antepose l'interesse nazionale a quello di partito. Da questa scuola vennero alcuni dirigenti che hanno fatto la storia della sinistra, personaggi diversi per temperamento (basta confrontare Napolitano, Longo, Amendola, Pajetta, Ingrao e Berlinguer), innamorati della politica, con una grande motivazione etica. La loro ferma determinazione a respingere l'attacco e il ricatto terroristico senza uscire dal quadro costituzionale, la loro spinta verso l'intervento netto e combattivo del movimento dei lavoratori e il risultato che così si ottenne, in termini di drastico isolamento dei fautori della violenza sanguinaria e dell'eversione comunque si presentassero, costituirono il capolavoro politico di quegli anni bui. I comunisti italiani e la “via italiana al socialismo” si conquistarono il rispetto e l’attenzione del mondo intero. Nel 1978, al rientro da un viaggio negli USA dopo un ciclo di conferenze nelle principali università, Napolitano dichiarò profeticamente: “Queste questioni investono il rapporto tra le nostre posizioni attuali e le nostre prospettive più lontane; investono il nostro rapporto con l'Europa e l'Occidente, e le nostre posizioni di politica internazionale. Le ingenuità, gli schemi, i pregiudizi, pesano ancora molto. Si fa fatica, da parte di molti, a 'inquadrarci'; e non parlo di avversari dichiarati e irriducibili, ma di persone e forze impegnate a comprendere e a valutare obiettivamente la realtà del Pci. E' comunque un fatto che si è acceso un interesse, che si sono aperti canali di comunicazione e di confronto. Bisogna percorrerli, anche se il cammino non sarà semplice". Oggi Giorgio Napolitano ha riscattato l’intera vicenda politica del Pci e l’ha consegnata alla storia nella sua giusta dimensione, quella, per dirla con Thomas Mann, della politica che «non potrà mai spogliarsi della sua componente ideale e spirituale, mai rinnegare la sua parte etica». Non è affatto un caso che questo comunista rigoroso, questo leader politico di grande caratura intellettuale si sia ritrovato oggi a reggere il timone di una nave in balia dei flutti, nel tentativo di salvare uno dei più importanti Paesi occidentali e dimostrando che la politica, quella seria, quella alla quale il berlusconismo ci aveva disabituato, ha bisogno di qualità che derivano dall’esperienza e da una sana formazione culturale. &lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-5861161249318506472?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/5861161249318506472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/ancora-il-pci-nella-storia-ditalia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5861161249318506472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5861161249318506472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/ancora-il-pci-nella-storia-ditalia.html' title='ANCORA IL PCI NELLA STORIA D&apos;ITALIA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-1803173138898708210</id><published>2011-11-06T20:06:00.001+01:00</published><updated>2011-11-06T20:08:00.061+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Strill 4.11.11'/><title type='text'>LETTERA APERTA ALL'AVV. MONICA FALCOMATA'</title><content type='html'>Egr. Avv. Falcomatà la lettura della sua appassionata difesa del “modello Reggio” dalle pagine della Gazzetta del Sud, ha inizialmente ingenerato in me la convinzione che lei negli ultimi otto anni abbia vissuto in un’altra città, probabilmente collocata molto al di sopra del 38° parallelo.  Veda avvocato, amare una città è come amare una persona e lei mi insegna che il peggio che si possa fare quando si ama una persona è ignorare i problemi che l’affliggono. Le premetto che, indipendentemente dalla mia posizione politica (situata agli antipodi dalla sua), sono sempre stato convinto che il male principale della nostra città sia costituito dall’inciviltà della stragrande maggioranza dei suoi cittadini, per cui non le nascondo che quando l’allora sindaco Scopelliti proclamò ai quattro venti l’intenzione di far sua la politica della “tolleranza zero” di Rudolfh Giuliani, che aveva fatto la fortuna di New York segnandone la rinascita, avevo cominciato a nutrire la speranza che si stesse imboccando la strada giusta. La speranza purtroppo durò lo spazio di un mattino, il degrado della città continuò ad estendersi giorno dopo giorno e la vicenda “Fallara” mise tragicamente ed inesorabilmente a nudo la vera natura del “modello Reggio”. La stagione del mai troppo rimpianto sindaco Italo Falcomatà ci ha insegnato che alla base del buongoverno c’è la regola che lui amava racchiudere nella massima “L’esempio è la fonte del pensiero successivo”, lascio a lei l’incombenza di rintracciare l’esempio che i cittadini abbiano potuto trarre dall’operato degli uomini guidati per otto anni dal sindaco Scopelliti. Sorvolo per carità di patria sul suo tentativo di minimizzare le risultanze delle indagini della Procura e dell’ispezione del Ministero delle Finanze, le ricordo solo che nella relazione della Procura della Repubblica (in possesso della stampa) ci sono ben 35 pagine di omissis… Quando mi parla di “Scopelliti sindaco più amato dagli italiani” mi richiama un celebre spot televisivo, ma mi permetta di ricordarle che lei non è la Cuccarini né, tantomeno, il dr. Scopelliti è assimilabile sotto ogni aspetto alla Cucina Scavolini. Comunque, considerando il tenore “televisivo” delle sue argomentazioni, desidero farle una proposta: la invito in una qualunque giornata feriale o festiva a fare una passeggiata con me per la città, ci faremo accompagnare  da un operatore televisivo (a lei la scelta della persona e dell’emittente) e andremo a visitare tutti i luoghi da lei menzionati, andando a verificare le reali condizioni in cui versano ed affidando le nostre considerazioni e le relative immagini al giudizio dei cittadini telespettatori; per quanto riguarda la Pinacoteca le suggerisco di procurarsi le chiavi, altrimenti temo che avremo qualche difficoltà ad accedere, lo stesso dicasi per il Cipresseto perché, come saprà, attualmente se le contendono le due associazioni alle quali il Comune lo ha assegnato contemporaneamente. A proposito del Cilea poi, sarebbe il caso di ascoltare anche il parere del direttore artistico per la Lirica, Serenella Fraschini, la quale mi pare non abbia preso molto bene l’indirizzo “culturale” pervenutole da palazzo San Giorgio. Concluderemo la nostra passeggiata a Villa Zerbi stando bene attenti a non farci colpire da qualche pezzo di cornicione o travolgere da qualche infisso traballante e mi vorrà gentilmente spiegare a cosa pensa quando parla di “Mostra di Natale”, ci mancherebbe solo di dare in pasto quel gioiellino architettonico a orde di assatanati shoppinghieri. Mi fermo qui e aspetto fiducioso il suo appuntamento. Un cordiale saluto&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-1803173138898708210?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/1803173138898708210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/lettera-aperta-allavv-monica-falcomata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1803173138898708210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1803173138898708210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/lettera-aperta-allavv-monica-falcomata.html' title='LETTERA APERTA ALL&apos;AVV. MONICA FALCOMATA&apos;'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-5058690033074289520</id><published>2011-11-06T20:03:00.000+01:00</published><updated>2011-11-06T20:04:39.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Intervento per Tabula Rasa Luglio 2011'/><title type='text'>COSA SALVA REGGIO?</title><content type='html'>Cari amici vi ringrazio per il graditissimo invito e mi dispiace non essere con voi; vengo subito al punto: Reggio sarà salvata dalla disfatta dei “Riggitani” ad opera dei “Reggini”. La popolazione reggina è come dr. Jekyll e mr. Hyde; purtroppo però i secondi sono in sovrannumero. Il vero problema di Reggio è l’inciviltà della stragrande  maggioranza dei suoi cittadini, ed il conseguente problema della legalità è strettamente correlato a quello del tasso di educazione civica. Il problema riguarda tutto il Sud, è inutile girarci attorno: la stragrande maggioranza della popolazione meridionale non è assolutamente incline a rispettare le più elementari regole del vivere civile. Mettetevi in macchina o in treno da Roma in direzione Sud e guardatevi attorno: il paesaggio è completamente devastato; discariche abusive ad ogni angolo, ecomostri lungo le coste e sulle colline, facciate dei palazzi grigie e degradate, terrazze con i ferri arrugginiti che aspettano con pazienza la costruzione dell’ennesimo piano naturalmente abusivo, erbacce e vegetazione incolta come unico esempio di verde pubblico, automobili posteggiate in modo selvaggio, isole pedonali e piste ciclabili inesistenti e barriere architettoniche insormontabile incubo per i disabili. E’ evidente che questo stato di cose è il terreno di coltura ideale per il proliferare delle attività della criminalità organizzata; i brillanti successi degli investigatori, che sempre più frequentemente arricchiscono il loro palmarés con l’arresto di pericolosi latitanti, servono a ben poco se non vanno di pari passo con la lotta per l’affermazione della legalità quotidiana sul nostro territorio. Quando, un paio di decenni fa, l’allora sindaco di New York, Rudolph Giuliani decise di rendere vivibile e sicura la metropoli, in brevissimo tempo, attuando la famosa politica della “tolleranza zero”, riuscì brillantemente in quella che sembrava una missione impossibile.&lt;br /&gt;Questa politica deriva dalla cosiddetta teoria “Delle finestre rotte” formulata nel 1982 dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling, che prevede che se le persone si abituano a vedere una finestra rotta, in seguito si abitueranno anche a vederne rompere altre e a vivere in un ambiente devastato senza reagire: riparando la finestra ci si abitua al rispetto della legalità. Ecco oggi il meridione, e la nostra Calabria in particolar modo, hanno bisogno di una politica che abbia il coraggio di attuare la “tolleranza zero”, mettendo da parte quella pruderie di matrice liberal-cattolica che tanti danni ha provocato al nostro Paese nel dopoguerra. E’ evidente, inoltre, che il ripristino della legalità deve passare obbligatoriamente, oltre che dall’apparato repressivo, dal lavoro educativo della famiglia e della scuola; ma qui entra in gioco l’altro grave problema che riguarda la preparazione e la sensibilità sull’argomento di genitori ed insegnanti; se un ragazzino vede i genitori buttare le carte dal finestrino della macchina e non sente parlare in casa della raccolta differenziata, non potrà mai diventare un buon cittadino; se la scuola non si fornisce degli strumenti per surrogare e/o integrare il ruolo della famiglia nell’educazione delle giovani generazioni e se i Comuni non si decidono ad attuare l’opportuna vigilanza sulle normali regole del vivere civile (dal parcheggio alla costruzione abusiva), il sistema della legalità quotidiana non si metterà mai in moto e la Calabria precipiterà, in modo sempre più irreversibile, in quel degrado che già oggi la contraddistingue drammaticamente dalle altre regioni d’Italia.&lt;br /&gt;Bisogna soprattutto ripartire dall’ambiente per ritrovare il gusto del bello.&lt;br /&gt;Si deve interrompere il circolo vizioso che vuole la Calabria sinonimo di degrado. Il territorio disseminato di ecomostri è la prova tangibile, la testimonianza più vergognosa dello sfruttamento selvaggio del territorio. E dietro tutto questo c’è invariabilmente la Calabria dei piccoli abusi edilizi tollerati da sempre, che, nell’assenza totale di interventi, ha finito per sfregiare irreparabilmente coste e montagne, colline e aree, cosiddette, protette. E’ stato calcolato che ogni 150 metri una cicatrice segna il territorio. Il paesaggio devastato è l’immagine emblematica della Calabria e non è valso a nulla lo spreco di milioni di euro in campagne pubblicitarie (prima fra tutte quella assurda di Oliviero Toscani). La favoletta della “vocazione turistica” è rimasta solo lo stanco leit-motiv di politici a corto di argomenti ed in mala fede; la Calabria, e le sue coste soprattutto, sono sempre state terra di nessuno. Da un versante all’altro del territorio il cemento ricopre e minaccia l’ambiente, e le bellezze naturali passano desolatamente in secondo piano. Le aree più degradate sono quelle di Soverato e del Golfo di Squillace (587 ecomostri) e la Foce del Torrente Gallico (845 ecomostri), nelle altre la densità è più bassa, ma il degrado è diffuso omogeneamente in tutto il territorio. Questa tragica situazione contrasta con il trionfalismo dei vari assessori regionali competenti per materia che negano la più elementare evidenza; tra questi non ho alcuna esitazione a includere i miei amici del centrosinistra che non si rassegnano ad ammettere che nel 2005 hanno preso in consegna una Regione dal territorio pesantemente devastato e nel 2010, alla fine della legislatura, ce l’hanno riconsegnata, né più né meno, che nelle stesse condizioni. In tutto questo sfacelo non si potrà mai affrontare seriamente un discorso di sviluppo turistico senza prima avere avviato una seria, determinata e risolutiva politica ambientale. Quello che ci ostiniamo a non capire, e su questo voglio sollecitare gli amici ambientalisti, è che la nostra regione è assolutamente la più disastrata tra tutte le pur disastrate regione del Sud, e questo per un semplice motivo che è sotto gli occhi di tutti: IL PAESAGGIO DEVASTATO. Le miriadi di costruzioni non finite che sorgono dappertutto e deturpano coste e colline hanno irrimediabilmente frantumato il sogno dello sviluppo turistico. Ma chi volete che venga ad impiantare un Club Mediterranée, un Valtur, un Hilton od uno Sheraton nel bel mezzo di quelle bidonville alla cui stregua abbiamo ridotto le nostre città ed i nostri paesi?  Vogliamo capire una volta per tutte che, come disse con lungimiranza anni addietro il giudice Roberto Pennisi, la ‘ndrangheta infettando di illegalità tutti gli strati della società ha fatto sì che i cittadini, vivendo in un contesto ambientale disastrato, perdessero definitivamente il senso del vivere civile? Roberto Pennisi, attuale sostituto procuratore nazionale antimafia, nel 1995 dichiarò infatti, testualmente, ai giornalisti (vedi Laltrareggio n.52 di Marzo 1995): “Sino a quando questa città avrà l’aspetto esteriore di un centro abitato appena sottoposto a bombardamento, e non si capirà che ciò è stato voluto ed è voluto dalla ‘ndrangheta proprio perché anche guardandosi intorno il cittadino non avesse la sensazione di essere tale, né sentisse alcuno stimolo per diventarlo, ancora una volta dovremo ripetere di aver fallito”. Pennisi in quegli anni aveva portato alla sbarra le cosche più pericolose della piana di Gioia Tauro, in un processo che nell’autunno del 1997 finì col comminare decine e decine di ergastoli confermati in appello, fu inoltre il magistrato che nel 1992 fece scoppiare la tangentopoli reggina con il famoso scandalo delle fioriere che vide protagonista l’allora sindaco Agatino Licandro; nonostante questo palmarès allora si guadagnò da parte dei riggitani la patente di “nemico di Reggio” e molte furono le voci che si levarono per stigmatizzare le sue dichiarazioni; a distanza di tanti anni, purtroppo, non possiamo far altro che confermare le sue convinzioni e prendere atto che aveva, sin da allora, compreso la nostra realtà molto meglio di tutti i politici di ieri e di oggi. Monsignor GianCarlo Bregantini, che è un altro “non calabrese” che ha capito la nostra terra molto meglio di quanto non l’abbiano capita tutti i nostri politici messi assieme, ha scritto: “Il gusto del bello è la migliore forma di antimafia”. Ecco, noi il gusto del bello l’abbiamo definitivamente perduto, quindi le nostre speranze di sviluppo, almeno in direzione turistica, sono eguali a zero! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questi presupposti lo sviluppo turistico rimarrà una mera illusione. Ci vorrebbe una rivoluzione, ma il tempo delle rivoluzioni, si sa, è definitivamente tramontato. &lt;br /&gt;Prendiamo ad esempio la situazione attuale di Reggio: se una strada si ritrova piena di buche dopo pochi mesi dalla bitumazione, ci sarà pur qualcuno al Comune che dovrà chieder conto alla ditta responsabile dei lavori?  E’ troppo chiedere che vengano alla luce le responsabilità (per errori od omissioni) di quanti, ditte appaltatrici o funzionari comunali, a vario titolo sono coinvolti in lavori pubblici che, volta per volta, si rivelano disastrosi e per nulla risolutori dei problemi che avrebbero dovuto affrontare in maniera definitiva? Le pagine dei giornali sono piene di lettere di cittadini che si lamentano per le voragini aperte sulle strade in ogni angolo della città, prima o poi qualcuno interverrà, sarà fatta la solita riparazione con conseguente spreco di denaro pubblico e dopo qualche mese il problema si ripresenterà, succede così da decenni nella generale indifferenza. La città è ridotta in condizioni pietose: strade e marciapiedi dissestati, facciate dei palazzi rustiche e quelle poche completate non in linea con il piano-colore, sporcizia dappertutto, caos e totale anarchia nel traffico automobilistico, assenza di polizia urbana sul territorio, opere pubbliche incomplete, mancanza di coordinamento tra le iniziative dei vari assessorati, troppi compari e comparelli beneficiati, spreco di denaro pubblico in iniziative a dir poco futili. Come abbiamo detto mille volte, si profonde il massimo impegno nella realizzazione di nuove opere, nelle grandi ristrutturazioni di quelle esistenti e non c’è nessuno che si preoccupi della manutenzione ordinaria. Perché invece di aprire decine di cantieri contemporaneamente, non si affrontano due o tre opere alla volta dedicando il resto delle energie alla manutenzione ed al decoro ordinario dell’esistente? Non credono i signori politici che si possa passare alla Storia anche senza tagliare un nastro ogni mese? E quando si decideranno a capire i nostri amministratori che l’unica variante ammissibile ai piani regolatori dei vari comuni, è la “Variante Caterpillar”? L’unico politico calabrese che ha avuto il coraggio di avviare un serio intervento di demolizioni è stato il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, ma la sua azione è stata contrastata e fermata anche da politici del suo stesso schieramento; demagogia e populismo vanno a braccetto con il clientelismo e una poltrona non la mette e rischio nessuno. &lt;br /&gt;Io spero che dal dibattito di stasera vengano fuori delle proposte concrete, ma non vi nascondo che comincio a temere che Reggio sia ormai condannata definitivamente a sopravvivere nel più totale degrado.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-5058690033074289520?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/5058690033074289520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/cosa-salva-reggio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5058690033074289520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5058690033074289520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/cosa-salva-reggio.html' title='COSA SALVA REGGIO?'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-627667050511788244</id><published>2011-11-06T20:00:00.001+01:00</published><updated>2011-11-06T20:10:11.530+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Intervento a Cutro presentazione libro di Pino Fabiano 05.01.11'/><title type='text'>IL LAVORO EDITORIALE E IL RECUPERO DELLE STORIE “NEGATE”</title><content type='html'>Quando ho fondato la “Città del sole edizioni” nel 1997 mi sono posto come missione quella di farne un serbatoio della memoria della nostra terra. Quello che mi interessava era l’intercettare nella società le persone, non necessariamente intellettuali di professione, che avessero delle storie da raccontare; un  esercizio che doveva essere non solo mnemonico ma anche interpretativo, una testimonianza non fredda e cronachistica ma che doveva essere accompagnata da considerazioni pertinenti, che aiutassero il lettore a meglio comprendere il contesto che l’aveva generata. Questa raccolta della memoria poteva anche essere svolta da giovani studiosi, che avrebbero potuto integrare le testimonianze con ricerche storiche d’archivio. &lt;br /&gt;Da questo metodo è nato il primo grande successo editoriale, quel “Cinque anarchici del Sud” che avrebbe lanciato la mia casa editrice nel panorama nazionale ed il suo autore, Fabio Cuzzola, nell’agone accademico. Fabio Cuzzola, nel 2001 quando uscì il libro, era un giovane docente di italiano e storia, con qualche esperienza di scrittura maturata su giornali locali, tra cui il mio “laltrareggio”. L’idea del libro nacque nell’estate del 2000 proprio in redazione; la storia dei cinque anarchici (Angelo Casile, Gianni Aricò, Franco Scordo, Luigi Lo Celso e Annalise Borth) era una storia che ha segnato la mia generazione e che tutti i reduci di quella stagione ci portavamo dentro come un lutto non elaborato. Fabio è nato nel 1969, all’epoca dei fatti aveva appena un anno, non conosceva per nulla quella storia, rimase folgorato dalla mia narrazione e passò i sei mesi successivi a scavare negli archivi, a rintracciare testimoni e parenti, a tessere le fila di una vicenda che si rilevava ogni giorno sempre più paradigmatica del contesto storico in cui si era svolta. Come mirabilmente ha scritto Tonino Perna nella prefazione del libro: “Una storia, tante storie che non si possono perdere senza perdere una parte di noi stessi e della memoria storica della città di Reggio che in quell’anno fatale viveva uno dei momenti più contraddittori e drammatici della sua storia. Si sono scritti tanti volumi sulla città dei Boia chi molla, ci si è divisi tra denigratori e nostalgici di quella rivolta, senza capire fino in fondo quella che è stata l’ultima grande lotta popolare del nostro Mezzogiorno, la prima lotta etnica di un ciclo di lotte e guerre che hanno insanguinato gli ultimi trent’anni del XX secolo. I giovani anarchici reggini stavano dentro quella contraddizione, tra le ragioni popolari della rivolta e la sua strumentalizzazione, tra rivoluzione e reazione, tra bisogno popolare di protagonismo e trame nere che ne hanno determinato la cifra. Stavano tra la gente cercando di capire, di interpretare, di portare il loro contributo. Avevano perfettamente capito che eravamo di fronte a quello che in geometria analitica si chiama punto di flesso, una fase di passaggio delicata, confusa e contraddittoria.” Mi preme sottolineare come tra le righe della prefazione di quel libro, si sia giunti a completare una fase di sdoganamento della Rivolta di Reggio Calabria (passata nell’immaginario collettivo come “rivolta fascista”) da parte di un prestigioso intellettuale di sinistra, quale il prof. Tonino Perna; tale fase era stata avviata tre anni prima da un altro grande intellettuale di sinistra, il prof. Pasquale Amato, nel libro “Reggio capoluogo morale”, (uscito nel luglio 1998) che inaugurava la fortunata collana “I tempi della storia” della mia casa editrice. Amato, a ventotto anni dalla Rivolta, ha riletto quegli eventi collegandoli alle onde di lunga durata della Storia. Ha ricostruito i fatti per grandi linee e dalla parte del popolo, facendo ricorso alle più brillanti cronache degli inviati speciali nella Guerra di Reggio. E ha compiuto una lucida e acuta analisi su cause ed effetti penetrando nel cuore della verità con un linguaggio talora crudo, ma sempre scarno e immediato. Ne è scaturito un lavoro ricco di spunti interpretativi originali, inedito e controcorrente rispetto ai luoghi comuni su Reggio in generale e sulla Rivolta in particolare. Amato ha ribaltato quei luoghi comuni, rigettandoli oppure reinterpretandoli in chiave positiva. Ha elaborato nuovi parametri di lettura della storia della città più antica della Calabria e della sua provincia, allargando l’orizzonte di osservazione ai suoi quasi tremila anni di storia. Ha evidenziato peculiarità e continuità che ne hanno segnato il cammino di “città libera e ribelle”, difficile da governare e ancora più difficile da sottomettere. Una città che ha imparato a convivere con la sindrome da terremoto ed è stata capace di dare il meglio di sé quando tutto e tutti la davano per finita. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Arrivando ai giorni nostri (ed all’argomento di quest’incontro), ho naturalmente colto con grande entusiasmo la proposta di Pino Fabiano di riportare alla luce la figura di un grande rivoluzionario del Sud, quale è stato senza ombra di dubbio Rosario Migale. Non mi soffermerò su questo personaggio perché lo faranno certamente i relatori che interverranno a questa serata, io desidero solo sottolineare la qualità del dibattito che è scaturita la sera della prima presentazione del libro lo scorso 5 gennaio a Cutro, città natale di Migale. L’intervento più appassionato e incisivo è stato quello di un altro grande rivoluzionario del crotonese, Ciccio Caruso che purtroppo è scomparso un mese fa. Ciccio era come al solito vivace, anche se provato da una forte influenza; intervenendo nel dibattito, in quello che, probabilmente, è stato l’ultimo discorso pubblico della sua lunga vita, si è prodotto con veemenza in una difesa d’ufficio del suo PCI che, negli interventi che avevano preceduto il suo, era stato piuttosto bistrattato. Quella sera si parlava di una storica figura della sinistra di Cutro (quale è stato appunto Migale), che più di una volta era entrato in rotta di collisione con il PCI che, com’è noto, mal tollerava le deviazioni estremistiche dei suoi militanti. Da più parti si era parlato di un Partito rigido nella difesa di posizioni che di rivoluzionario avevano ben poco e di una carenza di democrazia al proprio interno; Ciccio, avendo percepito che queste posizioni avevano certamente un che di preconcetto, si era prodigato a descrivere al folto pubblico presente quello che secondo lui era stato veramente il PCI ed aveva ricordato come in settant’anni di attività, i suoi militanti avessero dato prova di enorme capacità amministrativa condita da abnegazione e, soprattutto, estrema onestà. Aveva parlato della grande epopea delle regioni rosse che ancora oggi costituiscono un insuperabile modello di efficienza e correttezza amministrativa e della grande leva di sindaci e amministratori comunisti che avevano fatto rialzare la testa alle città italiane dopo anni di malgoverno; ha ricordato ai presenti, tra cui per fortuna molti giovani, i grandi risultati che l’idea e l’azione comunista hanno prodotto a beneficio di tutta l’umanità: il riscatto delle masse diseredate l’affermazione della dignità dei lavoratori e del principio di uguaglianza, la fine delle discriminazioni sociali di ogni tipo e dello sfruttamento come sistema. Ho trovato l’intervento di Ciccio di quella sera ampiamente condivisibile, oggi, infatti, quelli sembrano tutti dei diritti acquisiti e sacrosanti, chiunque ne beneficia con la massima naturalezza, nessuno osa metterli in discussione e non c’è parte politica che non li includa nei propri programmi e non ne proclami la difesa. Appena un secolo fa tutto ciò era utopia ed il Manifesto del Partito Comunista sembrava l’immaginifico delirio di un sognatore pazzo. E’ naturale che la dirompente idea Comunista abbia suscitato una reazione di forte intensità nei poteri interessati a mantenere i loro privilegi; tale lotta è stata titanica ed ha imperversato per tutto il ventesimo secolo e, indubbiamente ha visto la sconfitta del Comunismo, ma nessuno si è mai sognato di mettere in discussione o di considerare azzerati i risultati ottenuti dal lavoro dell’azione dei Comunisti in tutto il mondo.&lt;br /&gt; E’ questo il punto: ci siamo avviati verso il nuovo secolo forti dei successi ottenuti da una grande idea (la più grande mai prodotta da una mente umana), ma la rinneghiamo in ossequio alle nuove tendenze post-ideologiche e globalizzanti.&lt;br /&gt; Le stesse tanto vituperate esperienze del cosiddetto “Socialismo reale”, che hanno traghettato direttamente i Paesi in cui hanno operato dal feudalesimo degli zar al ventesimo secolo, hanno dimostrato la forza dell’idea Comunista: la capacità di realizzare in meno di 50 anni quello che le grandi democrazie Europee avevano impiegato 5 secoli a raggiungere. Oggi tutti i Paesi dell’Est giunti alla cosiddetta “democrazia” rimpiangono i successi ed il prestigio che i regimi Comunisti avevano loro conferito e, ad ogni tornata elettorale nonostante le provocazioni ed i condizionamenti della Nato, si riafferma chiaro il desiderio delle popolazioni di riaffidare i governi alle forze comuniste.&lt;br /&gt; Ed in tutto questo scenario cosa fanno i Comunisti rimasti? Continuano a praticare masochisticamente lo sport che hanno sempre preferito: autodistruggersi alimentando conflitti intestini.&lt;br /&gt; La grande tragedia del Comunismo sta proprio in questo, il percorso è tracciato nettamente nel suo Dna, ogni nuovo leader deve affermarsi annientando quello che l’ha preceduto; in Unione Sovietica dalla grandezza di Lenin alla tragica incoscienza di Gorbaciov; in Italia fatte le debite proporzioni, dalla lucidità di Gramsci alla follia tragicomica di Occhetto e Veltroni; è stato tutto un susseguirsi di assurde delegittimazioni che hanno prodotto l’autoannientamento dell’idea Comunista. E’ fondamentale pertanto, riportare alla luce e consegnare alla storia l’azione di personaggi come Rosario Migale, fulgido esempio di una generazione di militanti che hanno fatto dell’impegno politico la cifra distintiva della loro vita, arrivando a trascurare gli affetti familiari e qualunque altro interesse privato.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-627667050511788244?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/627667050511788244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/il-lavoro-editoriale-e-il-recupero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/627667050511788244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/627667050511788244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/il-lavoro-editoriale-e-il-recupero.html' title='IL LAVORO EDITORIALE E IL RECUPERO DELLE STORIE “NEGATE”'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-9046914907996458600</id><published>2011-11-06T19:57:00.002+01:00</published><updated>2011-11-06T20:09:37.857+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Intervento al Convegno Agorà 01.2011'/><title type='text'>LA RIVOLTA DI REGGIO NEL LAVORO E NELLA MEMORIA DI UN EDITORE</title><content type='html'>Quando ho fondato la “Città del sole edizioni” nel 1997 mi sono posto come missione quella di farne un serbatoio della memoria della nostra terra. Quello che mi interessava era l’intercettare nella società le persone, non necessariamente intellettuali di professione, che avessero delle storie da raccontare; un esercizio che doveva essere non solo mnemonico ma anche interpretativo, una testimonianza non fredda e cronachistica ma che doveva essere accompagnata da considerazioni pertinenti, che aiutassero il lettore a meglio comprendere il contesto che l’aveva generata. Questa raccolta della memoria poteva anche essere svolta da giovani studiosi, che avrebbero potuto integrare le testimonianze con ricerche storiche d’archivio. &lt;br /&gt;Da questo metodo è nato il primo grande successo editoriale, quel “Cinque anarchici del Sud” che avrebbe lanciato la mia casa editrice nel panorama nazionale ed il suo autore, Fabio Cuzzola, nell’agone accademico. Fabio Cuzzola, nel 2001 quando uscì il libro, era un giovane docente di italiano e storia, con qualche esperienza di scrittura maturata su giornali locali, tra cui il mio “laltrareggio”. L’idea del libro nacque nell’estate del 2000 proprio in redazione; la storia dei cinque anarchici (Angelo Casile, Gianni Aricò, Franco Scordo, Luigi Lo Celso e Annalise Borth) era una storia che ha segnato la mia generazione e che tutti i reduci di quella stagione ci portavamo dentro come un lutto non elaborato. Fabio è nato nel 1969, all’epoca dei fatti aveva appena un anno, non conosceva per nulla quella storia, rimase folgorato dalla mia narrazione e passò i sei mesi successivi a scavare negli archivi, a rintracciare testimoni e parenti, a tessere le fila di una vicenda che si rilevava ogni giorno sempre più paradigmatica del contesto storico in cui si era svolta. Come mirabilmente ha scritto Tonino Perna nella prefazione del libro: “Una storia, tante storie che non si possono perdere senza perdere una parte di noi stessi e della memoria storica della città di Reggio che in quell’anno fatale viveva uno dei momenti più contraddittori e drammatici della sua storia. Si sono scritti tanti volumi sulla città dei Boia chi molla, ci si è divisi tra denigratori e nostalgici di quella rivolta, senza capire fino in fondo quella che è stata l’ultima grande lotta popolare del nostro Mezzogiorno, la prima lotta etnica di un ciclo di lotte e guerre che hanno insanguinato gli ultimi trent’anni del XX secolo. I giovani anarchici reggini stavano dentro quella contraddizione, tra le ragioni popolari della rivolta e la sua strumentalizzazione, tra rivoluzione e reazione, tra bisogno popolare di protagonismo e trame nere che ne hanno determinato la cifra. Stavano tra la gente cercando di capire, di interpretare, di portare il loro contributo. Avevano perfettamente capito che eravamo di fronte a quello che in geometria analitica si chiama punto di flesso, una fase di passaggio delicata, confusa e contraddittoria.” Mi preme sottolineare come tra le righe della prefazione di quel libro, si sia giunti a completare una fase di sdoganamento della Rivolta da parte di un prestigioso intellettuale di sinistra, quale il prof. Tonino Perna; tale fase era stata avviata tre anni prima da un altro grande intellettuale di sinistra, il prof. Pasquale Amato, nel libro “Reggio capoluogo morale”, (uscito nel luglio 1998) che inaugurava la fortunata collana “I tempi della storia” della mia casa editrice. Amato, a ventotto anni dalla Rivolta, ha riletto quegli eventi collegandoli alle onde di lunga durata della Storia. Ha ricostruito i fatti per grandi linee e dalla parte del popolo, facendo ricorso alle più brillanti cronache degli inviati speciali nella Guerra di Reggio. E ha compiuto una lucida e acuta analisi su cause ed effetti penetrando nel cuore della verità con un linguaggio talora crudo, ma sempre scarno e immediato. Ne è scaturito un lavoro ricco di spunti interpretativi originali, inedito e controcorrente rispetto ai luoghi comuni su Reggio in generale e sulla Rivolta in particolare. Amato ha ribaltato quei luoghi comuni, rigettandoli oppure reinterpretandoli in chiave positiva. Ha elaborato nuovi parametri di lettura della storia della città più antica della Calabria e della sua provincia, allargando l’orizzonte di osservazione ai suoi quasi tremila anni di storia. Ha evidenziato peculiarità e continuità che ne hanno segnato il cammino di “città libera e ribelle”, difficile da governare e ancora più difficile da sottomettere. Una città che ha imparato a convivere con la sindrome da terremoto ed è stata capace di dare il meglio di sé quando tutto e tutti la davano per finita. Una città che assieme alla sua provincia è stata straordinariamente prolifica di poeti e scrittori, pittori e scultori, musicisti e stilisti, filosofi e giuristi, storici e critici letterari. Figure che fioriscono in ambienti caratterizzati da una vivace dialettica di idee, fonte di creatività artistica e di diffuso senso critico. In sostanza, per Amato l’onda di lunga durata di Reggio consiste nell’aver conservato nel suo Dna le peculiarità della polis più ateniese della Magna Grecia. Non per caso Reghion fu la più coerente alleata di Atene fra i Greci d’Occidente. Scrive Amato testualmente: “Spesso i leaders e i partiti politici non vogliono fare i conti con le onde lunghe della storia e con le influenze che esercitano sui popoli. Oppure ritengono presuntuosamente di poterle annullare o esorcizzare col semplice esercizio cinico del potere. Invece, quando meno se le aspettano, quelle onde tornano e sconvolgono manovre occulte e patti osceni. E’ stato il caso di Reggio, della sua rivolta inaspettata, della sua rivincita di questo fine secolo… E’ la rivincita della storia… che… ha la forza della memoria collettiva propria e degli altri. Quella memoria che crea e alimenta la civiltà”.&lt;br /&gt;Nel luglio del 2000, in occasione del 30°anniversario della Rivolta, sono riuscito, grazie alla disponibilità degli eredi del compianto Luigi Malafarina ed all’amicizia degli altri due autori (nonché colleghi giornalisti) Franco Bruno e Santo Strati, a ripubblicare quella che è unanimemente riconosciuta come l’opera fondamentale sulla Rivolta, quella dalla quale nessun ricercatore e studioso ha mai potuto (e mai potrà) prescindere, il monumentale “Buio a Reggio”.  La grandezza dell’opera risiede proprio nella matrice culturale e nella formazione professionale dei suoi autori, tre grandi giornalisti appunto, che hanno avuto l’acume di ricostruire e fissare gli eventi, selezionando e raccogliendo i reportages dei più importanti giornalisti italiani e stranieri inviati a Reggio da tutte le testate. “Buio a Reggio” era stato pubblicato in prima edizione nel 1971 dalla casa editrice “Parallelo 38”, fondata da un illustre intellettuale e politico recentemente scomparso, l’on. Giuseppe Reale; mi piace ricordare la grande signorilità con la quale mi concesse la liberatoria per la riedizione dell’opera, nonostante io fossi stato molto critico, dalle pagine de “laltrareggio”, verso il breve periodo, otto mesi nel 1993, in cui fu sindaco di Reggio. Aldilà degli aspetti politici, bisogna riconoscere che Giuseppe Reale fu un vero e proprio mecenate della cultura cittadina, ospitando tra le sue collane editoriali molti studiosi reggini che prima d’allora non avevano avuto la possibilità di pubblicare i propri lavori. Sempre nel luglio 2000, convinsi l’editore de “Il Domani della Calabria”, il catanzarese Guido Talarico, a celebrare il trentennale della Rivolta con una serie di venti inserti quotidiani, che uscirono dal 13 luglio al 9 agosto nelle pagine centrali del giornale. L’operazione andò in porto grazie anche al direttore dell’epoca, il reggino Domenico Morace, che dopo lunghi anni di prestigiosi incarichi professionali (tra i quali la direzione de “Il Corriere dello Sport” e del “Guerin Sportivo”), si convinse a tornare in Calabria. L’esperienza fu breve ma esaltante, e coincise con un periodo di grandi successi per il quotidiano catanzarese; purtroppo però, l’editore Talarico, pur capace e volenteroso, non aveva la solidità economica per garantire a Morace una squadra redazionale all’altezza della suo valore e lo costrinse alle dimissioni proprio in quei giorni. Morace mi affidò la responsabilità dell’inserto ed io chiesi ed ottenni che mi venisse affiancata la bravissima Daniela Pellicanò, anch’essa cresciuta professionalmente tra le pagine de “laltrareggio”. Daniela ed io confezionammo gli inserti attingendo a materiali presenti nell’emeroteca della mia famiglia, riproducendo volantini e manifesti custoditi in originale. La ricostruzione cronologica degli eventi era affiancata dai commenti degli inviati dell’epoca e da numerose testimonianze; pezzo forte fu un’intervista di Adele Cambria a Giacomo Mancini, che avevo scovato tra le pagine di una rivista semiclandestina della sinistra extraparlamentare (“Alternativa” del 14 febbraio 1971, anno 1° numero 1), in quell’occasione Mancini aveva cercato di giustificare il suo operato, descrivendo mirabilie del 5° Centro siderurgico che si sarebbe rivelato, invece, una colossale bufala; ne venne fuori l’impietosa immagine del classico politico provinciale interessato esclusivamente agli interessi del suo collegio elettorale, che sciorinava senza pudore incomprensibili motivazioni nel più bieco stile politichese. Adele fu bravissima a stanare, da sinistra, un politico di primo piano del centro-sinistra nazionale, che era diventato il giusto bersaglio dei rivoltosi. Nell’editoriale apparso nel ventesimo e ultimo numero dell’inserto, Daniela Pellicanò, tirando le fila del lavoro, stigmatizzava il fatto che i commenti apparsi sui giornali in quei giorni, in occasione appunto del trentesimo anniversario, non riuscivano ancora ad inquadrare la rivolta nella giusta luce, al contrario, invece, alcuni interventi di autorevoli giornalisti dell’epoca si erano dimostrati acuti e lungimiranti; citava questa mirabile considerazione di Franco Rosati, apparsa nel 1971 sulla rivista “Il Cavour” (badate bene, una rivista regionale piemontese): “E non è soltanto una rivolta campanilistica… E’ la rivolta contro un sistema che vede i partiti arbitri di tutto ma perennemente impegnati a non risolvere i problemi del popolo italiano, ma a condizionarsi a vicenda, perduti e divisi in mille rivoli di correnti, tutte occupate in giochi di potere e tra congressi, riunioni, convegni, più o meno segreti, tra questa e quella elezione, tra questa e quella scadenza, tra una riforma usata ed un’altra inventata, infischiarsene altamente del bene dei cittadini e delle loro necessità. E’ la rivolta contro le ingiustizie, le prepotenze, le partigianerie dei nuovi feudatari… E’ una rivolta morale”.  &lt;br /&gt;E’ incredibile l’attualità di queste parole ed è drammatico il costatare come nulla sia cambiato da allora; suona beffarda, alle nostre orecchie contemporanee, questa definizione di “rivolta morale”, delineate le proporzioni, oggi appare più necessaria una vera e propria rivoluzione.&lt;br /&gt;Nell’agosto 2005 pubblicai il lavoro di Antonino Stillittano “Reggio capoluogo: fu vero scippo?”. Nino, grande dirigente del PCI, oggi ultranovantenne, mantiene ancora la rigida posizione del Partito dell’epoca, considera la rivolta “causa dell’involuzione politica della nostra provincia” e non transige sul suo carattere fascista; ma ha l’onestà intellettuale di ammettere che l’atteggiamento tenuto dal PCI reggino durante i fatti di Reggio, fu determinato dalla subalternità del gruppo dirigente reggino verso i compagni delle altre due province, ed arriva ad attribuirne la causa a: “L’imperante centralismo democratico che condizionava ogni decisione degli organismi periferici a scapito di gravi sanzioni disciplinari nei riguardi di coloro i quali osavano mettere in discussione quanto gli organismi centrali avevano deciso.” Ed ancora: “Non era un mistero per nessuno la subalternità del gruppo dirigente reggino verso i compagni delle altre due province, sia per il loro passato politico sia anche per la preparazione culturale e politica, ivi compresa la posizione economica di alcuni di loro (sic)… questi compagni esercitavano una tale influenza su noi reggini… da porci, durante le discussioni politiche e le decisioni da prendere, quasi in uno stato d’inferiorità psicologica…”. Più politica ed elaborata risulta invece l’analisi di un altro grande dirigente del PCI, Tommaso Rossi, che, nel dicembre del 2005, ha pubblicato con la mia casa editrice la sua appassionata autobiografia “Il lungo cammino”. Il capitolo dedicato alla rivolta è sofferto ma lucido, Rossi non ha difficoltà ad ammettere che mentre “fuori si cominciava a sparare, in Federazione si discuteva di cose interne. Ci sfuggiva per intero la percezione di quel che stava per accadere in città, un segno del nostro distacco.” La sua teoria è netta: “Se, dunque, è vero che nel PCI si manifestarono ritardi di elaborazione è tuttavia evidente che una lettura attenta degli avvenimenti e della loro successione non consente di poter affermare che in quella situazione la sinistra ed il PCI potessero assumere una posizione diversa da quella che, dopo un dibattito travagliato nella Federazione reggina, si scelse di seguire. La rivolta, aldilà dei suoi contenuti specifici, si inseriva in una sequenza di avvenimenti che andavano dai tentativi eversivi e golpisti dell’estrema destra, dall’attacco all’Istituzione regionale da parte del MSI, sino alle prove di mobilitazione violenta effettuate qualche mese prima proprio a Reggio da Valerio Borghese. Una rivendicazione che apparteneva al senso comune dei reggini, veniva utilizzata per inserirla in un disegno più generale di attacco allo Stato democratico. Si era, ormai, determinata una situazione in cui le forze della destra eversiva avevano acquisito tutti gli strumenti per accrescere il consenso attorno alle loro parole d’ordine di esaltazione della ideologia del capoluogo. Mi limito, dunque, di fronte alla tendenza che si manifesta anche a sinistra, di una rilettura critica delle posizioni del PCI e del PSI, a rilevare che sarebbe stato impossibile assumere un atteggiamento diverso… Rimango fortemente convinto che gli errori del PCI non furono certo quelli di aver preso le distanze da una rivolta che aveva le caratteristiche di un movimento eversivo e municipalistico, ma furono altri. Le elezioni regionali, che arrivarono con ventidue anni di ritardo rispetto alla promulgazione della Costituzione, non erano state accompagnate da una adeguata preparazione politica. Non ci fu in sostanza, nell’impostazione della campagna elettorale, la necessaria sottolineatura del valore dirompente che l’Istituto Regionale avrebbe dovuto assumere per spezzare lo schema dello Stato centralizzato, soprattutto nella realtà del Mezzogiorno; dell’importanza che l’autogoverno avrebbe avuto nel processo di crescita economica e sociale in una realtà come quella calabrese. Mancò in sostanza la spinta necessaria alla formazione di una cultura regionalistica. In conseguenza di ciò si accentuò il fenomeno municipalista e il prevalere dei cento campanili.” Ed infine l’amarissima chiosa: “Quegli errori non solo crearono un terreno favorevole all’esplosione dei fatti di Reggio, ma crearono anche il presupposto per la costruzione di una Regione fondata sui vecchi vizi dello Stato accentratore, il prevalere di una concezione burocratica e clientelare che ha rappresentato e rappresenta tuttora il principale ostacolo alla crescita economica e sociale della Calabria.” Tommaso Rossi è un fine politico e la sua analisi è perfettamente in linea con l’alta concezione che il PCI aveva della politica e della società, ma quel che appare difficile negare è che quella politica ottenne l’effetto di allontanare la base popolare dal partito (vedi le centinaia di tessere strappate in piazza) e di consegnare la città alla destra e al degrado per oltre un ventennio. Il PCI, secondo il mio parere, avrebbe dovuto trovare il modo di blandire la folla (direi leninisticamente), assecondando la schietta anima popolare della rivolta per poi indirizzarla sapientemente verso obiettivi più realistici e concreti del “pennacchio” del capoluogo. Bollare sin dall’inizio la rivolta come fascista, fu un errore fatale che finì per realizzare nell’immaginario collettivo un riscatto della figura dei fascisti, che assunsero automaticamente il ruolo di paladini del popolo reggino. L’azzeramento dell’azione civile e sociale dei partiti di sinistra, determinò inoltre il più grande e devastante effetto negativo della rivolta: il ventennio 1970/90 che vide la città precipitare nel degrado, nel caos e nell’anarchia, dai quali sarebbe poi uscita con la primavera di Italo Falcomatà. Purtroppo però gli effetti negativi avevano inquinato la base strutturale della società, per cui fu sufficiente la drammatica e nefasta uscita di scena del sindaco (nel dicembre 2001) a far riprecipitare la città nell’incubo del degrado e della corruzione. &lt;br /&gt;Sulla rivolta si è anche soffermato il decano dei giornalisti reggini, Antonio La Tella, nel suo libro autobiografico “Taccuino segreto” pubblicato nel dicembre 2006. La Tella, che era molto vicino a Ciccio Franco, mantiene una posizione “ortodossa” sulla rivolta, che lui ha vissuto in primo piano come giornalista de “Il Tempo” e consigliere di gran parte dei politici (anche nazionali) presenti sulla scena, il suo libro è infarcito di aneddoti gustosi e particolari inediti ed è un esempio di fine scrittura. Per concludere questo excursus sulle pubblicazioni della mia casa editrice sulla Rivolta di Reggio, arriviamo all’ultimo nato: “Fuori dalle barricate, foto racconto della rivolta di Reggio”, uscito nel luglio 2010, in cui un ormai navigatissimo Fabio Cuzzola è affiancato da una giovane e brillante esordiente, Valentina Confido. Il libro, uscito in piena fase di celebrazione del 40° anniversario, ha l’intento squisitamente didattico di spiegare ai giovani la storia di quegli anni e lo scopo, chiaramente espresso dal titolo, di eliminare definitivamente quelle “barricate” che furono abbattute dai carri armati dello Stato solo materialmente, ma “rimasero erette idealmente contro tutto e tutti dopo il biennio 70-80 e che relegarono Reggio nel dimenticatoio” come scrive Cuzzola nella sua postfazione.    &lt;br /&gt;La mia età, ahimè, mi consente di fornire anche delle testimonianze dirette su quegli anni, sono testimonianze che riguardano la vita quotidiana sotto la rivolta e le difficoltà che si incontravano quotidianamente per espletare le varie attività. Uno dei ricordi più vividi è quello dei vari giornalisti e inviati che frequentavano assiduamente l’agenzia di distribuzione stampa “Granillo &amp; Arcidiaco”, gestita da mio padre in società con Oreste Granillo. Io vi passavo gran parte delle mie giornate anche perché la scuola che frequentavo (il liceo scientifico “A.Volta” che, appena sorto da una costola del “Vinci”, era insediato nel vecchio edificio del collegio “San Prospero”) era stata requisita e adibita a caserma per i celerini. Era, per me, l’anno della maturità da ottobre 1970 a luglio 1971; inutile dire che il decorso degli studi fu abbastanza tormentato e particolare. Ci riunivamo a gruppi ed andavamo a casa dei professori più disponibili per organizzare delle vere e proprie lezioni clandestine. I pochi mesi in cui l’edificio fu sgombero, per recarsi a scuola bisognava sfidare l’ostilità degli “scioperanti”; andare in giro con i libri sottobraccio equivaleva ad essere classificato “crumiro comunista” e si rischiava seriamente il pestaggio. La sede dell’agenzia era al pianterreno della mia casa, in via Gaeta angolo via Nino Bixio; era una zona calda, a due passi dal ponte Calopinace, dove era stata alzata una delle barricate più strategiche, e delle sedi dell’Inail e delle Poste-ferrovie che venivano assaltate e incendiate un giorno sì e l’altro pure. Il lavoro cominciava alle quattro del mattino quando arrivavano i quotidiani per la distribuzione; i giornalisti arrivavano alle prime luci dell’alba per ritirare i plichi con le copie omaggio a loro destinate. I più assidui erano Luciano Lombardi della Rai e Bruno Tucci del Messaggero, mentre Giorgio Pisanò, direttore del Candido, aveva praticamente fatto dell’agenzia la sede della sua redazione. Pisanò era un personaggio irruento, reso ancora più tracotante dall’inaspettato grande successo di vendita del suo giornale, che era diventato l’organo ufficiale della rivolta. Me lo ricordo assistere impaziente allo scarico dei pacchi di giornali dalle motoapi, ne afferrava uno e lo apriva e poi cominciava a sfogliare una copia percorrendo a grandi falcate tutto il locale. Computer e fax erano aldilà da venire e quindi il risultato del tuo lavoro lo potevi vedere soltanto quando ti arrivava il giornale in mano. Le urla e le imprecazioni si sprecavano alla scoperta di inevitabili imperfezioni e refusi! Mio padre lo tollerava sornione, non avrebbe mai permesso a nessuno (nemmeno al suo socio) di urlare in casa sua, ma Pisanò in quei giorni era pur sempre il nostro miglior fornitore… E pensare che i primi giorni della rivolta la nostra situazione era stata a dir poco drammatica, moltissime volte avevamo subito irruzioni minacciose ed eravamo stati costretti a consegnare i pacchi dei giornali (l’Unità e l’Avanti in primis) che poi venivano bruciati in piazza Italia; una delle prime sere mia madre era rimasta atterrita con il telefono in mano, minacciavano di bruciare la nostra casa e l’agenzia se avessimo distribuito l’indomani la Gazzetta del Sud. All’inizio della rivolta, infatti, la Gazzetta si era dimostrata molto critica nei confronti dei rivoltosi; fu sufficiente quella sera una telefonata a Messina di mio padre, che buttò giù dal letto l’editore (il mitico Uberto Bonino), a trasformare sulle colonne del giornale i “teppisti” in “eroico popolo reggino”. Quando mio padre me lo consentiva, saltavo sul furgone rosso e accompagnavo gli operai al “Cippo” alle quattro del mattino; ci posizionavamo sul molo con i fari accesi rivolti verso il mare, per indicare l’approdo al barcone che trasportava da Messina le copie della Gazzetta. Lo Stretto, infatti, era bloccato e quello era l’unico modo per fare arrivare la Gazzetta. Gli altri giornali, quotidiani e periodici, arrivavano con i treni fino a Villa San Giovanni ed andavamo a ritirarli con i nostri mezzi, che superavano le barricate grazie al classico “obolo” della benzina per rifornire le “Molotov”. Bisogna anche dire che i rivoltosi si erano fatti furbi e avevano capito che era meglio non mettersi contro la stampa; allora, televisione significava solo i due canali della Rai, che naturalmente non era affatto tenera, quindi una certa indulgenza e comprensione da parte della carta stampata erano fattori preziosi e indispensabili. Una mattina rischiai seriamente di essere arrestato, avevamo appena finito la distribuzione dei quotidiani ed avevo come al solito le mani annerite dall’inchiostro. In agenzia non c’era acqua nei bagni per un guasto ed i fazzolettini umidi non erano stati ancora inventati, fui costretto ad uscire con le mani sporche. Alla fine del Corso Garibaldi, a cento metri dall’agenzia, c’era (e c’è ancora oggi) il Rio Bar, finito il lavoro mi recavo tutte le mattine a fare colazione, ma quel giorno avevo le mani sporche… Girato l’angolo mi imbattei in una pattuglia di celerini, si stavano recando verso la “Repubblica di Sbarre” pronti ad affrontare e superare la barricata del Calopinace che era piuttosto vulnerabile; contrariamente a quella del ponte di San Pietro non era, infatti, in muratura, ma elevata con materiale “mobile”. Sciaguratamente a uno dei celerini saltò agli occhi il colore “nerofumo” delle mie mani, si convinse che avevo combinato qualcosa (dalle mani sporche credevano di intuire che avevi lanciato pietre o partecipato ad azioni di guerriglia) e fece per afferrarmi, io istintivamente cominciai a correre ed urlare e per fortuna attirai l’attenzione di mio padre che si stava recando a sua volta al bar con alcuni dipendenti; per fortuna anche loro avevano le mani sporche e l’equivoco fu chiarito.&lt;br /&gt;Mi trovavo, per forza di cose, invischiato nella rivolta ma ideologicamente ne ero lontano anni luce. Il 26 settembre del 1970 erano morti i cinque anarchici e quella vicenda mi aveva segnato profondamente. Non sono stato anarchico nemmeno da adolescente, l’età in cui, forse, sarebbe giusto esserlo; eppure quei ragazzi, soprattutto Angelo Casile, esercitavano su di me una forte attrazione. Angelo aveva un’espressione mite, dolce e sognante; a due passi da casa mia, alla fine della Via Nino Bixio, quasi a ridosso dell’argine del Calopinace, c’era il suo studio d’artista in un cantinato buio e umido. Quando lo vedevo emergere dalla grata che chiudeva l’ingresso, ammiravo con invidia i suoi lunghi capelli neri e gli rivolgevo un cenno di saluto che mi ricambia cordialmente, poi, mentre lui percorreva la strada a grandi falcate, nonostante la poliomelite l’avesse reso claudicante, speravo ardentemente che mio padre non l’avesse visto; i suoi commenti feroci su quello “sbandato capellone anarchico” mi ferivano profondamente ed acuivano il forte conflitto in corso tra di noi. Di Gianni Aricò, invece, non avevo una gran concetto; lo trovavo arrogante e sprezzante, anche perché, quando ci incontravamo, non mancava di sottolineare la mia condizione di “piccolo-borghese figlio di papà”.        &lt;br /&gt;Offesa più grave per me, che già da allora mi sentivo comunista fino al midollo, non poteva esserci. &lt;br /&gt;Quando arrivò la notizia dell’incidente mortale rimasi profondamente colpito anche dall’indifferenza della città; tutti noi di sinistra non nutrivamo alcun dubbio sulla natura dell’evento, ma non avevamo alcun mezzo, oltre a qualche volantino ciclostilato diffuso clandestinamente, per manifestare le nostre convinzioni. “Se la sono cercata”era il motivo ricorrente dei commenti in città, una città affogata nei pregiudizi e sopraffatta dalla violenza, incapace di riconoscere le qualità dei suoi figli migliori. Io, che ancora non avevo elaborato il lutto per la morte di Che Guevara (9 ottobre 1967, appena iniziato il 2° liceo), mi ritrovavo ancora una volta al cospetto della morte ingiusta. Per fortuna, in mezzo a quello sfacelo, arrivavano le fantastiche notizie dal Cile, dove Salvador Allende aveva appena avviato il governo di “Unidad popular” concretizzando una grande speranza della sinistra mondiale. La sera, chiuso nella mia stanza con mio fratello Luciano, con una mano un fazzoletto bagnato sugli occhi per attenuare gli effetti dei lacrimogeni e con l’altra una radiolina all’orecchio, ascoltavo le notizie che arrivavano dal Cile e fantasticavo sul “sol dell’avvenir”, come se Santiago fosse dietro l’angolo. Ancora altre disillusioni e tragedie sarebbero dovute arrivare e le mie disfatte ideologiche non avrebbero avuto mai fine.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-9046914907996458600?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/9046914907996458600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/la-rivolta-di-reggio-nel-lavoro-e-nella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/9046914907996458600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/9046914907996458600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/11/la-rivolta-di-reggio-nel-lavoro-e-nella.html' title='LA RIVOLTA DI REGGIO NEL LAVORO E NELLA MEMORIA DI UN EDITORE'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4801493121308586552</id><published>2011-04-16T08:37:00.004+02:00</published><updated>2011-11-06T19:56:32.506+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi ospiti'/><title type='text'>NON C'E' PIU' TEMPO di ALBERTO ASOR ROSA</title><content type='html'>Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia? La risposta è decisiva anche per lo svolgimento successivo del discorso. Riformulo più circostanziatamente la domanda: quel che sta accadendo è frutto di una lotta politica «normale», nel rispetto sostanziale delle regole, anche se con qualche effetto perverso, e tale dunque da poter dare luogo, nel momento a ciò delegato, ad un mutamento della maggioranza parlamentare e dunque del governo?&lt;br /&gt;Oppure si tratta di una crisi strutturale del sistema, uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta «sovranità popolare», la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di «pubblico» (scuola, giustizia, forze armate, forze dell'ordine, apparati dello stato, ecc.), e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile (o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile) uscire?&lt;br /&gt;Io propendo per la seconda ipotesi (sarei davvero lieto, anche a tutela della mia turbata tranquillità interiore, se qualcuno dei molti autorevoli commentatori abituati da anni a pietiner sur place, mi persuadesse, - ma con seri argomenti - del contrario). Trovo perciò sempre più insensato, e per molti versi disdicevole, che ci si indigni e ci si adiri per i semplici «vaff...» lanciati da un Ministro al Presidente della Camera, quando è evidente che si tratta soltanto delle ovvie e necessarie increspature superficiali, al massimo i segnali premonitori, del mare d'immondizia sottostante, che, invece d'essere aggredito ed eliminato, continua come a Napoli a dilagare.&lt;br /&gt;Se le cose invece stanno come dico io, ne scaturisce di conseguenza una seconda domanda: quand'è che un sistema democratico, preoccupato della propria sopravvivenza, reagisce per mettere fine al gioco che lo distrugge, - o autodistrugge? Di esempi eloquenti in questo senso la storia, purtroppo, ce ne ha accumulati parecchi.&lt;br /&gt;Chi avrebbe avuto qualcosa da dire sul piano storico e politico se Vittorio Emanuele III, nell'autunno del 1922, avesse schierato l'Armata a impedire la marcia su Roma delle milizie fasciste; o se Hinderburg nel gennaio 1933 avesse continuato ostinatamente a negare, come aveva fatto in precedenza, il cancellierato a Adolf Hitler, chiedendo alla Reichswehr di far rispettare la sua decisione?&lt;br /&gt;C'è sempre un momento nella storia delle democrazie in cui esse collassano più per propria debolezza che per la forza altrui, anche se, ovviamente, la forza altrui serve soprattutto a svelare le debolezze della democrazia e a renderle irrimediabili (la collusione di Vittorio Emanuele, la stanchezza premortuaria di Hinderburg).&lt;br /&gt;Le democrazie, se collassano, non collassano sempre per le stesse ragioni e con i medesimi modi. Il tempo, poi, ne inventa sempre di nuove, e l'Italia, come si sa e come si torna oggi a vedere, è fervida incubatrice di tali mortifere esperienze. Oggi in Italia accade di nuovo perché un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l'area della corruzione, al centro come in periferia: l'anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus, i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all'interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano.&lt;br /&gt;E' stata fatta la prova di arrestare il degrado democratico per la via parlamentare, e si è visto che è fallita (aumentando anche con questa esperienza vertiginosamente i rischi del degrado).&lt;br /&gt;La situazione, dunque, è più complessa e difficile, anche se apparentemente meno tragica: si potrebbe dire che oggi la democrazia in Italia si dissolve per via democratica, il tarlo è dentro, non fuori.&lt;br /&gt;Se le cose stanno così, la domanda è: cosa si fa in un caso del genere, in cui la democrazia si annulla da sè invece che per una brutale spinta esterna? Di sicuro l'alternativa che si presenta è: o si lascia che le cose vadano per il loro verso onde garantire il rispetto formale delle regole democratiche (per es., l'esistenza di una maggioranza parlamentare tetragona a ogni dubbio e disponibile ad ogni vergogna e ogni malaffare); oppure si preferisce incidere il bubbone, nel rispetto dei valori democratici superiori (ripeto: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la difesa e la tutela del «pubblico» in tutte le sue forme, la prospettiva, che deve restare sempre presente, dell'alternanza di governo), chiudendo di forza questa fase esattamente allo scopo di aprirne subito dopo un'altra tutta diversa.&lt;br /&gt;Io non avrei dubbi: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio. Come?&lt;br /&gt;Dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente.&lt;br /&gt;Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l'autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall'alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d'emergenza», si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale.&lt;br /&gt;Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole. Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà. E se si ripeterà, non ci resterà che dolercene. Ma in questo genere di cose, ci se ne può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Dio non voglia che, quando fra due o tre anni lo sapremo con definitiva certezza (insomma: l'Italia del '24, la Germania del febbraio '33), non ci resti che dolercene.&lt;br /&gt;Alberto Asor Rosa Il Manifesto 12.04.2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4801493121308586552?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4801493121308586552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/04/non-ce-piu-tempo-di-alberto-asor-rosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4801493121308586552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4801493121308586552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/04/non-ce-piu-tempo-di-alberto-asor-rosa.html' title='NON C&apos;E&apos; PIU&apos; TEMPO di ALBERTO ASOR ROSA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2012639870536428003</id><published>2011-03-31T18:56:00.001+02:00</published><updated>2011-03-31T18:57:26.384+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano 31/3/2011'/><title type='text'>COSI' E' (SE VI PARE)</title><content type='html'>Pirandello non me ne vorrà se prendo in prestito il titolo di una sua opera incentrata su un tema a lui molto caro: l’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare l’interpretazione che più gli aggrada e che diverge completamente da quella degli altri. Ciò genera una situazione di relativismo che produce l’impossibilità di conoscere la verità assoluta, il tutto è ben rappresentato dalla celebre frase della protagonista: "Io sono colei che mi si crede". &lt;br /&gt;La mia convinzione è che la situazione politica che sta vivendo la nostra città da qualche mese, metterebbe a dura prova la sia pur fertile fantasia del grande scrittore siciliano. Quel che sorprende di più è che il relativismo è sparso a piene mani non solo dai politici, che ne hanno fatto la quintessenza del proprio ruolo, ma anche dagli intellettuali (o presunti tali) e dagli esponenti della società (cosiddetta) civile. Assistiamo pertanto alle sortite più disparate in cui disinvolti “economisti della domenica” discettano di economia e bilanci, asserendo tutto e il contrario di tutto. Eppure la situazione è di una chiarezza esemplare e si legge come un libro aperto: abbiamo un Comune in forte crisi finanziaria che ha messo in ginocchio l’economia cittadina, una dirigente del settore (Orsola Fallara, morta suicida) che si è occupata principalmente della liquidazione di ingentissime somme verso se stessa e un ben definito gruppo di amici e sodali, e due politici (Demetrio Naccari Carlizzi ed il consigliere comunale Seby Romeo) che hanno fatto quello che nessun altro politico aveva mai fatto sinora, almeno a queste latitudini: hanno raccolto le inoppugnabili prove dei misfatti della dirigente, e del sistema politico da lei rappresentato, e sono andati a portarle alla Procura della Repubblica ed al Prefetto.   &lt;br /&gt;Da tener presente che alle prime concrete avvisaglie dello scandalo, il governatore Giuseppe Scopelliti non ha esitato un attimo a scaricare la dirigente, che lui stesso aveva nominato e che era stata per otto anni la sua ombra, dichiarando testualmente: “Ha tradito tutti i nostri valori”. L’intelligenza politica del governatore gli ha consigliato di evitare di tentare difese impossibili e di lasciare l’ingrato compito a bande di ascari appositamente attrezzate; altrettanta intelligenza non è stata riscontrata invece tra lo schieramento del centrosinistra che ha letteralmente abbandonato Naccari e Romeo, lasciandoli in balia di aggressioni (per fortuna solo verbali) e calunnie di ogni sorta. D’altra parte i geniali dirigenti del PD si sono talmente estraniati dalla situazione politica cittadina, dal dimenticare di nominare un candidato a sindaco capace di sfidare il forte Demi Arena, messo in campo dal PDL. Duole, inoltre, constatare come un organismo quale la Camera di Commercio, che ben dovrebbe essere a conoscenza dello stato di sofferenza in cui versano le aziende reggine a causa dell’insolvenza del Comune, minimizzi la situazione riducendo il tutto alla stregua di banali beghe politiche. L’amico Lucio Dattola, valido ed attivissimo presidente della Camera di Commercio, dovrebbe essere più prudente in queste sortite pubbliche, nel rispetto soprattutto dell’Istituzione che presiede; sarebbe bastato un sondaggio tra le imprese iscritte (cioè tutte le imprese della città), per conoscere la situazione reale ed evitare di aggiungere agli imprenditori oltre lo smacco del danno anche l’offesa della beffa. &lt;br /&gt;Le prove prodotte da Naccari e Romeo sono dei documenti pubblici che avrebbe potuto avere chiunque avesse avuto voglia (e senso civico) di cercare, sono inoppugnabili proprio per questo motivo; quella fetta, per la verità sempre più esigua, di magistratura reticente a varcare la soglia dell’area grigia se ne dovrà fare una ragione. Eppure c’è ancora qualcuno che continua a parlare di calunnie e falsità, e si preoccupa solo di scavare nel passato prossimo e remoto di Naccari, per scoprirne eventuali scheletri nell’armadio e metterne in dubbio la buona fede. Ma che questa attività sia svolta dalla maggioranza, che si rende ben conto che un eventuale crollo del “modello Reggio” di Scopelliti le risulterebbe fatale, è comprensibile. Quello che è veramente sconcertante è invece l’atteggiamento reticente, indolente, se non addirittura ostile, dell’intero raggruppamento del centro sinistra; schierarsi con Naccari e Romeo dovrebbe essere un dovere per tutta la classe politica in buona fede e per gli intellettuali e gli esponenti della cosiddetta società civile. Ma è proprio questo il punto: esistono in questa città politici ispirati solo dai principi della politica sana e corretta? Esiste una società civile che pretenda dalla classe politica solo servizi e non favori? Esistono intellettuali (ma forse il problema, come bene ha detto Pasquino Crupi, è che in questa terra ci sono troppi professori universitari e pochi intellettuali) liberi da condizionamenti e disposti a far sentire la propria voce libera e illuminata? Passati ormai diversi mesi siamo costretti a dubitarne.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2012639870536428003?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2012639870536428003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/cosi-e-se-vi-pare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2012639870536428003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2012639870536428003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/cosi-e-se-vi-pare.html' title='COSI&apos; E&apos; (SE VI PARE)'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4462275186566743458</id><published>2011-03-27T20:17:00.000+02:00</published><updated>2011-03-27T20:18:49.166+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 23/2011'/><title type='text'>LA GUERRA DI OBAMA E’ PIU’ BELLA DI QUELLA DI BUSH?</title><content type='html'>Contro la guerra di Bush abbiamo esposto la bandiera della Pace sui balconi, alla guerra di Obama riserviamo l’indulgenza dovuta alle “giuste cause”.  Fingiamo di non sapere che alla base di tutte le guerre ci sono sempre e solo interessi economici e che la cosiddetta difesa dei diritti umani è solo un pretesto per tacitare gli allocchi. I governanti USA non hanno mai avuto la vocazione del buon samaritano, si sono attribuiti il ruolo di guardiani del mondo con la violenza e con il sangue senza alcuna distinzione tra democratici e repubblicani; solo quel genio di Veltroni può inneggiare a Kennedy, dimenticando che fu proprio quel grande campione della democrazia ad avviare la guerra del Vietnam. L’Onu viene utilizzato cinicamente e le sue risoluzioni vengono confezionate ad hoc secondo le esigenze economiche dei paesi dominanti. Il principio internazionale di “non ingerenza militare negli affari interni di uno Stato sovrano” insieme al diritto di “Autodeterminazione dei popoli” sancito a Helsinki nel 1975, e sottoscritto in pompa magna da quasi tutti i paesi del mondo, sono regolarmente ignorati e calpestati in nome del business che gira attorno allo sfruttamento delle risorse energetiche e al controllo delle aree geografiche strategiche. Centinaia di guerre civili insanguinano ogni giorno il terzo mondo, tiranni senza scrupoli massacrano regolarmente le popolazioni (Darfur e Ruanda vi ricordano qualcosa?); il tutto nella totale indifferenza dell’Onu, degli Stati dominanti e dei media, per il semplice motivo che questi fatti si svolgono in paesi marginali e privi di risorse. L’”amico Putin” ha consumato in Cecenia il più grande genocidio dell’era moderna: 250mila morti su una popolazione di un milione, ed ha “orientato” l’assassinio di 120 giornalisti senza scandalizzare nessuno. Ma ve lo immaginate un “no fly zone” imposto alla Russia? Se ai tempi dell’Unione Sovietica il povero Leonid Breznev (mai troppo rimpianto) avesse compiuto solo l’uno per cento delle azioni di Putin, sarebbe scoppiata inevitabilmente la terza guerra mondiale. Ieri la guerra santa contro il Comunismo, oggi la guerra santa per le risorse energetiche: stessa matrice, stessa protervia, stessi obiettivi. Il tutto mentre in Italia viviamo (ormai da quasi un ventennio) il dramma dell’assenza dalla scena di una classe dirigente degna di questo nome. Siamo passati dal psicodramma di Massimo D’Alema, primo Presidente del Consiglio di Sinistra, che è andato allegramente a bombardare Belgrado; all’attuale premier, che non nomino per questione di decoro di queste pagine, che attacca un Paese praticamente confinante, appena due anni dopo aver sottoscritto un trattato d’amicizia (definito blindato) e qualche mese dopo averne accolto il leader, con tutti gli onori e con un baciamani la cui imbarazzante immagine ha fatto il giro del mondo. Siamo, oggi più che mai un paese servo, capace solo di scodinzolare al richiamo del padrone di turno e di scimmiottare le azioni delle grandi potenze imperialiste che ci dominano e che condizionano la nostra politica estera. La scelta di aprire la prima pagina con un’immagine della guerra di Libia del 1911 è evidentemente simbolica, la consideriamo la sigla di apertura di un secolo che si è aperto con la creazione dell’ “impero straccione” di Giolitti prima e di Mussolini poi, per approdare all’allucinante dramma-burlesque in cui ci ha fatto precipitare il guitto di Arcore, questo incredibile personaggio a cui un elettorato ignorante e una sinistra infantile hanno consegnato il paese, le cui gesta hanno macchiato in modo indelebile l’onore di un’intera nazione, segnando il futuro di almeno due generazioni a venire.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4462275186566743458?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4462275186566743458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/la-guerra-di-obama-e-piu-bella-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4462275186566743458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4462275186566743458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/la-guerra-di-obama-e-piu-bella-di.html' title='LA GUERRA DI OBAMA E’ PIU’ BELLA DI QUELLA DI BUSH?'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-5453451769735502535</id><published>2011-03-21T22:34:00.002+01:00</published><updated>2011-03-21T22:44:23.467+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 23/2011'/><title type='text'>CARLO CURATOLA, SAVERIO VERDUCI E VINCENZO ZOCCALI. TRE REGGINI DA NON DIMENTICARE</title><content type='html'>Il mese di Febbraio ha segnato la tragica coincidenza di veder scomparire tre illustri protagonisti della vita pubblica reggina, tra i pochi invero di cui la nostra città non avesse motivo di vergognarsi. Carlo Curatola era un politico socialista, Saverio Verduci un politico comunista e Don Vincenzo Zoccali un sacerdote con ruoli di primo piano nella Chiesa calabrese. Ritengo che il modo migliore di onorare delle persone scomparse sia quello di far riaffiorare dei ricordi significativi, evitando manifestazioni di cordoglio di fredda circostanza. &lt;br /&gt;Carlo Curatola è stato assessore comunale alla cultura ed alla pubblica istruzione dal 1975 al 1980. Da più parti è stato sottolineato il suo fattivo impegno in direzione dello sviluppo socio-culturale della città, soprattutto attraverso la formazione dei giovani; azione ancor più encomiabile se si considera che fu svolta, praticamente in solitudine, negli anni bui seguiti alla rivolta, ed alla vigilia della spaventosa guerra di mafia che, di lì a poco, avrebbe lastricato di sangue le vie di Reggio. Appena nominato assessore Carlo Curatola mi contattò per una iniziativa innovativa con pochi precedenti nel territorio nazionale. Io all’epoca lavoravo nell’azienda che mio padre gestiva in società con Oreste Granillo, altro rimpianto protagonista della vita pubblica reggina, si trattava di un’agenzia di distribuzione di giornali e riviste che forniva (come fa ancora oggi) le edicole della città e della provincia. Con ben venticinque anni di anticipo rispetto al progetto “Il Quotidiano in Classe“ (promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani-Editori solo nel settembre 2000), Carlo Curatola mi propose di organizzare la distribuzione di alcuni quotidiani nelle scuole medie superiori per consentire la lettura del giornale durante le ore di lezione. Le difficoltà furono immense, ma né Carlo né il sottoscritto eravamo disposti a darci per vinti; riuscimmo ad andare avanti per tutto il periodo del suo assessorato tra lo scetticismo dei suoi colleghi politici, l’ostilità di buona parte di presidi e insegnanti e i rimbrotti di mio padre che era costretto a cedere gratuitamente i quotidiani, poiché il Comune riconosceva esclusivamente il rimborso spese per la distribuzione. Incontrandoci sporadicamente negli anni successivi, ricordavamo con Carlo quell’iniziativa con legittimo orgoglio, anche se oggi mi duole constatare che non pare abbia lasciato grande traccia nella memoria storica cittadina. Pasquino Crupi ha ricordato da par suo, dalle pagine de “La Riviera”, Carlo con queste parole: “…intellettuale moderno, avvocato di peso, amministratore acuto e disinteressato della cosa pubblica, è stato il galantuomo del socialismo reggino e calabrese. Né una macchia, e sarebbe immaginare l’impossibile, né un’ombra, e sarebbe umanamente possibile, si sono depositati sulla sua vita familiare, professionale e politica. Non ha avuto bisogno della cranica distinzione tra vita privata e vita pubblica, tra peccati e reati, come è necessità di tanti farabutti, per sottrarre la sua azione politica e la sua intima vita alla rampogna e alla critica. Etica e politica non solo in lui furono possibili. Furono un’unità ardente di sempre, per sempre come il fuoco della fiaccola d’Atene. E la politica in lui s’alimentava e si nutriva dal moto morale della coscienza che chieda al più presto la fine delle disuguaglianze, delle storture, dei privilegi. Era, perciò, fuori del nostro tempo. Un uomo, un socialista, fuori dall’attualità. Carlo Curatola non appartiene al nostro tempo. Il suo tempo è il futuro, quando -chissà quando, ma ciò sarà- gli opportunisti ed i trasformisti saranno un lontano e fastidioso ricordo”.&lt;br /&gt;Il percorso umano e politico di Saverio Verduci è paradigmatico del modo di intendere la gestione della cosa pubblica che ha contraddistinto tutti i militanti del PCI fino alla tragedia della cosiddetta “svolta della Bolognina” che portò, il 3 febbraio del 1991 (Rimini, XX Congresso), allo scioglimento del Partito. La folle e demenziale smania di protagonismo del mediocre Achille Occhetto, siglò la morte prematura ed ingiustificata dell’unico partito del quale la Repubblica italiana non avesse motivo di vergognarsi. Gli uomini del PCI, in settant’anni di attività, avevano dato prova di enorme capacità amministrativa condita da abnegazione e, soprattutto, estrema onestà. La grande epopea delle Regioni rosse (Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria) ancora oggi costituisce un insuperabile modello di efficienza e correttezza amministrativa, per non parlare della grande leva di sindaci e amministratori comunisti che fecero rialzare la testa alle nostre città, dopo gli anni del degrado a cui erano state ridotte da decenni di dominio democristiano. Saverio Verduci era uno di questi uomini, aveva ricoperto per anni il ruolo di Presidente della IV Circoscrizione, amatissimo dalla popolazione; ad ogni tornata elettorale non aveva praticamente avversari, ed il suo carisma, frutto della passione civile e dell’impegno, era riconosciuto, in primis, dai consiglieri dell’opposizione. Un’altra sua grande caratteristica era l’umiltà accompagnata da una totale disponibilità verso i bisogni della gente; andava a trovare gli anziani ammalati nelle case ed era normale vederlo distribuire aiuti (farmaci, cibo e vestiario) ai più indigenti. Uomo di grande gentilezza aveva una grandissima attenzione nei confronti della stampa, quando emanava i comunicati non dimenticava mai “laltrareggio” ed, anzi, si preoccupava di confezionarne uno ad hoc che si adattasse alla periodicità del giornale. Ricordo con immensa nostalgia le sue telefonate in redazione, quando, con grande signorilità e gentilezza, continuava a scusarsi per il “tempo che ci rubava”; proprio lui che era un uomo impegnatissimo che, come tutti i militanti comunisti, aveva sacrificato al Partito la vita privata. L’aspetto peggiore della “Svolta della Bolognina”, consistette proprio nel subdolo sistema di persuasione adottato verso i militanti; facendo leva proprio sulla disciplina e sul senso del dovere che ne erano la cifra distintiva, si ottenne un largo consenso verso quella che fu una delle più grandi nefandezze perpetrate nei confronti della democrazia italiana. Anche Saverio, nell’immediato, si era fatto una ragione di quella scelta, ma una delle ultime volte che ci siamo incontrati non aveva mancato di dirmi, con un sorriso amaro: “Il mio partito è solo e sempre il PCI e lo sarà fino alla morte”. Oggi Saverio non c’è più e Reggio è, ancora una volta, più povera e disperata.   &lt;br /&gt;Monsignor Vincenzo Zoccali era un uomo di montagna, dai modi spicci e concreti. Ha ricoperto per lunghi anni ruoli chiave nella Chiesa reggina, partecipando attivamente anche alla vita culturale della città e della provincia. In occasione di dibattiti e convegni non si tirava mai indietro ed i suoi interventi erano sempre circostanziati, pertinenti e, se necessario, conditi da note polemiche. Non essendo un gran frequentatore di chiese, i miei ricordi riguardano esclusivamente i suoi interventi alle presentazioni di volumi di mia edizione; memorabile fu un colto e acceso scambio di opinioni con il prof. Pasquale Amato, in occasione della presentazione del volume sul Risorgimento presso la sala consiliare di S. Stefano in Aspromonte. Mons. Zoccali trovava un po’ troppo laico l’approccio del prof. Amato nei confronti degli eroi “stefaniti” che avevano partecipato ai moti del 1847, e gli rimproverava di non aver focalizzato il contributo dato da qualche ecclesiastico. Un altro ricordo di Mons. Zoccali riguarda invece la mia infanzia; era egli, infatti, molto amico del mio padrino Oreste Granillo e partecipava spesso a riunioni ed incontri presso l’agenzia di mio padre e Granillo, allora situata in Via Re Ruggero. Quella sede era in una posizione strategica a un tiro di schioppo dalla Curia, dal Tribunale e dalla Federazione del PCI; da lì passavano praticamente tutti, dai giornalisti più importanti quali Franco Cipriani, Antonio La Tella e Franco Liconti, ai politici più in vista. Mons. Zoccali non mancava mai, il suo tono di voce ed il suo aspetto erano inconfondibili e sono bene impressi nella mia memoria dopo quasi cinquant’anni. Ai più appariva burbero ma a me, che passavo già allora il mio tempo libero tra la carta stampata, dedicava sempre un sorriso e, soprattutto, un graditissimo regalo: ancora oggi conservo i francobolli e le “buste di prima emissione” del Vaticano che impreziosiscono la mia collezione filatelica, il cui avvio fu esclusivamente merito suo.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-5453451769735502535?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/5453451769735502535/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/carlo-curatola-saverio-verduci-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5453451769735502535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5453451769735502535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/carlo-curatola-saverio-verduci-e.html' title='CARLO CURATOLA, SAVERIO VERDUCI E VINCENZO ZOCCALI. TRE REGGINI DA NON DIMENTICARE'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4857533856895326577</id><published>2011-03-18T11:55:00.002+01:00</published><updated>2011-03-18T11:58:14.056+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Intervento al Premio Restagno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Roghudi (RC)'/><title type='text'>CULTURA DELLA LEGALITA' E SVILUPPO DELLA CALABRIA</title><content type='html'>Il problema della legalità in Calabria, e nel resto del Meridione, è strettamente correlato a quello del tasso di educazione civica della cittadinanza. E’ inutile girare attorno al problema: la stragrande maggioranza della popolazione meridionale non è assolutamente incline a rispettare le più elementari regole del vivere civile. Mettetevi in macchina o in treno da Roma in direzione Sud e guardatevi attorno: il paesaggio è completamente devastato; discariche abusive ad ogni angolo, ecomostri lungo le coste e sulle colline, facciate dei palazzi grigie e degradate, terrazze con i ferri arrugginiti che aspettano con pazienza la costruzione dell’ennesimo piano naturalmente abusivo, erbacce e vegetazione incolta come unico esempio di verde pubblico, automobili posteggiate in modo selvaggio, isole pedonali e piste ciclabili inesistenti e barriere architettoniche insormontabile incubo per i disabili. E’ evidente che questo stato di cose è il terreno di coltura ideale per il proliferare delle attività della criminalità organizzata; i brillanti successi degli investigatori, che sempre più frequentemente arricchiscono il loro palmarés con l’arresto di pericolosi latitanti, servono a ben poco se non vanno di pari passo con la lotta per l’affermazione della legalità quotidiana sul nostro territorio. Quando, un paio di decenni fa, l’allora sindaco di New York, Rudolph Giuliani decise di rendere vivibile e sicura la metropoli, in brevissimo tempo, attuando la famosa politica della “tolleranza zero”, riuscì brillantemente in quella che sembrava una missione impossibile.&lt;br /&gt;Questa politica deriva dalla cosiddetta teoria “Delle finestre rotte” formulata nel 1982 dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling, che prevede che se le persone si abituano a vedere una finestra rotta, in seguito si abitueranno anche a vederne rompere altre e a vivere in un ambiente devastato senza reagire: riparando la finestra ci si abitua al rispetto della legalità. Ecco oggi il meridione, e la nostra Calabria in particolar modo, hanno bisogno di una politica che abbia il coraggio di attuare la “tolleranza zero”, mettendo da parte quella pruderie di matrice liberal-cattolica che tanti danni ha provocato al nostro Paese nel dopoguerra. Nella nostra Regione (e quasi sempre nella provincia di Reggio) tutte le notti vengono bruciate in media cinque autovetture; considerato che sono senz’altro da escludere fenomeni di autocombustione, significa che ormai in Calabria vengono risolte con questo simpatico ed innovativo sistema le piccole controversie della vita quotidiana; di questi duemila attentati incendiari annui, nessuno si preoccupa di venirne mai a capo, nessuno si rende conto che costituiscono la chiave di lettura socio-antropologica della realtà calabrese. Anni addietro abbiamo addirittura dovuto ascoltare un Questore che non ha esitato a declassare il fenomeno a “fatto folkloristico”. E’ evidente, inoltre, che il ripristino della legalità deve passare obbligatoriamente, oltre che dall’apparato repressivo, dal lavoro educativo della famiglia e della scuola; ma qui entra in gioco l’altro grave problema che riguarda la preparazione e la sensibilità sull’argomento di genitori ed insegnanti; se un ragazzino vede i genitori buttare le carte dal finestrino della macchina e non sente parlare in casa della raccolta differenziata, non potrà mai diventare un buon cittadino; se la scuola non si fornisce degli strumenti per surrogare e/o integrare il ruolo della famiglia nell’educazione delle giovani generazioni e se i Comuni non si decidono ad attuare l’opportuna vigilanza sulle normali regole del vivere civile (dal parcheggio alla costruzione abusiva), il sistema della legalità quotidiana non si metterà mai in moto e la Calabria precipiterà, in modo sempre più irreversibile, in quel degrado che già oggi la contraddistingue drammaticamente dalle altre regioni d’Italia.&lt;br /&gt;Bisogna soprattutto ripartire dall’ambiente per ritrovare il gusto del bello.&lt;br /&gt;Si deve interrompere il circolo vizioso che vuole la Calabria sinonimo di degrado. Il territorio disseminato di ecomostri è la prova tangibile, la testimonianza più vergognosa dello sfruttamento selvaggio del territorio. E dietro tutto questo c’è invariabilmente la Calabria dei piccoli abusi edilizi tollerati da sempre, che, nell’assenza totale di interventi, ha finito per sfregiare irreparabilmente coste e montagne, colline e aree, cosiddette, protette. E’ stato calcolato che ogni 150 metri una cicatrice segna il territorio. Il paesaggio devastato è l’immagine emblematica della Calabria e non è valso a nulla lo spreco di milioni di euro in campagne pubblicitarie (prima fra tutte quella assurda di Oliviero Toscani). La favoletta della “vocazione turistica” è rimasta solo lo stanco leit-motiv di politici a corto di argomenti ed in mala fede; la Calabria, e le sue coste soprattutto, sono sempre state terra di nessuno. Da un versante all’altro del territorio il cemento ricopre e minaccia l’ambiente, e le bellezze naturali passano desolatamente in secondo piano. Le aree più degradate sono quelle di Soverato e del Golfo di Squillace (587 ecomostri) e la Foce del Torrente Gallico (845 ecomostri), nelle altre la densità è più bassa, ma il degrado è diffuso omogeneamente in tutto il territorio. Questa tragica situazione contrasta con il trionfalismo dei vari assessori regionali competenti per materia che negano la più elementare evidenza; tra questi non ho alcuna esitazione a includere i miei amici del centrosinistra che non si rassegnano ad ammettere che nel 2005 hanno preso in consegna una Regione dal territorio pesantemente devastato e nel 2010, alla fine della legislatura, ce l’hanno riconsegnata, né più né meno, che nelle stesse condizioni. In tutto questo sfacelo non si potrà mai affrontare seriamente un discorso di sviluppo turistico senza prima avere avviato una seria, determinata e risolutiva politica ambientale. Quello che ci ostiniamo a non capire, e su questo voglio sollecitare gli amici ambientalisti, è che la nostra regione è assolutamente la più disastrata tra tutte le pur disastrate regione del Sud, e questo per un semplice motivo che è sotto gli occhi di tutti: IL PAESAGGIO DEVASTATO. Le miriadi di costruzioni non finite che sorgono dappertutto e deturpano coste e colline hanno irrimediabilmente frantumato il sogno dello sviluppo turistico. Ma chi volete che venga ad impiantare un Club Mediterranée, un Valtur, un Hilton od uno Sheraton nel bel mezzo di quelle bidonville alla cui stregua abbiamo ridotto le nostre città ed i nostri paesi?  Vogliamo capire una volta per tutte che, come disse con lungimiranza anni addietro il giudice Roberto Pennisi, la ‘ndrangheta infettando di illegalità tutti gli strati della società ha fatto sì che i cittadini, vivendo in un contesto ambientale disastrato, perdessero definitivamente il senso del vivere civile? Roberto Pennisi, attuale sostituto procuratore nazionale antimafia, nel 1995 dichiarò infatti, testualmente, ai giornalisti (vedi Laltrareggio n.52 di Marzo 1995): “Sino a quando questa città avrà l’aspetto esteriore di un centro abitato appena sottoposto a bombardamento, e non si capirà che ciò è stato voluto ed è voluto dalla ‘ndrangheta proprio perché anche guardandosi intorno il cittadino non avesse la sensazione di essere tale, né sentisse alcuno stimolo per diventarlo, ancora una volta dovremo ripetere di aver fallito”. Pennisi in quegli anni aveva portato alla sbarra le cosche più pericolose della piana di Gioia Tauro, in un processo che nell’autunno del 1997 finì col comminare decine e decine di ergastoli confermati in appello, fu inoltre il magistrato che nel 1992 fece scoppiare la tangentopoli reggina con il famoso scandalo delle fioriere che vide protagonista l’allora sindaco Agatino Licandro; nonostante questo palmarès allora si guadagnò da parte dei riggithani la patente di “nemico di Reggio” e molte furono le voci che si levarono per stigmatizzare le sue dichiarazioni; a distanza di tanti anni, purtroppo, non possiamo far altro che confermare le sue convinzioni e prendere atto che aveva, sin da allora, compreso la nostra realtà molto meglio di tutti i politici di ieri e di oggi. Monsignor GianCarlo Bregantini, che è un altro “non calabrese” che ha capito la nostra terra molto meglio di quanto non l’abbiano capita tutti i nostri politici messi assieme, ha scritto: “Il gusto del bello è la migliore forma di antimafia”. Ecco, noi il gusto del bello l’abbiamo definitivamente perduto, quindi le nostre speranze di sviluppo, almeno in direzione turistica, sono eguali a zero!  Qualche anno fa si tenne a Copanello un convegno dei giovani industriali italiani, il tema era: “La bellezza salverà il Mezzogiorno?”. Il presidente dei Giovani industriali calabresi, il collega editore Florindo Rubbettino fu chiaro e diretto: “Nessuna società che si rispetti può rinunciare alla bellezza. Le nostre città tendono a diventare sempre più brutte. La politica non solo deve preservare, ma anche cercare il bello, educare al bello”; dello stesso avviso l’economista Massimo Lo Cicero: “Nel Mezzogiorno la bellezza è sciupata prima di essere colta” per finire con Santo Versace secondo cui: “Quello che ci manca è la bellezza della legalità”. Ed allora di cosa vogliamo parlare? Di vocazione turistica? Con questi presupposti lo sviluppo turistico rimarrà una mera illusione. Ci vorrebbe una rivoluzione, ma il tempo delle rivoluzioni, si sa, è definitivamente tramontato. &lt;br /&gt;Prendiamo ad esempio la situazione attuale di Reggio: se una strada si ritrova piena di buche dopo pochi mesi dalla bitumazione, ci sarà pur qualcuno al Comune che dovrà chieder conto alla ditta responsabile dei lavori?  E’ troppo chiedere che vengano alla luce le responsabilità (per errori od omissioni) di quanti, ditte appaltatrici o funzionari comunali, a vario titolo sono coinvolti in lavori pubblici che, volta per volta, si rivelano disastrosi e per nulla risolutori dei problemi che avrebbero dovuto affrontare in maniera definitiva? Le pagine dei giornali sono piene di lettere di cittadini che si lamentano per le voragini aperte sulle strade in ogni angolo della città, prima o poi qualcuno interverrà, sarà fatta la solita riparazione con conseguente spreco di denaro pubblico e dopo qualche mese il problema si ripresenterà, succede così da decenni nella generale indifferenza. La città è ridotta in condizioni pietose: strade e marciapiedi dissestati, facciate dei palazzi rustiche e quelle poche completate non in linea con il piano-colore, sporcizia dappertutto, caos e totale anarchia nel traffico automobilistico, assenza di polizia urbana sul territorio, opere pubbliche incomplete, mancanza di coordinamento tra le iniziative dei vari assessorati, troppi compari e comparelli beneficiati, spreco di denaro pubblico in iniziative a dir poco futili. Come abbiamo detto mille volte, si profonde il massimo impegno nella realizzazione di nuove opere, nelle grandi ristrutturazioni di quelle esistenti e non c’è nessuno che si preoccupi della manutenzione ordinaria. Perché invece di aprire decine di cantieri contemporaneamente, non si affrontano due o tre opere alla volta dedicando il resto delle energie alla manutenzione ed al decoro ordinario dell’esistente? Non credono i signori politici che si possa passare alla Storia anche senza tagliare un nastro ogni mese? E quando si decideranno a capire i nostri amministratori che l’unica variante ammissibile ai piani regolatori dei vari comuni, è la “Variante Caterpillar”? L’unico politico calabrese che ha avuto il coraggio di avviare un serio intervento di demolizioni è stato il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, ma la sua azione è stata contrastata e fermata anche da politici del suo stesso schieramento; demagogia e populismo vanno a braccetto con il clientelismo e una poltrona non la mette e rischio nessuno. &lt;br /&gt;In questi giorni il governatore Giuseppe Scopelliti, dal quale sono lontano politicamente anni luce, ha rilanciato la sua proposta di liste "bloccate" alle prossime elezioni regionali, come strategia politica di contrasto alla criminalità organizzata e al voto di scambio. Il Governatore, forte del parere positivo espresso dalla Direzione nazionale antimafia nell'ultima relazione, ha dichiarato: «La Dna afferma che, per combattere le mafie, il sistema elettorale bloccato già in vigore alla Camera e al Senato, dovrebbe essere esteso alle regioni in cui è forte il radicamento mafioso, perché allontanerebbe la politica dalla mafia e la mafia dalla politica». A pagina 440 della relazione, in tema di legge elettorale, la Dna in riferimento al sistema per l'elezione dei parlamentari scrive che "la costituzione di collegi su base regionale e la designazione dei candidati da parte dei vertici nazionali dei partiti sono, in linea generale, strumenti che possono gravemente compromettere (se non annullare) l'interferenza mafiosa sul voto. Nessun gruppo criminale appare nello scenario del paese in grado di poter influire sull'esito della competizione politica a livello regionale e nessun condizionamento la legge elettorale consente di esercitare in favore di questo o quel candidato considerato avvicinabile o contiguo all'associazione". Un parere, quello della Dna, che ha rafforzato l’azione di Scopelliti, che ha dichiarato ancora: «…quando ho lanciato la proposta, prima ancora di portarla in Consiglio regionale con quattro anni e mezzo d'anticipo sulla scadenza elettorale, ho raccolto tanti no, alcuni ni, ma soprattutto qualche ironia. Siamo noi calabresi, attraverso un gioco di squadra a tutti i livelli, a dover condurre la battaglia contro la 'ndrangheta, perché abbiamo le potenzialità di sconfiggere la cultura della mafiosità». &lt;br /&gt;Al di là delle motivazioni che possano aver spinto Scopelliti ad avviare questa iniziativa, sono convinto che rappresenta forse la prima vera concreta attività antindrangheta avviata da un governatore calabrese e quindi vada sostenuta da tutti i politici di buona volontà. Attendiamo fiduciosi che si avvii un dibattito sereno sull’argomento, anche se i segnali non sono affatto incoraggianti; i professionisti della retorica sono pronti a stracciarsi le vesti su un presunto atto di “democrazia negata” e non capiscono, o non vogliono capire, che la democrazia richiede maturità e questa maturità l’elettorato calabrese ha dimostrato di non averla raggiunta. Le liste bloccate porranno fine alla mortificante pratica del voto di scambio e libereranno i politici in buona fede dal giogo delle pressioni clientelari. A meno che qualcuno non creda ancora alla favoletta dell’elettore libero e consapevole, capace di individuare autonomamente tra le liste il candidato-paladino che porterà il buon governo nel suo collegio. Lo stato in cui versa oggi la Calabria non consente assolutamente di indugiare in moralismi e retorica; per tirare fuori la nostra regione dalle sabbie mobili dentro cui l’ha trascinata la mala-politica è necessaria una vera e propria guerra civile nel mondo della stessa politica e, come si sa, la guerra può causare anche vittime innocenti; ma quanti innocenti ci sono in circolazione tra i politici calabresi? &lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4857533856895326577?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4857533856895326577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/cultura-della-legalita-e-sviluppo-della.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4857533856895326577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4857533856895326577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/03/cultura-della-legalita-e-sviluppo-della.html' title='CULTURA DELLA LEGALITA&apos; E SVILUPPO DELLA CALABRIA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-807983518878201434</id><published>2011-02-13T17:14:00.003+01:00</published><updated>2011-02-13T17:20:08.731+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere ai giornali'/><title type='text'>LE TRADUZIONI DI ERVINO POCAR (lettera ad Andrea Casalegno de "L'Indice")</title><content type='html'>Caro Casalegno desidero complimentarmi vivamente con lei; è la prima volta che su un giornale autorevole (mi riferisco a L'Indice del gennaio scorso) si ha il coraggio di mettere in discussione un  mostro sacro dell'editoria italiana come Ervino Pocar. La sua impietosa analisi sulla traduzione de "La montagna magica" di Thomas Mann ad opera del nostro, confrontata con quella recente di Renata Colorni, chiude la lunga parentesi di un cinquantennio in cui l' establishment editoriale italiano ha permesso impunemente a Pocar di massacrare la letteratura di lingua tedesca. In un mio recente libriccino (Le favole allegoriche di Joseph Roth tra sdradicamento e decadenza, Città del sole edizioni, 2010) ho scritto testualmente, a proposito del capolavoro di Roth "Hotel Savoy":  "  Un romanzo fantastico massacrato, purtroppo, da un’assurda traduzione di Ervino Pocar; e qui desidero aprire una parentesi su questa abitudine, figlia di un certo ossequioso provincialismo italico, di tradurre in modo letterale le lingue germaniche il cui sistema verbale, come si sa, non distingue tra presente e imperfetto; i tempi verbali, pertanto, passano bruscamente dal presente al passato e viceversa, rendendo fastidiosa e sgradevole la lettura. La fin troppo celebrata Adelphi, resa intoccabile e indiscutibile dal suo presupponente direttore editoriale Roberto Calasso, rimane al di sopra di ogni critica e purtroppo i lettori italiani si devono rassegnare a subire questi scempi." Certamente lei è stato molto più diplomatico di me, ma voglio proprio sperare che il suo intervento aiuti gli editori italiani a trovare il coraggio di far riscoprire ai lettori italiani la letteratura di lingua tedesca nella sua vera essenza. Un cordiale saluto, Franco Arcidiaco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-807983518878201434?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/807983518878201434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/02/le-traduzioni-di-ervno-pocar.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/807983518878201434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/807983518878201434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2011/02/le-traduzioni-di-ervno-pocar.html' title='LE TRADUZIONI DI ERVINO POCAR (lettera ad Andrea Casalegno de &quot;L&apos;Indice&quot;)'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-3574313474030636417</id><published>2010-11-17T21:58:00.001+01:00</published><updated>2010-11-17T22:00:45.175+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 22/2010'/><title type='text'>IL LIBRO VERDE DI MARIO CALIGIURI</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’Assessore regionale alla cultura Mario Caligiuri, intervenendo alla Fiera del Libro di Lamezia Terme, ha annunciato che il 22 novembre i vertici della Regione Calabria presenteranno “Il libro verde sulla lettura” in presenza di Tullio De Mauro, il più grande linguista italiano vivente. L’assessore Caligiuri, con grande gentilezza, ci ha fatto pervenire il testo, tecnicamente denominato: “Interventi per favorire la lettura in Calabria”. Di tale testo pubblichiamo qui di seguito la premessa che fotografa la realtà calabrese. Quando il Governatore Giuseppe Scopelliti ha nominato il prof. Mario Caligiuri assessore alla cultura non ho esitato a definirlo “L’uomo giusto al posto giusto”; in questi primi mesi di governo Caligiuri non ha deluso le aspettative, da oggi la sua azione entra nella fase strutturale in un momento quanto mai opportuno visto lo stato in cui versa la filiera editoriale calabrese.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In Calabria si legge poco. Troppo poco per una regione moderna che vorrebbe/dovrebbe essere già pronta e capace di affrontare, con strumenti culturali adeguati, le grandi ineludibili sfide sociali ed economiche del presente e del futuro. Questo deficit è certificato nei dati dell’ISTAT, dell’AIE (Associazione Italiana Editori) e di tutte le agenzie che si sono occupate di questo tipo di ricerche.&lt;br /&gt;Si legge poco, quindi c’è poca informazione e a questo si aggiunge - come causa e conseguenza - uno dei più bassi livelli di consumo culturale dell’intero paese. &lt;br /&gt;In Calabria sono poco utilizzati anche i nuovi media, strumenti di straordinario supporto alla ricerca e alla conoscenza che ormai veicolano gran parte della cultura e dell’informazione contemporanea.&lt;br /&gt;I calabresi sono più vittime di altri del digital divide che colpisce soprattutto le generazioni adulte, ma anche molti giovani che hanno meno competenze informatiche dei loro coetanei italiani e sono lontanissimi da quelle dei giovani di altri paesi europei.&lt;br /&gt;Sono dati drammatici che frenano la volontà di cambiamento e di modernizzazione della società calabrese che la Giunta Regionale, guidata da Giuseppe Scopelliti, vuole realizzare, mossa com’è dalla consapevolezza che per affrontare i numerosi e gravi problemi del presente è necessario che si affermi un paradigma culturale moderno, basato su una nuova idea di cittadinanza e di identità regionale.&lt;br /&gt;Il ritardo culturale penalizza il sistema economico calabrese e le sue prospettive; una forza lavoro poco qualificata è, infatti, condannata a ruoli marginali all’interno del mercato del lavoro; non vi può essere, infatti, reale possibilità di sviluppo sociale ed economico per il territorio e la società calabrese senza la partecipazione attiva, consapevole e qualificata di tutti i suoi abitanti. Inoltre poiché una quota sempre maggiore della ricchezza è legata allo sviluppo dell’economia della creatività e della cultura, il permanere di un forte cultural divide esclude la Calabria dai rilevanti benefici di questo specifico sviluppo.&lt;br /&gt;I dati statistici confermano che la percentuale dei lettori calabresi è di circa 7-8 punti in meno rispetto alla media nazionale, la quale già si colloca molto indietro rispetto ai paesi occidentali più progrediti.&lt;br /&gt;Le cause di tutto questo ritardo culturale sono numerose e complesse; gli studiosi sostengono che la non lettura è una conseguenza diretta del basso livello economico e di scolarità delle famiglie, dell’esistenza o meno di piccole biblioteche domestiche e di tanti altri fattori collegati alla dimensione soggettiva e sociale di ciascun cittadino.&lt;br /&gt;Altre indagini, condotte con regolarità da un organismo internazionale quale l’OCSE, testimoniano anche di una diffusa mancanza di competenza alla lettura tra gli studenti delle scuole superiori: un allievo su tre pur riconoscendo i segni dell’alfabeto non è in grado di comprendere i contenuti di un breve e semplice testo scritto.&lt;br /&gt;Le strategie per affrontare il problema dell’incremento dei lettori e in particolare di formare lettori critici, capaci cioè di divenire soggetti sociali attivi protagonisti del proprio tempo, sono purtroppo lunghe e complesse e dipendono da cambiamenti di lungo periodo della Calabria, ma esiste anche un ambito circostanziato nel quale la Regione può fare molto e subito.&lt;br /&gt;È il settore dell’infrastrutturazione culturale delle città e dei paesi della regione, la possibilità cioè di intervenire per qualificare o creare nuovi servizi che possano favorire la lettura e la partecipazione più diretta alla vita culturale.&lt;br /&gt;Ed è proprio su questo terreno che si evidenzia la distanza tra la Calabria e il resto dell’Italia e dell’Europa; quasi ovunque, anche in presenza della grave crisi economica e finanziaria, si registrano adeguati investimenti per realizzare nuove e moderne biblioteche, mediateche, luoghi di aggregazione e formazione, mentre in Calabria si continuano a registrare ampi ritardi e in qualche caso addirittura si arretra rispetto alla realizzazione di questi stessi obiettivi. &lt;br /&gt;Ritardi e arretratezze che si riflettono sull’intera società regionale, che pesano sulle sue strategie di sviluppo anche economico, che confliggono con la necessità di affermare una nuova identità di Calabria fondata sui valori condivisi di democrazia, legalità e senso di responsabilità collettivo rispetto alle mete da raggiungere.&lt;br /&gt;Lo scopo di questo documento è di indicare concretamente quegli interventi che possono essere realizzati da subito e per i prossimi anni della legislatura regionale, per supportare tutte le strutture che elaborano e diffondono cultura e informazione, tenendo conto delle risorse economiche ordinarie e straordinarie che intorno a questi obiettivi è possibile indirizzare.&lt;br /&gt;Si tratta di un obiettivo di straordinaria rilevanza sociale prima ancora che culturale, un atto dovuto nei confronti di tutti i calabresi, per consentire loro di esprimere anche nel futuro quel grande patrimonio di cultura e di civiltà che hanno saputo esprimere nel passato e di cui tutti siamo fieri e orgogliosi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-3574313474030636417?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/3574313474030636417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/11/il-libro-verde-di-mario-caligiuri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3574313474030636417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3574313474030636417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/11/il-libro-verde-di-mario-caligiuri.html' title='IL LIBRO VERDE DI MARIO CALIGIURI'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6055663006301594368</id><published>2010-11-14T20:30:00.004+01:00</published><updated>2010-11-15T08:48:42.569+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 22/2010'/><title type='text'>NON VI E’ COSA PIU’ INTATTA DI UN CUORE SPEZZATO</title><content type='html'>Il mio amico Tonino Nocera, fine e appassionato studioso della cultura ebraica, si è assunto l’ingrato compito di ripristinare il mio rapporto con il mondo yiddish, fortemente compromesso dalla politica imperialista dello stato di Israele e dalla persecuzione inflitta al popolo Palestinese. Sappiamo tutti quanto sia subdola la tendenza a confondere l’antisionismo con l’antisemitismo, al fine di bollare con quest’ultimo infamante epiteto tutti coloro che non condividono la politica estera israeliana. Io ho sempre rivendicato la mia posizione antisionista ma non mi ha mai minimamente sfiorato alcun sentimento antisemita. Anzi sono fortemente attratto dalla cultura ebraica e non perdo occasione di accostarmisi, con tutto il rispetto e l’umiltà che richiede lo studio di un patrimonio così immenso e variegato. Quando Tonino mi ha fatto dono dello splendido libriccino “Yossl Rakover si rivolge a Dio” di Zvi Kolitz, ero appena rientrato da Roma dove, durante una cena in uno dei miei ristoranti preferiti della capitale, La taverna del Ghetto, ero stato letteralmente ghermito dal dipinto presente in una delle sale, raffigurante un rabbino che studia la Torah; il quadro, dal tono caravaggesco (richiama infatti in un certo senso il “San Gerolamo”), emana una spiritualità che ha turbato in modo insolito e direi imbarazzante il mio animo materialista. Non ho perso un attimo quindi a divorare le trenta serratissime pagine del testo e le sessanta dei due saggi a corredo; c’è da dire subito che il testo è un falso, Yossl Rakover non è mai esistito, siamo al cospetto pertanto di “Un testo bello e vero come solo la finzione può esserlo” per dirla con Emmanuel Levinas autore del bellissimo saggio che chiude il libro.  Il documento sarebbe stato scritto durante le ultime ore della Resistenza nel ghetto di Varsavia, il narratore sarebbe stato testimone di ogni sorta di orrori e avrebbe perso in circostanze atroci tutti i suoi cari, compresi i piccoli figli. Negli ultimi istanti di vita raccoglie, a mo’ di testamento spirituale, i suoi ultimi pensieri e li trascrive su alcuni fogli che sigilla con cura in una piccola bottiglia, che sarebbe stata ritrovata dopo qualche tempo “tra cumuli di pietre carbonizzate e ossa umane”. Ci troviamo in sostanza al cospetto di “un testo che supera l’autore”, come scrive Paul Badde nell’altro saggio che dovrebbe servire a raccontare la storia del testo e del suo vero autore, ma risulta mal scritto (o mal tradotto), confusionario e finisce coll’appesantire l’edizione (complimenti alla mitica Adelphi ed ai suoi editor…); chiunque l’abbia scritto , quando, dove e perché conta poco o nulla, si tratta di un testo straordinario che meritava un prefatore molto più serio di questo Paul Badde, che non riesce a frenare il suo anticomunismo viscerale, arrivando addirittura a mettere sullo stesso piano il presunto antisemitismo di Stalin e quello tragicamente reale di Hitler. Sentite invece le parole che usa il grande Levinas per commentare il passaggio in cui Yossl dichiara di amare la Legge delle sacre scritture più dello stesso Dio (ecco il fascino della Torah…): “Il testo dimostra come l’etica e l’ordine dei princìpi instaurino un rapporto personale degno di questo nome. Amare la Torah ancora più che Dio è per l’appunto accedere a un Dio personale contro il quale ci si può rivoltare, per il quale, cioè si può morire”. Questo straordinario concetto svela la grande modernità del pensiero ebraico e mi consegna una chiave di lettura (o un alibi, fate voi) per giustificare l’attrazione fatale che questa religione esercita su un ateo incallito e convinto come me. Sentite questo passaggio dell’invettiva di Yossl: “Non vi è cosa più intatta di un cuore spezzato, ha detto una volta un grande rabbino. E non vi è popolo più eletto di uno sempre colpito… Credo nel Dio d’Israele, anche se ha fatto di tutto perché non credessi in lui… Il mio rapporto con lui non è più quello di uno schiavo verso il suo padrone, ma di un discepolo verso il suo maestro. Chino la testa dinanzi alla sua grandezza, ma non bacerò la verga che mi percuote. Io lo amo, ma amo di più la sua Legge, e continuerei a osservarla anche se perdessi la mia fiducia in lui. Dio significa religione, ma la sua Legge rappresenta un modello di vita, e quanto più moriamo in nome di quel modello di vita, tanto più esso diventa immortale”. &lt;br /&gt;Sarà anche la fame di etica indotta dai tempi bui che stiamo vivendo, ma a me tutto ciò appare sublime!&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;Zvi Kolitz, Yossl Rakover si rivolge a Dio &lt;br /&gt;Adelphi, 1997 Pagine 98  Euro 7,50&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6055663006301594368?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6055663006301594368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/11/non-vi-e-cosa-piu-intatta-di-un-cuore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6055663006301594368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6055663006301594368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/11/non-vi-e-cosa-piu-intatta-di-un-cuore.html' title='NON VI E’ COSA PIU’ INTATTA DI UN CUORE SPEZZATO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2690906541408505486</id><published>2010-10-13T11:05:00.002+02:00</published><updated>2010-10-13T11:08:34.829+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 22/2010'/><title type='text'>LA PRIMA SEDE DI GOOGLE ERA IN CAFFE’ VIENNESE DEI PRIMI DEL ‘900</title><content type='html'>Stefan Zweig, scrittore austriaco (1881-1942), è uno dei protagonisti della vita culturale di Vienna nei primi anni del Novecento, accanto a Freud, Klimt, Schiele e Schnitzler. Ed è proprio a quest’ultimo, autore di “Girotondo”, “La signorina Else” e “Doppio sogno”, che Zweig viene spesso accostato, per l’attenzione data nelle sue opere alla psiche umana, indagata sotto la lente della psicoanalisi che nasceva e si diffondeva proprio in quegli anni. In questo delizioso libriccino pubblicato nel 2008 da Adelphi nella Biblioteca Minima, Zweig ci offre, in appena quarantaquattro mirabili paginette, il ritratto di un personaggio affascinante e surreale come pochi altri. “Mendel dei libri” è la storia di Jakob Mendel, un vero e proprio antesignano di Google, che aveva installato nel tavolo di un classico caffè viennese, la sua attività di “rivendugliolo” di libri preziosi, rari e introvabili. Probabilmente non aveva letto ogni volume ma era a conoscenza dell’esistenza di tutti e sapeva dove trovarli. Seduto dalle sette e trenta del mattino fino alla chiusura serale al Caffè Gluck, a Vienna, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, non si occupava della politica, delle relazioni internazionali o di chi gli stava attorno. Era sempre immerso nella lettura di qualche libro o catalogo e alzava la testa solo se qualcuno gli chiedeva di trovare un’opera per lui.&lt;br /&gt;“Lì a quel tavolo, e solo a quel tavolo, leggeva i suoi cataloghi e i suoi libri, così come gli avevano insegnato a leggere nella scuola talmudica, salmodiando e dondolandosi, nera culla che beccheggia. Perché, come un bambino cade addormentato e scivola via dal mondo al ritmo ipnotico di quel su e giù, allo stesso modo -secondo l’opinione di quegli uomini devoti- lo spirito si cala più facilmente nello stato di grazia della contemplazione quando il corpo inattivo si culla e si dondola. E in effetti Jakob Mendel non vedeva e non sentiva niente di ciò che gli accadeva attorno”. Quello che rendeva Mendel assolutamente unico era “la sua capacità di concentrazione assoluta” e la ferrea memoria che gli consentiva di immagazzinare qualsiasi informazione relativa a saggi, trattati, romanzi, insomma ogni cosa che avesse una forma cartacea. Studiosi e ricercatori si recavano al Caffè Gluck per consultare Mendel certi di ottenere una risposta esauriente. E che questa capacità di concentrazione in situazioni comunemente ritenute non ideali, sia tipica della cultura del popolo ebraico (anche se in parte ascrivibile ad abitudini contratte in età scolare) me lo dimostrano altri due esempi; uno riguarda il grande Joseph Roth (ammiratissimo da Zweig) che scrisse molte delle sue opere al tavolo di un affollato caffè parigino, l’altro niente meno che il Mossad (il famigerato o celebre, lascio a voi la scelta dell’aggettivo, servizio segreto israeliano), un amico appassionato d’intelligence mi ha parlato di severi addestramenti degli agenti, tendenti a perfezionare la capacità di concentrazione in situazioni di estremo caos ambientale. &lt;br /&gt;La grande lezione che Zweig trae dall’incontro con Mendel è fulminante: “Grazie a lui mi ero avvicinato per la prima volta al grande mistero, ovvero al fatto che, se mai nella nostra esistenza riusciamo ad attingere qualcosa di speciale, qualcosa di più elevato, ciò accade solo al prezzo di una particolare concentrazione interiore, di una paranoia sublime e, nella sua sacralità, affine alla follia”. Destino volle che Mendel, proprio lui che sublimando la sua astrazione non si era mai interessato di alcuna vicenda umana, venisse travolto dall’odio disseminato in Europa dalla Prima Guerra Mondiale. La sua memoria si perse quasi subito, una legge del contrappasso beffarda cancellò repentinamente la storia di un uomo che aveva dedicato la sua vita al simbolo della lotta degli uomini contro la caducità: il libro.&lt;br /&gt;“Mendel dei libri” si chiude proprio con il rammarico di Zweig circa la fragilità della memoria: “Proprio io che avrei dovuto sapere che i libri si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio”.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;Stefan Zweig, MENDEL DEI LIBRI, Adelphi 2008, pagg. 56 Euro 5,50&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2690906541408505486?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2690906541408505486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/10/la-prima-sede-di-google-era-in-caffe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2690906541408505486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2690906541408505486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/10/la-prima-sede-di-google-era-in-caffe.html' title='LA PRIMA SEDE DI GOOGLE ERA IN CAFFE’ VIENNESE DEI PRIMI DEL ‘900'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-5652016016754166732</id><published>2010-10-08T19:47:00.001+02:00</published><updated>2011-04-16T08:53:15.207+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Copertina del libro'/><title type='text'>LE FAVOLE ALLEGORICHE DI JOSEPH ROTH</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/TK9ZTUlDl6I/AAAAAAAAAC0/DP77GBxRAxs/s1600/copertina+roth.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 142px; height: 210px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/TK9ZTUlDl6I/AAAAAAAAAC0/DP77GBxRAxs/s320/copertina+roth.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525733456283408290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-5652016016754166732?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/5652016016754166732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/10/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5652016016754166732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5652016016754166732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/10/blog-post.html' title='LE FAVOLE ALLEGORICHE DI JOSEPH ROTH'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/TK9ZTUlDl6I/AAAAAAAAAC0/DP77GBxRAxs/s72-c/copertina+roth.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2497691223939254917</id><published>2010-10-08T18:33:00.007+02:00</published><updated>2010-10-08T19:46:28.844+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere ricevute'/><title type='text'>HO LETTO... UN SOGNO di VANIA D'ANGELO</title><content type='html'>La presenza a Reggio Calabria del giornalista ed editore Franco Arcidiaco è una di quella certezze che quotidianamente vivifica l’amore per la lettura e l’acculturazione. “Passeggiare per i boschi” della sua scrittura, come in un’immagine echiana, è esperienza di cammino verso un orizzonte di luce. Il saggio “Le favole allegoriche di Joseph Roth” pubblicato a luglio 2010, è uno scrigno di suggestioni e bagliori dall’eleganza sempre discreta e algida di un osservatore raffinato con levità.&lt;br /&gt;Interessantissimo per gli appassionati e studiosi di germanistica. Non meno accattivante per i critici letterari impegnati nello studio dei topoi di matrice ebraica. Incredibilmente fascinoso per i lettori  amanti del bello scritturale.&lt;br /&gt;Vania D'Angelo&lt;br /&gt;http://www.cdse.it/libro.php?id=408&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2497691223939254917?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2497691223939254917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/10/ho-letto-un-sogno-di-vania-dangelo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2497691223939254917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2497691223939254917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/10/ho-letto-un-sogno-di-vania-dangelo.html' title='HO LETTO... UN SOGNO di VANIA D&apos;ANGELO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-7270756807595620188</id><published>2010-09-28T10:30:00.001+02:00</published><updated>2010-09-28T11:46:32.884+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere e commenti'/><title type='text'>LETTERA A STRILL.IT</title><content type='html'>Bravi, bravissimi ragazzi era ora di liberare il giornalismo dagli squallidi orpelli imposti dalla consuetudine e dal servilismo nei confronti dei potenti. Condivido pienamente la vostra decisione e le vostre argomentazioni; si respira un'atmosfera surreale, sembriamo immersi in una infinita messinscena delle migliori commedie di Dario Fo. Date sempre più spazio alle voci giovani e libere della città e chiudete le porte a vecchi tromboni, ipocriti parrucconi conformisti e sepolcri imbiancati. Ma avete visto la prima pagina di ieri della Gazzetta del Sud? Era semplicemente allucinante, un paradigma di quello che è diventata l'informazione nell'era berlusconiana; speculare sulla presunta malasanità significa rendere sempre più insicura la classe medica ed incentivare irresponsabilmente i viaggi della speranza. Siamo al Truman Show de 'noantri, qui c'è gente che non vede l'ora che gli scompaia un familiare per andare a "Chi l'ha visto"! Qui ci sono la stragrande maggioranza delle imprese con l'acqua alla gola, stritolate dal pizzo della 'ndrangheta e delle banche, e fior di investigatori si perdono dietro la vicenda di un improbabile commercialista afflitto da crisi maniaco-depressive che giocava a fare l'agente segreto. La vicenda di Lamberti è da seguire con la massima attenzione perchè è emblematica della situazione in cui versa la città; gli imprenditori che lavorano con professionalità e serietà (l'istituto De Blasi e gli studi di RTV sembrano un'oasi scandinava in mezzo al deserto) devono addirittura subire l'onta di sentirsi rimbrottare da politicanti di terza fila, voltagabbana figli della più classica malapolitica clientelare. Oggi tutti i giornali sono lì a stracciarsi le vesti per la vicenda del banchiere Profumo; grandi editorialisti non esitano a parlare di "dramma", e parlano del dramma di un uomo costretto a lasciare il suo lavoro con una liquidazione di 50 milioni di Euro!!! Sarebbe ridicolo e grottesco se non risultasse offensivo per le legioni di disoccupati create da questo scellerato sistema post-capitalistico; ma siccome al peggio non c'è mai fine ecco la notizia dell'ultima ora: Profumo potrebbe diventare il nuovo leader del centrosinistra, il cosiddetto "papa straniero" evocato da quel "genio" di Veltroni. Respinto dai popoli africani per manifesta incapacità è tornato in Italia per affossare le poche speranze di rialzare la testa che erano rimaste al popolo della sinistra; tenetevi pronti che se non gli riesce con Profumo finirà per teorizzare l'alleanza con Berlusconi.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-7270756807595620188?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/7270756807595620188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/09/lettera-strillit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7270756807595620188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7270756807595620188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/09/lettera-strillit.html' title='LETTERA A STRILL.IT'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-8276070520036462555</id><published>2010-08-01T12:33:00.001+02:00</published><updated>2010-08-01T12:36:36.165+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 21/2010'/><title type='text'>UN QUADERNO DI CITAZIONI IN FORMA DI ROMANZO</title><content type='html'>Sono vari i motivi che possono indurti a comprare un libro, nel caso de “Il canapé rosso” galeotto fu un viaggio a Parigi lo scorso dicembre. Il mio amico Federico è un fantastico catalizzatore di suggestioni, legge libri e giornali, armato di matita e calepino, e annota diligentemente tutte le indicazioni che possano servire a rendere ancora più affascinanti i nostri viaggi. Meta delle nostre vacanze di fine anno 2009 era dunque Parigi, ed una delle suggestioni del magico calepino di Federico indicava perentoriamente: quai de Bourbon, ponte Louis-Philippe, palazzo sul lungosenna; a questo punto il calepino riportava la seguente citazione da “Il canapé rosso”: “Sapevo che là, sul lungofiume, una targa commemorativa riportava una frase scritta da Camille Claudel in una lettera a Rodin, C’è sempre un’assenza che mi tormenta.” Obbligatorio dunque cercare il palazzo e leggere la targa sulla facciata, altrettanto obbligatoria la visita al meraviglioso museo Rodin; le suggestioni sono come le ciliegie, una tira l’altra e tutte assieme compongono i nostri viaggi “diversi”. Al ritorno da Parigi mi sono affrettato dunque ad acquistare il libro di Michèle Lesbre,  edito da Sellerio nell’assurda collana-marmellata “La memoria”. Michèle vive a Parigi ed è una furbastra di tre cotte, scrive benissimo e si capisce senz’altro che ha buone letture e grandi viaggi alle spalle; ha escogitato un furbo artificio narrativo che le consente di sciorinare il suo bagaglio culturale senza annoiare il lettore. Il libro si rivela, quindi, un quaderno di citazioni in forma di romanzo; Anne, la protagonista, intreccia la sua storia di amante-pellegrina con quella dell’anziana modista Clémence, che abita nel suo palazzo e che lei va a trovare due volte alla settimana per conversare, appunto, sul suo canapé rosso. Clémence ama farsi raccontare da Anne storie di donne dal tragico destino, che hanno tracciato la storia con il loro coraggio, l’anticonformismo e la spregiudicatezza.&lt;br /&gt;Nel passato di Clémence c’è la storia di un amore travolto dalle vicende seguite all’occupazione nazista di Parigi, nel presente di Anne c’è il desiderio incontrollato di ritrovare un vecchio amore perso tra le immense distese della lontana Siberia. &lt;br /&gt;Il viaggio e la memoria sono i temi conduttori del romanzo, “Mi smemoravo, o meglio ero catturata, stordita e inebriata da quella parvenza di solitudine che si genera nel viaggio, oblio momentaneo delle abitudini e dei punti di riferimento”. Ci sono passaggi veramente notevoli, come questa paginetta che descrive l’arrivo di Anne nella casa della nuova famiglia del suo vecchio amante Gyl, in uno sperduto villaggio della Siberia: “La madre (dei figli di Gyl, ndr) mi aveva invitato a entrare per bere un tè. I bambini erano venuti con noi. Avevo parlato del treno, dei giorni e delle notti, delle foreste, e poi avevo detto che venivo dalla Francia. Leggevo negli sguardi che per loro quella parola non significava niente. Per loro probabilmente venivo dal nulla… In fondo questo non contava veramente, l’importante era l’incontro, l’istante fugace, la felice occasione che nasce dal viaggio. Le parole non hanno più lo stesso valore e perfino la loro assenza genera salutari mutamenti di prospettiva. … Fu una notte insonne, una di quelle notti che trascinano nel centro più segreto di quello che ci fa muovere e ci ossessiona. Avevo dovuto fare tutta quella strada per capire che cercavo di ritrovare l’energia ormai sparita, il passato che niente poteva resuscitare, nemmeno Gyl. Ma lui aveva deciso di avere un figlio. Non sentivo tristezza, solo misuravo la distanza fra noi e il tempo che era trascorso, un tempo al quale troppo a lungo avevo tentato di sfuggire”. Tra le tante citazioni che, come dicevo, impreziosiscono il libro, sentite questa, fulminante, di Milena Jesenskà (giornalista cecoslovacca amica di Kafka): “Vedere dei paesaggi dal finestrino significa conoscerli due volte, con lo sguardo e col desiderio”.  &lt;br /&gt;Il libro scorre leggero e gradevole sin quando la Lesbre non pretende di ammannirci le sue lezioncine politiche; le sue considerazioni sull’Unione Sovietica e su Stalin sono banali e qualunquiste ed intrise di livore anticomunista assolutamente fuori luogo. &lt;br /&gt;La Sellerio, al solito, brilla per superficialità sia nella traduzione che nell’editing.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco &lt;br /&gt;Michèle Lesbre&lt;br /&gt;Il canapé rosso&lt;br /&gt;Sellerio, 2009&lt;br /&gt;Pagg. 134, € 11,00&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-8276070520036462555?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/8276070520036462555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/08/un-quaderno-di-citazioni-in-forma-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8276070520036462555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8276070520036462555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/08/un-quaderno-di-citazioni-in-forma-di.html' title='UN QUADERNO DI CITAZIONI IN FORMA DI ROMANZO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-7883449669800984914</id><published>2010-06-29T13:00:00.000+02:00</published><updated>2010-06-29T13:00:32.208+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 21/2010'/><title type='text'>LA MEMORIA E’ L’UNICA COSA CHE CONTA NELLA VITA</title><content type='html'>Non vi nascondo che ho sempre invidiato la rapidità, o meglio la tempestività avvoltoiesca, con cui l’editoriale “La Repubblica - L’Espresso” riesce a immettere sul mercato prodotti editoriali o multimediali di autori appena scomparsi. Di recente è toccato al povero Edmondo Berselli, grande giornalista e scrittore morto prematuramente l’11 aprile scorso; appena sette giorni dopo è arrivato in edicola uno dei suoi libri più straordinari, il pirotecnico “Il più mancino dei tiri”.  Il libro, scritto nel 1995, è una miniera di aneddoti e citazioni sciorinati a memoria, senza l’ausilio dei testi di riferimento e soprattutto senza internet (non dimentichiamo che Google nascerà nel 1998). Con il pretesto della ricostruzione della mitica azione offensiva di Mariolino Corso, ala sinistra della grande Inter di Helenio Herrera, Berselli affresca 126 pagine di colte e intriganti divagazioni (il “guazzabuglio erratico” secondo la definizione dello stesso autore) che nulla hanno da invidiare alle migliori farneticazioni di Gianni Brera. &lt;br /&gt;Il metodo seguito da Berselli è audace e rischioso, la possibilità di prendere cantonate è dietro l’angolo, ma è lo stesso rischio che si corre quando si avvia una conversazione tra amici davanti a un buon bicchiere; se padroneggi l’arte affabulatoria nessuno andrà tanto per il sottile. Pensate che, con sommo snobismo, Berselli non si preoccupa nemmeno di contestualizzare fedelmente la scena che vide la magia tecnica di Corso (e a cui dedica il titolo del libro) e parla di “un’imprecisata partita all’estero”; con un po’ di pazienza e l’imprenscindibile Google, sono certo di avere individuato quel momento: non siamo affatto all’estero, ci troviamo a San Siro il giorno prima della partenza della nazionale azzurra per i mondiali in Cile del 1962, si gioca l’amichevole tra l’Inter e la nazionale della Cecoslovacchia (che si prepara ai mondiali), quando Mariolino Corso col suo sinistro magico inventa un gol fantastico, un tiro splendido dopo una serie di dribbling in un fazzoletto d’erba che strappano l’applauso anche agli avversari. In quell’occasione Corso si gioca definitivamente la maglia azzurra; in tribuna c’è, infatti, il C.T. della nazionale Giovanni Ferrara, che lo ha appena escluso dalla lista dei 22 convocati, Corso non resiste e, dopo il gol capolavoro, lo cerca con gli occhi in tribuna e gli spara in faccia il gesto dell’ombrello, ponendosi definitivamente fuori dal giro azzurro. &lt;br /&gt;Berselli si preserva furbamente da ogni critica con questa dichiarazione d’intenti sciorinata nelle prime pagine: “…detto sommessamente, questo libro una sua tesi ce l’ha. Tanto vale che la esponga subito, per evitare equivoci o, peggio, accuse di debolezza o insussistenza di tesi. Sostengo che la memoria è l’unica cosa che conta nella vita. Memoria nel senso di vita partecipata e vissuta, sentimento di un passato condiviso; ma anche sforzo mnemonico, gioco di società, ricostruzione individuale e collettiva dei nomi, degli avvenimenti, delle durate, delle filastrocche, delle canzoni, delle squadre, dei campionati; e infine massimo criterio organizzativo che sia possibile e consigliabile applicare in hac lacrimarum valle.”&lt;br /&gt;Dal canto mio se dovessi creare uno slogan per pubblicizzare questo libro, sceglierei: “Se non sai di cosa stiamo parlando, significa che in questi ultimi 40 anni non hai vissuto”. Dalla prima all’ultima pagina, infatti, è tutto un succedersi caotico di aneddoti ed avvenimenti che Berselli sciorina con la stessa tecnica con cui da piccoli giocavamo alla “catena di parole”; un ricordo tira l’altro, una vicenda ne richiama un’altra, un personaggio ne evoca un altro. E vengono fuori storie incredibili che hanno segnato la vita politica e sociale della cosiddetta “Prima repubblica”: dalla “politica dei due forni” di andreottiana memoria, che ha consentito alla Dc di governare per decenni “comprando il pane” alternativamente nei “forni” degli alleati meno esigenti, agli autogol del mitico Comunardo Niccolai, stopper del Cagliari che incappava spesso nel più grave errore difensivo, tanto da essere invocato dai tifosi delle squadre avversarie quando queste non riuscivano a segnare, per arrivare all’ente inutile “Pietro Maroncelli”, che aveva come compito istituzionale di inviare folte delegazioni ogni anno in America per depositare una rosa sulla tomba del compagno di prigionia di Silvio Pellico allo Spielberg; con l’esilarante considerazione di Berselli che “l’Ente Maroncelli ha fatto più danni all’Italia che cento battaglie perdute”. Non poteva mancare un rimpianto elegiaco del nozionismo, sentite ancora Berselli: “Se è vero che la cultura è ciò che ci rimane quando si è dimenticato tutto, le nozioni, queste nozioni che ci restano avvinte alla memoria come l’edera, sono importanti. (…) Sapere che Napoleone Bonaparte, ricevendo la corona ferrea di Re d’Italia, disse Dio me l’ha data guai a chi me la tocca, è decisivo. La frase di Amatore Sciesa Tiremm innanz! riassume sostanzialmente il Risorgimento e la successiva storia d’Italia fino al divo Giulio. Tutta la Grande Guerra non servirebbe a niente se non ci fosse la certificazione che le armate austroungariche risalgono in disordine le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza: Firmato Diaz”. E’ presente infine una vasta campionatura dell’aneddotica di respiro, diciamo così, internazionale. Dalle citazioni in spagnolo maccheronico di HH1 e HH2 (se non sapete chi sono, sospendete la lettura e non comprate il libro), al grande economista Keynes che a una domanda sullo sviluppo dell’Economia nel lungo periodo, rispose: “Nel lungo periodo siamo tutti morti”, al generale De Gaulle che amava ricordare che “I cimiteri sono pieni di gente insostituibile”. Ma non commettete l’errore di pensare di trovarvi di fronte ad una delle ennesime edizioni delle “Formiche” di Gino e Michele; “Il più mancino dei tiri” non è un repertorio di citazioni, ma una coltissima, godibile ed arguta galoppata nella storia del novecento. Ci mancherà Edmondo Berselli, così come ci sono mancati, in questi lunghi anni sospesi tra il tragico e il ridicolo, Beppe Viola e Gianni Brera. Un formidabile triangolo che ha costituito la cabina di regia dell’ideale centrocampo del giornalismo italiano.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Edmondo Berselli&lt;br /&gt;Il più mancino dei tiri&lt;br /&gt;La biblioteca di Repubblica-L’Espresso&lt;br /&gt;Pagg. 128  Euro 6,90 in abbinamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-7883449669800984914?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/7883449669800984914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/la-memoria-e-lunica-cosa-che-conta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7883449669800984914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7883449669800984914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/la-memoria-e-lunica-cosa-che-conta.html' title='LA MEMORIA E’ L’UNICA COSA CHE CONTA NELLA VITA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4280379221777936283</id><published>2010-06-28T14:51:00.000+02:00</published><updated>2010-06-28T14:53:05.867+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano 8/6/2010'/><title type='text'>UNO SPETTRO SI AGGIRA PER LE PAGINE DEL QUOTIDIANO</title><content type='html'>Dalle pagine del Quotidiano di lunedì apprendiamo che i comunisti, oltre a mangiare i bambini, hanno anche provveduto a trucidare “preti operai”. La corrispondenza da Varsavia di Fausto Gasparroni , traboccante di anticomunismo da manuale, modello “guerra fredda”, sposa in pieno la tesi del Vaticano ed esulta per la beatificazione di Popieluszko, il cappellano di Solidarnosc ucciso in circostanze mai chiarite nel 1984 da non meglio identificati “agenti segreti”. L’attacco decisivo all’ Unione Sovietica ed ai Paesi del socialismo reale da parte del blocco capitalista, trovò nella Polonia e nelle presunte “rivolte operaie” guidate dal movimento di Lech Walesa, la sua arma decisiva. Ma la Storia dice che dietro queste rivolte c’era la longa manus di Karol Wojtila, con gli ingenti finanziamenti (ne ha parlato candidamente anche nella sua autobiografia) messi a disposizione dagli sporchi affari dello Ior del cardinale Marcinkus, e gli USA che con la CIA avevano appena finito di insanguinare le piazze italiane e greche per impedire l’ascesa dei partiti comunisti. E’ evidente che oggi Ratzinger ha tutto l’interesse a continuare l’opera di Wojtila, lo spettro immaginario del comunismo è ancora utile per tenere lontani ben altri spettri che hanno irrimediabilmente macchiato la chiesa cattolica; i colossali intrighi finanziari (Marcinkus, Calvi, Sindona, etc.), il caso Emanuela Orlandi e la pedofilia hanno contrassegnato i due ultimi papati e solo storici e cronisti in malafede possono ignorarne la reale portata. Oggi, con la scomparsa dei Paesi del socialismo reale, il Vaticano si trova scoperto davanti ai suoi enormi problemi, non ci sono più frontiere della fede da difendere da atee ideologie e non ci sono più servizi segreti compiacenti pronti a versare sangue sulle piazze europee. La Russia e gli altri paesi dell’ex blocco sovietico sono tornati alla cosiddetta libertà, anche se l’unica libertà che, trascorsi più di vent’anni, s’intravede è quella di delinquere. Le conquiste sociali, la pace, la prosperità, la civiltà che decenni di Comunismo avevano assicurato, sono stati spazzati via dall’invasione del capitalismo. Volgarità, violenza e prostituzione sono le cifre stilistiche dei nuovi governi dei paesi dell’Est, è questa l’evangelizzazione che auspicava Wojtila?&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4280379221777936283?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4280379221777936283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/uno-spettro-si-aggira-per-le-pagine-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4280379221777936283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4280379221777936283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/uno-spettro-si-aggira-per-le-pagine-del.html' title='UNO SPETTRO SI AGGIRA PER LE PAGINE DEL QUOTIDIANO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6087981045914452917</id><published>2010-06-28T14:45:00.002+02:00</published><updated>2010-06-28T14:50:24.505+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano 26/3/2010'/><title type='text'>PROF. CERSOSIMO, NON ERA MEGLIO LA TORRE D'AVORIO?</title><content type='html'>E così c’è cascato anche il prof. Cersosimo, il castigamatti che avrebbe dovuto dare una svolta alla politica calabrese tutta clientela e malaffare, in questo malinconico scorcio di fine impero si è comportato come il più classico politicante democristiano: una pioggia di denaro (149.437 euro per l’esattezza) per svuotare i magazzini editoriali dei soliti noti, più qualcuno tirato dentro l’ultima settimana con l’evidente ruolo di “foglia di fico”. L’ineffabile prof. Cersosimo per tutta la legislatura si è distinto per l’irrefrenabile impegno… nel volersi distinguere; non è mancata occasione pubblica nella quale non abbia tenuto a ricordare le sue umili origini, la ferrea volontà che lo ha portato a primeggiare negli studi e le nobili motivazioni che lo hanno indotto alla fatidica “scesa in campo”.  Visti i risultati, avrebbe fatto meglio a rimanere nella proverbiale “Torre d’avorio”, dalla quale, a memoria d’uomo, ogniqualvolta un intellettuale ha provato ad uscire non ha fatto altro che causare disastri. Questi 5 TIR che partiranno da Milano con un carico di 20.000 volumi di favole (ecco che torna la politica delle favole…) destinati ai bambini di quarta elementare, seppelliranno definitivamente nel ridicolo l’avventura amministrativa del prof. Cersosimo. Il direttore commerciale della Rubbettino Antonio Cavallaro, nella trionfale conferenza stampa che ha illustrato l’iniziativa, ha parlato della stessa come un passo verso la sprovincializzazione della Calabria, e ciò sarebbe dimostrato dal fatto che “sono state coinvolte sia case editrici calabresi, sia nazionali”. Di pari passo con il tuo sillogismo, caro Antonio, c’è da augurarsi che il futuro governatore decida di arruolare il prossimo assessore alla cultura in Canton Ticino, per far sì che tutti i calabresi comincino a sentirsi un po’ meno provinciali; senza dire che non si capisce perché, sempre in tema di sprovincializzazione, debbano essere sempre i calabresi a doversi sprovincializzare, perché non proponete agli amministratori di qualunque altra regione di comprare i libri degli editori calabresi, sentirete le pernacchie! Per quanto riguarda poi la selezione dei titoli e degli editori, pare si sia fatto ricorso ad un’associazione milanese denominata “Forum del libro” la quale “con l’aiuto di un pedagogista e di figure esperte del settore” (sic) ha compiuto l’impresa. Trattandosi di denaro pubblico, pretenderemmo di conoscere:&lt;br /&gt;1)Il costo della consulenza di questi cervelloni&lt;br /&gt;2)Il costo per far convergere tutti i volumi nella loro sede di Milano&lt;br /&gt;3)Il costo per assemblare i volumi e preparare le spedizioni&lt;br /&gt;4)Il costo del trasporto dei volumi in Calabria con 5 TIR&lt;br /&gt;5)Quale criterio è stato seguito per selezionare titoli ed editori&lt;br /&gt;6)Perché sono stati scelti solo tre editori calabresi (Donzelli, infatti, opera su&lt;br /&gt;  Roma e scopriamo che è calabrese solo in queste circostanze)&lt;br /&gt;7)L’elenco dei titoli acquistati, il numero di copie ed il prezzo di ognuno.&lt;br /&gt;Pensiamo che questo sia un atto dovuto da parte di un professore prestato alla politica che, proprio nel nome della trasparenza, ha bloccato da due anni l’acquisto dei libri dalle case editrici tramite la legge regionale n. 17, per evitarne l’utilizzo clientelare che l’aveva contraddistinta. E’ stata la classica operazione tanto cara alla mia Sinistra (vedi Bolognina), quella, cioè di “buttare il bambino con l’acqua sporca”; la legge n. 17 non era affatto cattiva, permetteva infatti alla Regione di approvvigionare le biblioteche, sempre afflitte da cronica carenza di risorse, acquistando i libri direttamente dagli editori. Si trattava semplicemente di impedire che l’apparato burocratico utilizzasse le risorse nel modo osceno con cui l’aveva fatto negli anni precedenti; ad oggi non sappiamo bene che fine abbiano fatto i fondi di tale legge ed anche di questo chiediamo pubblicamente conto. Il nostro auspicio è, che in occasione della prossima Fiera di Torino, finalmente spogliatosi dalle inadeguate vesti di politico, il prof. Cersosimo abbia il tempo e la voglia di visitare gli stand di tutti gli editori calabresi e non solo quelli degli “editori di regime”, come ha fatto in questi anni.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco, Città del sole edizioni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6087981045914452917?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6087981045914452917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/prof-cersosimo-non-era-meglio-la-torre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6087981045914452917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6087981045914452917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/prof-cersosimo-non-era-meglio-la-torre.html' title='PROF. CERSOSIMO, NON ERA MEGLIO LA TORRE D&apos;AVORIO?'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2382818773030018658</id><published>2010-06-27T12:54:00.000+02:00</published><updated>2010-06-27T12:55:42.225+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 20/2010 editoriale'/><title type='text'>IL 2043 E’ ANCORA LONTANO</title><content type='html'>Vittorio Sabadin nel saggio L'ultima copia del “New York Times”: il futuro dei giornali di carta, pubblicato da Donzelli nel 2007, ha fissato nel 2043 l’anno in cui dovrebbero scomparire i giornali. Abbiamo dunque ancora un bel mucchio di anni a disposizione e con Lettere Meridiane intendiamo viverli pienamente. Ci siamo presi una forzata pausa di riflessione che è stata più lunga del previsto a causa di problemi sopraggiunti alla tipografia che ci stampava, oggi ci ripresentiamo a voi con nuova veste grafica, nuova impaginazione, nuova carta e, dulcis in fundo, con una nuova periodicità; Lettere Meridiane passa infatti da trimestrale a bimestrale, con l’obiettivo di arrivare entro un anno a mensile. Non avendo vinto al Superenalotto siamo stati costretti ad aumentare il prezzo, fissandolo a 2 euro ci siamo allineati al costo medio di un periodico. Abbiamo rafforzato la redazione con l’arrivo di Alessandro Crupi, mentre l’elenco dei collaboratori si arricchirà presto di altri nomi prestigiosi.  Lo scorso settembre, nell’editoriale del numero 19, parlavamo di “Un’altra estate da dimenticare”, da allora è passata un’intera stagione e francamente motivi di ottimismo non se ne sono registrati; violenza, degrado e disservizi sono stati ancora una volta la cifra dominante della vita sociale del Mezzogiorno d’Italia. La violenza e i disservizi gravano sulle spalle di imprenditori e cittadini, il degrado è sotto gli occhi di tutti; provate a mettervi su un treno in direzione Roma - Reggio Calabria e guardate dal finestrino, una volta superato il Lazio noterete un brusco cambiamento del paesaggio: cemento, sporcizia, disordine, incuria e abbandono vi accompagneranno in un doloroso crescendo fino a Reggio. Paradossalmente gli amministratori delle regioni del Sud continuano a parlare di turismo come salvifica prospettiva di sviluppo, ma non riusciamo proprio a immaginare tour operator ed imprenditori alberghieri di un certo livello, alle prese con un contesto ambientale che è lontano anni luce da quello delle vere capitali del turismo. Il futuro delle regioni meridionali deve passare preliminarmente da una bonifica del territorio e, conseguentemente, del paesaggio; per raggiungere questo risultato nel breve periodo, sono necessarie precise volontà politiche che inevitabilmente debbono essere sostenute da un apparato legislativo che rivesta i caratteri dell’eccezionalità. La famosa “Legge Obiettivo” che è stata studiata per portare a compimento le grandi opere pubbliche, tra i tanti difetti ha l’unico grande pregio di semplificare le “espropriazioni per pubblica utilità”; quello di cui ha veramente bisogno il Mezzogiorno è di una “Legge Obiettivo” che disciplini non più le edificazioni, bensì le demolizioni, bisogna espropriare tutte le orribili costruzioni che deturpano il nostro territorio e, semplicemente, demolirle. L’unica variante di cui hanno bisogni i piani regolatori delle nostre province è la Variante Caterpillar!&lt;br /&gt;Nel frattempo invece è in stato avanzato il progetto di realizzazione di ben 81 centri commerciali (nella sola Sicilia) per un totale di 842.000 metri quadrati, una valanga di calcestruzzo, milioni di metri cubi di cemento per realizzare altre abbacinanti isole di alienante consumismo. Il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Roberto Scarpinato, coordina le inchieste sulle attività economiche, diciamo così “pulite”, della mafia; a proposito del fenomeno dei centri commerciali dice: “Le regioni del Sud sono la Singapore del Mediterraneo dove i centri per la grande distribuzione sono diventati lavatrici del denaro sporco dei mafiosi”. &lt;br /&gt;Se qualcuno dovesse pensare che io sia “uscito fuori tema” e che tutto ciò non c’entri nulla con la cultura, è pregato di smettere subito di leggere Lettere Meridiane.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2382818773030018658?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2382818773030018658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/il-2043-e-ancora-lontano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2382818773030018658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2382818773030018658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/il-2043-e-ancora-lontano.html' title='IL 2043 E’ ANCORA LONTANO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2760223390613565776</id><published>2010-06-27T12:50:00.001+02:00</published><updated>2010-06-27T12:52:47.384+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 20 2010'/><title type='text'>SESSO, DOLCI E CAMILLERI. COME TI COSTRUISCO UN BEST SELLER</title><content type='html'>IL CONTO DELLE MINNE di Giuseppina Torregrossa, Mondadori 2009&lt;br /&gt;Gli ingredienti per fare un bestseller ci sono tutti e sono distribuiti sapientemente nelle 316 pagine; un’operazione editoriale paracula a cominciare dal titolo e dalla copertina, per non parlare dei neologismi dialettali alla Camilleri (di cui francamente non se ne può più) sparsi a profusione nel testo. Un carosello di luoghi comuni, un bignamesco copia-incolla dalle pagine della sterminata letteratura isolana. Qualche sprazzo di buona scrittura che alimenta il sospetto, considerato il contesto, di scarsa originalità; ma non è un libro da buttare, tra incongruenze narrative e gratuite banalità si scorgono vari passaggi coinvolgenti e suggestivi di grande tono letterario. Tutto ciò non fa che aumentare la sensazione di trovarsi davanti ad un lavoro posticcio, a una creatura letteraria da laboratorio.  Sono anni ormai, esattamente dall’esplosione della bomba Camilleri, che gli editori italiani di prima fila hanno deciso di seguire la lezione dei colleghi americani, arruolando un esercito di ghost writer che sforna su misura quei dieci/quindici libri di successo l’anno necessari a mantenere il fatturato; e pensare che ci sono ancora imbecilli che spendono una fortuna per spedire i loro manoscritti alle grandi case editrici, tonnellate di carta sul cui destino c’è solo da sperare che non vada a finire in discarica ma venga almeno riciclata. Prendiamo i vari Grisham, Smith, King e Cornwell; in America si sforna con i loro nomi almeno un bestseller l’anno, e parliamo di tomi da 4/500 pagine minimo, per non parlare di Michael Crichton, morto prematuramente due anni fa, del quale è già stato confezionato il primo postumo (naturalmente ritrovato nel suo computer già bell’e pronto), L’isola dei pirati, 332 pagine di avventure mirabolanti, come se Emilio Salgari non fosse mai esistito. In Italia invece continua il fenomeno Camilleri, che, alla tenera età di 85 anni, sforna un bestseller dietro l’altro per la felicità della Mondadori di quel Berlusconi che poi, dalle pagine di Micromega, si diverte pure a sputtanare. Magari un’ideuzza, questi campioni delle vendite, la tireranno pure fuori autonomamente, ma agli ingredienti giusti per il successo state pur certi che ci pensano gli editor con le loro squadre di redattori-fantasma e i responsabili del marketing con le note ai giornali e le comparsate televisive. Ma torniamo al nostro libro, come vi dicevo questo Conto delle minne ha un andamento schizofrenico, dal passo classico-diaristico della prima parte si arriva a bollentissime pagine hard che potrebbero entrare a pieno titolo nel catalogo della benemerita (quella si!) casa editrice Olympia press, storico editore di libri porno di cui ogni porcellone che si rispetti ha almeno una decina di titoli negli scaffali più irraggiungibili della sua biblioteca. “Santino c’è un modo perché tu possa essere il primo. Vieni domani da me.” Così risponde la protagonista quando l’amante (il mitico Santino Abbasta) confessa il rammarico per non essere stato il suo primo uomo, e lei non si perde d’animo, sentite: “Mi tolgo la gonna e la camicetta, rimango con una sottoveste corta di seta rossa; da sotto spuntano un reggicalze e il bordo delle calze. Ho le cosce in carne, quanto gli piacciono a Santino…”, passa quindi a descrivere con dovizia di particolari la concessione del lato b e conclude sapiente: “Il dolore è un secondo di sospensione tra l’attesa che il rito si compia e il piacere che sale violento sotto la pelle, una corrente elettrica tra i muscoli e le ossa, una gioia che scioglie la distanza, sento perché lui sente, godo perché lui gode, esisto perché è lui che mi fa esistere.” Viene fatta così definitivamente giustizia di due secoli di letteratura femminile virginiawolfeggiante , e l’uomo torna trionfante al suo ruolo di dominatore di docili schiave che non hanno altro desiderio se non quello di far godere con ogni mezzo il maschio che le ha scelte. A tutte le mie amiche tardo femministe, compresa la mia cara compagna di pagina, domando come avrebbero reagito se queste pagine le avesse scritto un uomo; da parte mia vi assicuro che per molto, ma molto, meno mi sono ritrovato, negli anni 70, con la foto segnaletica in tutti i circoli femministi della città, sede dell’Udi compresa.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2760223390613565776?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2760223390613565776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/sesso-dolci-e-camilleri-come-ti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2760223390613565776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2760223390613565776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/sesso-dolci-e-camilleri-come-ti.html' title='SESSO, DOLCI E CAMILLERI. COME TI COSTRUISCO UN BEST SELLER'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-5831373560719379377</id><published>2010-06-27T12:46:00.001+02:00</published><updated>2010-06-27T12:47:58.041+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prefazione Ottobre 2009 a Opere di Sebastiano Di Marco'/><title type='text'>UN MARZIANO TRA I BANCHI DI SCUOLA</title><content type='html'>L’anno scolastico 1970/71 fu, per gli studenti reggini, un anno “virtuale”; imperversava in città la rivolta, e il Boia chi molla copriva di un tetro colore nero genuini movimenti di contestazione che in tutte le altre parti del mondo erano ammantati di ben altro colore vermiglio. Le scuole di Reggio erano state trasformate in caserme per i celerini e le poche funzionanti erano disertate dalla stragrande maggioranza degli studenti che aderivano allo sciopero per il capoluogo. I pochi studenti di sinistra, tra cui il sottoscritto, dovevamo sfidare lo scherno e le aggressioni per frequentare le lezioni, ed il solo andar in giro con i libri sottobraccio (non era ancora il tempo degli zaini, i libri si portavano a mano stretti da un elastico) metteva a repentaglio la nostra incolumità. Frequentavo il neonato Liceo Volta, sorto da una costola del già all’epoca affollato Vinci, ed era l’anno della maturità; il liceo sorgeva nella sede dell’ex Istituto S.Prospero e la quasi totalità del corpo insegnante era di matrice cattolico-oltranzista, l’insegnante di Lettere, la famigerata signorina Aricò, era preda quotidiana di deliri mistici e le sue lezioni non andavano oltre la declamazione trasfigurata dei primi canti del Paradiso di Dante. La mia buona stella fece sì che arrivasse in classe uno studente milanese, Gino Messineo, che nei due anni precedenti aveva militato nel Movimento Studentesco e per questo era stato espulso dalle scuole lombarde, era arrivato a Reggio grazie a due vecchie zie zitelle che si erano assunte l’onere di redimerlo; inutile dire che il suo inserimento in classe fu provvidenziale sia dal punto di vista teorico che…fisico (era un valente rugbista). Il prof. di Storia e Filosofia si chiamava Giuseppe Quattrone ed era l’unico tra i docenti che manifestava apertamente idee di sinistra, fu così che un giorno ci ritrovammo tra i banchi un prof. di Inglese del Vinci che veniva a parlarci di cinema; il mio primo contatto con Sebastiano Di Marco avvenne così: a bocca aperta ad ascoltare un marziano che parlava di cinema come cultura e di scuola come tempio della politica, che andava avanti e indietro per la classe con la borsa di Tolfa (la mitica Catana) a tracolla e l’aria da asceta laico. Il Chaplin era nato pochi anni prima (fu praticamente l’unico atto concreto dell’asfittico sessantotto reggino) e Sebastiano, da vero grande militante culturale, andava tra gli studenti per illustrare l’attività del Circolo nel tentativo di avvicinare almeno le nuove generazioni ad un modello di cinema ben lontano da quello che imperversava nelle sale reggine.  Chi ha provveduto in questi ultimi anni, soprattutto dall’interno, a demolire il mito del PCI, ha diffuso leggende pretestuose sulla presunta rigidità ideologica degli intellettuali militanti comunisti, fingendo di non sapere nulla dello spirito irregolare, della curiosità per il nuovo e del parallelo pessimismo dell’intelligenza, del gusto per il lavoro (quel Lavoro Culturale, così bene messo alla berlina da Luciano Bianciardi) che li spingeva ad operare, impiegando con abnegazione e senza alcun tornaconto personale tutto il loro tempo libero. Sebastiano era un intellettuale con un forte senso critico e non si può certo definire un intellettuale organico (nel senso gramsciano di organico a una classe), era un borghese illuminato (come tanti a quei tempi) che aveva abbracciato l’idea comunista ed aveva trovato un sicuro approdo in quello che in quel periodo era il Partito per antonomasia, il PCI appunto. Negli anni successivi ho militato a lungo affianco di Sebastiano nella stessa sezione, la storica Nino Battaglia del quartiere San Brunello, e tante sono state le volte in cui ho dovuto registrare e contrastare i mugugni dei compagni chiaramente frastornati dall’inorganicità di Sebastiano. La stessa candidatura a Consigliere comunale, nacque per meri motivi di facciata e posso tranquillamente testimoniare dell’assenza del suo nome nei fac-simile che venivano distribuiti durante la campagna elettorale; alle mie rimostranze, e non certo a quelle di Sebastiano che aveva accettato la candidatura per puro spirito di militanza, i dirigenti mi risposero candidamente che “Di Marco doveva portare i voti dagli ambienti intellettuali e borghesi progressisti”, sottraendogli così i voti dello zoccolo duro della base che erano l’unica garanzia di elezione. Altri valorosi intellettuali, della sua stessa estrazione, quali Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, avrebbero subito più o meno la stessa sorte costretti a dolorose dimissioni da consiglieri comunali di Palermo, proprio per contrasti con il Partito. Il rapporto tra gli intellettuali e il PCI fu sempre problematico, e fiumi di inchiostro sono stati versati sull’argomento ma oggi, nonostante tutto, non possiamo far altro, di fronte allo sfacelo della società civile e politica, che rimpiangere quei tempi in cui le dispute avvenivano su un terreno squisitamente ideologico. I presunti neocomunisti, che inopinatamente hanno ereditato il patrimonio del PCI, sono andati giustamente alla deriva e inorridiscono (io stesso ho subito il rimbrotto di Paolo Ferrero in un dibattito) quando si parla di nostalgia; poveretti, non sanno che paura della nostalgia significa paura del proprio passato, vivesse ancora oggi Sebastiano glielo spiegherebbe probabilmente con un riferimento cinematografico, scomodando il regista tedesco Edgar Reitz che, nel suo capolavoro Heimat, teorizza il sentimento del heimweh (letteralmente il dolore della casa): vale la pena vivere se non hai un posto in cui ti senti a casa? Sebastiano posti dove si sentiva a casa, come tutte le persone in regola con la propria coscienza, ne aveva più d’uno e tra questi c’era la sua città acquisita, quella Reggio Calabria che viveva gli anni terribili del degrado e della guerra di mafia. Alla nostra città dedicò quel crudo testamento spirituale che è Psulla, Sebastiano viveva drammaticamente sulla propria carne il degrado urbanistico e morale (circostanze che non a caso vanno sempre a braccetto) che lo circondava; quando andavamo in giro per i quartieri, era sempre col naso in su ad indicare le superfetazioni che sfregiavano i bei palazzi di quella che era stata la Reggio bella e gentile del post-terremoto e si dannava per la facciate non rifinite e per la volgarità che lo circondava. La cattiva sorte gli ha almeno risparmiato di vivere questi tempi assurdi, in cui il degrado e la volgarità si sono istituzionalizzati e si annidano nei palazzi del potere.&lt;br /&gt;Con questa impegnativa operazione editoriale abbiamo voluto, con la fattiva collaborazione dei familiari e degli amici e con l’impegno dei dirigenti (passati e presenti) dei circoli Chaplin e Zavattini, raccogliere, conservare e divulgare l’opera omnia di Sebastiano Di Marco; siamo certi che il suo inestimabile valore possa essere di grande ausilio alle nuove generazioni così come il suo lavoro diretto lo fu alla nostra. Un mio ringraziamento personale va al maestro editore Giuseppe Gangemi che, con la sua abituale signorilità, ha concesso la riproduzione di Psulla e della raccolta poetica in questa edizione.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-5831373560719379377?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/5831373560719379377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/un-marziano-tra-i-banchi-di-scuola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5831373560719379377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5831373560719379377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/un-marziano-tra-i-banchi-di-scuola.html' title='UN MARZIANO TRA I BANCHI DI SCUOLA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-9120282968774928464</id><published>2010-06-27T12:38:00.003+02:00</published><updated>2010-06-27T12:43:45.727+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano aprile 2010'/><title type='text'>LETTERA APERTA AL GOVERNATORE SCOPELLITI</title><content type='html'>Caro Presidente, &lt;br /&gt;come saprà (ci conosciamo da molti anni ed entrambi abbiamo avuto rispetto reciproco delle diverse posizioni politiche) io non la ho votata. &lt;br /&gt;Sono un uomo di sinistra e credo che così sarò sino alla fine. Ma, al di là delle divergenti convinzioni politiche, avendo sempre riconosciuto in lei notevoli capacità decisionali e sensibilità culturale, le chiedo di intervenire, in questa fase di “vacatio”, per evitare l’assenza della Regione Calabria e degli editori calabresi al “Salone Internazionale del libro” di Torino.&lt;br /&gt;Come analogamente saprà – lo premetto doverosamente – dal punto di vista personale e della mia casa editrice, “Città del Sole edizioni”, potrei non essere particolarmente interessato a tale presenza. Già da numerosi anni, difatti, la mia casa editrice è presente autonomamente con uno stand a questa manifestazione (come, peraltro, anche alla “Fiera della piccola e media editoria” di Roma). Ed anche quest’anno presso la Fiera torinese ci sarà, con analogo stand.&lt;br /&gt;Soprattutto negli ultimi anni, tuttavia, ho fortemente apprezzato lo stand regionale che, dando una mano a tutti gli editori della Calabria, ha realizzato un grande e positivo impatto della cultura regionale presso il più prestigioso proscenio culturale nazionale. &lt;br /&gt;Mi permetto di rivolgermi a lei in quanto, a quel che pare, la precedente gestione non ha lasciato alcuna indicazione chiara circa la continuazione di questa pluriennale esperienza di promozione culturale. E pare che l’apparato amministrativo della Regione non può assumersi una tale responsabilità. Le mie notizie sono indirette, la mia conoscenza del diritto amministrativo è relativa: potrei dunque essere in errore. Ma certamente, fra una cosa e l’altra, il rischio che quest’anno lo stand regionale sia assente al Salone di Torino lo vedo molto presente concreto. Anche e soprattutto perché i termini per l’iscrizione scadono proprio in questi prossimi giorni!&lt;br /&gt;Ne verrebbero danneggiati in primis quella trentina di piccoli editori che, evidentemente non avendo le capacità strutturali per una partecipazione autonoma, non potranno più basarsi sullo stand regionale per l’esposizione (e/o la vendita) dei propri libri. Non potrebbero effettuare più le presentazioni delle proprie pubblicazioni. Non potrebbero più avere una base efficace per i propri contatti con nuovi potenziali autori, distributori, librerie, ecc.&lt;br /&gt;Si tratta, come avrà compreso, di servizi che ha utilizzato anche “Città del Sole edizioni” in quanto, grazie allo stand regionale, anche noi abbiamo potuto usufruire di un servizio più ampio di quello che avremmo potuto organizzare tramite il nostro stand aziendale.&lt;br /&gt;Ma, alla fin fine, la mia casa editrice, grazie al proprio stand, potrebbe anche ovviare alla mancanza regionale. Ad essere fortemente danneggiati sarebbero invece gli altri editori più piccoli ma, anche e soprattutto, la stessa immagine culturale della Regione Calabria.&lt;br /&gt; Anche se dunque interessato solo in parte, intendo offrire una testimonianza quanto più possibile oggettiva del valore positivo che tale partecipazione alle precedenti edizioni della Fiera ha rappresentato, in primis per l’immagine della regione, ma anche per la cultura e l’imprenditoria regionale, come impulso allo sviluppo e come momento di confronto con il panorama nazionale e internazionale del settore editoriale. &lt;br /&gt;La presenza della Regione Calabria, che ha visto il numero di editori partecipanti salire anno dopo anno (oltre 30 nel 2010), è stata un’iniziativa positiva sotto molteplici aspetti, perché:&lt;br /&gt;- ha consentito alla migliore espressione intellettuale calabrese, rappresentata – attraverso le piccole case editrici – nella capillarità del tessuto culturale del territorio, di “uscire dal ghetto” e rendersi visibile in una vetrina variegata e di ampia risonanza; &lt;br /&gt;- è riuscita a produrre – sotto l’egida dell’ente regionale – un’unità di sforzi e di intenti tra le diverse realtà imprenditoriali della regione, superando personalismi e contrapposizioni: un’importante esperienza di sinergia che può portare a più significativi esempi e alla formazione di una coscienza civile e collettiva nella regione;&lt;br /&gt;- ha potuto aprire le porte a momenti di dibattito e di confronto su importanti tematiche di attualità e non solo, attraverso le presentazioni di libri e gli incontri culturali ospitati nello stand regionale: si è parlato di ’ndrangheta, ma anche di archeologia, di arte, di storia e di tradizioni;&lt;br /&gt;- non da ultimo, è stata di stimolo e di impulso alla crescita economica della regione offrendo alle iniziative imprenditoriali una vetrina illustre e la possibilità di venire a contatto con un’amplissima fascia di pubblico nazionale e internazionale;&lt;br /&gt;- infine, proprio perché ubicata in una città industriale come Torino – ed è facile rendersene conto “in diretta” partecipando alla Fiera – ha contribuito a rafforzare una coscienza identitaria regionale nelle (ahinoi) molte persone che, avendo dovuto lasciare la propria terra in cerca di lavoro, hanno potuto ritrovare l’eco (e l’orgoglio) delle proprie radici appunto visitando lo stand.&lt;br /&gt;Ma prima di tutto e soprattutto, essere presenti al Salone di Torino con uno stand della Regione Calabria ha voluto dire contribuire a costruire e promuovere nella percezione collettiva nazionale ed internazionale un’immagine concreta, fattiva e positiva della nostra regione. &lt;br /&gt;Ecco perché, dopo tanti anni di partecipazione, non esserci sarebbe una “grande” e grave assenza. &lt;br /&gt;Le persone che hanno visitato la Fiera di Torino l’anno passato sono state più di 300.000. Vi sono stati più di 1.000 convegni e dibattiti, circa 2.800 tra giornalisti, fotografi e video-operatori accreditati e oltre 3.000 articoli e servizi giornalistici hanno coperto l’evento, dalla presentazione del tema annuale nel mese di dicembre. Un successo che si rinnova e si moltiplica di anno in anno. È poco poter dire che “anche noi c’eravamo”? &lt;br /&gt;Sarebbe un vero peccato pensare che tali visitatori, che non è esagerato considerare in buona parte come gli “opinion maker” nazionali, non possano più vedere e sfogliare (e, magari, anche acquistare) i libri sulla storia e sulla cultura calabrese, i romanzi ed i saggi di autori calabresi, le guide turistico-culturali della nostra regione. Come sarebbe un peccato non poter mostrare a tali visitatori come spesso gli editori calabresi siano in grado di inserirsi a pieno titolo nel mondo culturale nazionale (e talvolta anche internazionale) tramite autori e/o temi italiani ed esteri.&lt;br /&gt;La Calabria, e noi lo sappiamo bene, non è solo Duisburg.&lt;br /&gt;E non c’è modo migliore di uno stand di libri per far vedere che nella nostra regione si produce anche cultura, dibattito, coscienza civile, letteratura, imprenditoria e, soprattutto, un’eccellenza dell’intervento pubblico. La invitiamo a dimostrarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco (editore di “Città del Sole edizioni”)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-9120282968774928464?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/9120282968774928464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/lettera-aperta-al-governatore-scpelliti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/9120282968774928464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/9120282968774928464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2010/06/lettera-aperta-al-governatore-scpelliti.html' title='LETTERA APERTA AL GOVERNATORE SCOPELLITI'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-3098970358256364303</id><published>2009-08-15T21:17:00.000+02:00</published><updated>2009-08-15T21:19:02.048+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano 15/8/2009'/><title type='text'>LETTERA APERTA ALL'ON.LE GIUSEPPE BOVA</title><content type='html'>Caro Presidente, l’ennesima querelle in corso tra te e l’assessore Naccari, lungi dall’essere frutto della normale dialettica tra forze di varia estrazione che si ritrovano giocoforza all’interno dello stesso schieramento nascente, rischia di apparire all’opinione pubblica come paradigmatica dell’innaturalità dell’unione tra una coppia agonizzante di partiti dal passato splendore, non fosse altro perché, nell’immaginario collettivo, la tua figura viene identificata con la tradizione Comunista (spero che il termine non ti faccia orrore…) e quella di Naccari con la Democristiana.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la nostra parte, due fatali errori politici stanno alla base delle difficoltà odierne e si chiamano Bolognina e maggioritario, oggi paghiamo le conseguenze di quelle scellerate decisioni mentre gli autori di quelle scelte continuano a gettare fango su un partito come il PCI che era il solo del quale la democrazia italiana non aveva alcun motivo di vergognarsi. Oggi quelli come me e te che, sia pur tra posizioni e responsabilità molto diverse, si ritrovano a fare il bilancio di una vita dedicata ad un’idea ed a un impegno politico totalizzante, devono fare i conti con la difficoltà di ritrovarsi in un contesto che non corrisponde certamente a quello che avevano sognato quando, adolescenti, avevano abbracciato un magnifico ideale. Le tue scelte sono sotto gli occhi di tutti, da politico abile e navigato quale sei, hai impugnato con mano ferma il timone e solchi con coraggio ed onestà i procellosi mari dell’Istituzione calabrese; hai messo da parte (ritengo a malincuore) la tua vecchia fede e guidi i tuoi centurioni nella missione impossibile di creare un contenitore capace di contenere l’incontenibile. Io, non avendo intrapreso la carriera politica, sono stato un po’ più libero nella scelta ed ho vagato per qualche hanno nella disperata ricerca di qualche traccia di Comunismo nelle sigle (ma appunto solo di questo si trattava) sorte dopo la sventurata diaspora. Il sospetto che la parte migliore della classe politica del PCI fosse rimasta all’interno delle magmatiche mutazioni seguite alla Bolognina, è diventato certezza al cospetto dell’incosciente azione Bertinottiana che di fatto ha consegnato il Paese nelle mani di Berlusconi; mi sono ritrovato quindi a riapprodare sulle antiche sponde che, nel frattempo, mutazione dopo mutazione, avevano prodotto l’immane creatura. Dopo qualche esitazione mi è sembrato che il Partito Democratico potesse rappresentare il naturale sbocco di una situazione che, ormai irreversibilmente, non indicava vie alternative alla drastica divisione in blocchi del sistema politico; sono andato indietro con la mente a quando, negli anni 70, ero riuscito a farmi una ragione della permanenza nel Partito Democratico americano dei segregazionisti del senatore George Wallace e degli afroamericani guidati da Jesse Jackson ed ho ritenuto (a torto?) che la democrazia italiana avesse (con il solito ritardo di 30 anni) raggiunto il livello di maturità di quella americana. Mi sono avvicinato pertanto al PD ed ho trovato nell’azione e nella persona di Demetrio Naccari, che avevo apprezzato nel ruolo di vicesindaco del mai troppo rimpianto Italo Falcomatà, la figura di politico che più si confaceva al nuovo grande progetto che mira ad unire le varie anime delle sinistra. A conferma di questa mia convinzione ho registrato con piacere la comune scelta di campo, tra te e Naccari, dello schieramento che fa capo a Bersani. La violenta polemica scoppiata in questi giorni tra il tuo portavoce, nonché segretario provinciale del PD, e Naccari risulta assolutamente incomprensibile a una lettura squisitamente politica; è legittimo pertanto chiederti quali siano i veri motivi che l’hanno determinata, così come pure ritengo legittimo chiederti, così come ha già fatto Giuseppe Falcomatà, di rispettare la memoria di Italo suggerendo ai tuoi uomini, e soprattutto a quel Mimmo Penna che, inopinatamente, dirige ancora una sezione a lui intestata, di evitare di strumentalizzare la sua figura per biechi motivi di parte. Italo ha sofferto molto, e qualcuno dice in modo fatale, gli ostracismi provenienti dal suo stesso partito, tutti noi siamo stati testimoni delle insane manovre che persone a te ben note tessevano contro la sua azione, ti chiedo pertanto, in nome della passata comune militanza, di porre fine a questo disgustoso spettacolo e di riportare il dibattito politico sul piano di una normale dialettica interna consona ad un moderno grande partito.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-3098970358256364303?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/3098970358256364303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/lettera-aperta-allonle-giuseppe-bova.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3098970358256364303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3098970358256364303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/lettera-aperta-allonle-giuseppe-bova.html' title='LETTERA APERTA ALL&apos;ON.LE GIUSEPPE BOVA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-375817611608522052</id><published>2009-08-15T21:13:00.001+02:00</published><updated>2009-08-15T21:16:34.484+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 18/19 2009'/><title type='text'>LA VITA LETTERATURIZZATA DI UN LIBRAIO PENSANTE</title><content type='html'>Quando penso alla figura del libraio ideale, la mia mente torna agli anni 60/70 quando a Reggio, come in tutte le altre città d’Italia, esistevano ancora le librerie “vere”; quei negozi dalle pareti interamente ricoperte di scaffali di legno stracolmi di libri, il cui proprietario, prima di essere un commerciante, era soprattutto un colto e appassionato feticista che aveva nel libro il suo oggetto del desiderio; un desiderio che raggiungeva il suo acme all’atto della condivisione dell’amato-bene con il cliente-lettore. Era quello il momento in cui il libraio, spesso dopo averlo voluttuosamente annusato, porgeva il libro al lettore, felice di riporre la sua creatura in mani altrettanto anelanti di feticistico godimento. In quegli anni a Reggio operavano parecchi librai di questo genere, ma quelli che ricordo particolarmente erano dislocati sulla parte di Corso che percorrevo tutti i giorni a piedi per tornare da scuola verso casa, nei pressi del ponte Calopinace; incontravo la libreria Ave, oggi Nuova Ave gestita ancora da uno dei fondatori, il mitico Tullio Tralongo, ed altre tre librerie che purtroppo non esistono più: Carmelo Franco, Gangemi (quella vicino al Duomo e non “La Casa del Libro” di Peppino Gangemi che arrivò un po’ dopo) e Vadalà che si trovava a due passi da Piazza Garibaldi. Quest’ultima era la libreria che frequentavo di più, essendo la più vicina a casa mia, e mi capitava spesso di trovare il sig. Vadalà sulla porta che mi aspettava per segnalarmi l’arrivo di qualche novità; Le stelle fredde di Piovene, Una relazione di Cassola, Poema a fumetti di Buzzati, Io e lui di Moravia, Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino, freschi di stampa unitamente a tanti classici italiani e stranieri, passarono dalle sue mani alle mie in un misto di gioia e trepidazione.  Oggi per fortuna in città resiste ancora un manipolo di librerie, oltre alla già citata Nuova Ave come non ricordare la storica Ambrosiano che continua nella sana tradizione della casa di accogliere amorevolmente tra i suoi vetusti ma solidi scaffali l’editoria locale, la libreria Amaddeo che, pur avendo nella “scolastica” il suo core-business, svolge il suo ruolo con professionalità e impegno e la piccola ma molto ben fornita Eden dal pubblico affezionato e fedele. Un discorso a parte merita la libreria di Enzo Caccamo. In posizione straordinaria, locali belli e accoglienti fanno della libreria Culture il luogo d’incontro preferito di giornalisti, politici ed intellettuali di varia estrazione. Enzo è un libraio sui generis, non sperate di trovare da lui al primo colpo il libro di cui avete appena letto una recensione, lui lo farà arrivare con calma solo una volta che si sarà convinto della sua bontà, se cercate un classico andate invece a colpo sicuro, troverete di tutto e di più, nelle varie collane e per tutte le tasche. Non si fa in quattro per l’editoria locale, probabilmente non coglie, tra le pagine dei libri prodotti in città, quell’ Odore  indispensabile che gli consenta di entrarne in sintonia. Conosco Enzo da decenni ma fino ad oggi ho avuto con lui solo frequentazioni di tipo professionale, influenzate dagli alti e bassi della sua imprevedibile disponibilità; ai tempi di Via della Zecca, Enzo è stato di grande aiuto alla crescita della mia casa editrice mettendo a disposizione, gratuitamente, la sala conferenze per la presentazione dei miei primi libri. Il suo trasferimento nella nuova sede è coinciso con la fase di sviluppo della Città del sole ed i nostri rapporti sono stati condizionati inevitabilmente dai reciproci e sempre più assillanti impegni. Di recente ci siamo ritrovati per un Incontro in libreria con una mia autrice, ed Enzo mi ha fatto dono di un libro dall’intrigante titolo “L’odore dei libri” scritto ed edito da lui stesso con il raffinato marchio “Culture”. Leggerlo è stato un piacevole modo di trascorrere un uggioso pomeriggio domenicale dello scorso inverno ed il risultato è la conferma della straordinarietà del personaggio-libraio Enzo e del suo alter ego Elio, protagonista del racconto. &lt;br /&gt;“Ogni mattina, appena apriva la libreria, Elio s’inchinava perché voleva salutare tutti i grandi maestri e, facendo il giro dei vari settori, nello stesso tempo controllava che tutto fosse sistemato. Ecco, infatti, che nella Filosofia un libro di Platone era stato inserito nella lettera P dei moderni. Così, rimettendolo nello scaffale giusto, Elio disse: ‘Buongiorno maestro! Li perdoni, non sanno che c’è un solo bene, il sapere! E un solo male, l’ignoranza!’ La signora delle pulizie, che ormai aveva capito che Elio normale non era, con la scopa gli fece intendere che ora doveva uscire. Lui allora accese Mozart e si mise con la panchina fuori…”. Questo è praticamente l’esilarante avvio del libro se si escludono le due paginette iniziali che riguardano il sogno di Elio e che, francamente, non assolvono il classico ruolo che dovrebbe avere un incipit che si rispetti (quello di intrigare il lettore) perché risultano confuse e incerte nell’intreccio e nello svolgimento. Sembra quasi di vederlo Enzo/Elio mentre s’inchina a rendere omaggio ai suoi amati classici, i suoi feticistici riti di apertura ricordano molto da vicino quelli del sottoscritto, quando ha la fortuna di arrivare la mattina in sede prima dei collaboratori e si abbandona a rituali molto simili, incurante del fatto che una cara amica li bolli come disturbi compulsivi. Proseguendo nella lettura il libro si rivela suggestivo e si dispiega in un’atmosfera surreale ed onirica. Un delirio colto, a tratti estremamente colto, un grido di dolore per la tragedia della condizione umana e professionale che trova nella lettura, nel sogno e nella filosofia, rifugio e catarsi. Una possibile via di fuga la indica uno dei personaggi più caratterizzati, il Professore poeta-drammaturgo, chiosando: “La letteraturizzazione della vita sarà la possibile terapia per sottrarsi alla vita veramente orrida”. E qui viene automatico il richiamo al grande Svevo che sosteneva la necessità che la vita si trasformi in letteratura, solo la vita non raccontata, infatti, viene considerata morta. Attraverso la letteraturizzazione ci si può sottrarre dalla vita vera e dalla realtà e rileggendo la vita raccontata possiamo invece far emergere gli eventi del passato. Secondo il pensiero di Svevo ogni persona deve “raccontare” se stessa, solo in questo modo la vita in ogni uomo acquisterà un senso. E a proposito dei protagonisti del libro, si rivela veramente un esercizio gustoso il cercare di riconoscere le figure reali che si nascondono dietro; d’altronde, chiunque sia mai passato dalla libreria Culture non faticherà ad associare i nomi corrispondenti a personaggi quali: il prof. Z, il filosofo-giornalista Gianni, il maestro-scultore (che si ritiene l’unica incarnazione di Michelangelo e non sopporta che altri presunti artisti trovino spazio in libreria), il Sognatore (che ama sentenziare: “Ciò che in letteratura è sublime, nella vita reale è nevrosi. Quindi non ci rimane che essere indifferenti senza cinismo e appassionati senza entusiasmo”), la Poetessa, Riccardo Meis segretario comunale in pensione, il Magistrato Santini Giustizia, il Direttore che esautora e sostituisce Elio/Enzo cercando di normalizzare la libreria che definisce “rifugio per esaltati”, il Professore poeta-drammaturgo dalla voce imperiosa e possente, il Professor psichiatra Savio Gentile. Altro esercizio gustoso, ma culturalmente molto impegnativo, è risalire alle letture che originano le innumerevoli suggestioni letterarie di cui il libro è letteralmente infarcito. Straordinario il carosello delle metamorfosi che generano l’insetto-scultore, e dei deliri più o meno onirici del Sognatore; vera e propria chicca finale l’inserimento (come non ricordare il mitico Lupo della steppa di Hesse?) del racconto scritto dal libraio Elio nel periodo della scomparsa, intitolato Secoli di Passione, introdotto da una prefazione stralunata del magistrato Santini Giustizia. Qui si parla di un Folletto che, arrivato per salvare il mondo dalla decadenza morale, fonda un circolo chiamato Il Circolo dei Disadattati che serve a “raggruppare le poche persone che si riconoscono nella profondità delle cose”. Il Folletto ci mette poco a rendersi conto che gli uomini illuminati sono merce rara e lo capisce dallo scarso interesse che dimostrano verso i classici della letteratura, gli uomini infatti rivolgono il loro interesse “ai libri moderni”; il Folletto non si da per vinto anzi alza la posta e, con i primi adepti del Circolo, fonda La Repubblica degli uomini. Uno dei primi iscritti, il giovane filosofo marxista, capisce che il Folletto è uno scienziato e lo convince a tentare degli esperimenti: intervenire sugli animali facendoli diventare uomini e viceversa. L’esperimento fallisce perché gli animali appena diventati uomini ne pretendono i diritti e gli uomini diventati animali non riescono a sopprimere l’istinto di divorare i propri figli. Per fortuna interviene un altro personaggio, il professore partigiano, che propone un grande convegno pubblico per diffondere il verbo de La necessità dell’uguaglianza fra gli uomini. Ognuno interviene per dire la sua e si parla di omologazione, fratellanza e amore universale, ma il problema è che pochi si rendono conto che l’amore di cui parla il Folletto è quello verso i libri e lui, per rendere più chiaro il suo pensiero, intensifica le manifestazioni e le conferenze approfittando della sala offerta gratuitamente dal direttore di una libreria. Il numero degli iscritti al Circolo comincia ad aumentare ed il Folletto, dopo aver subìto una scomunica dalla Chiesa, decide di diventare più diplomatico. Nel frattempo, però, il direttore della libreria scompare ed il nuovo proprietario, dopo aver trasformato la libreria in un supermercato del libro, chiede una cifra sproporzionata per ospitare le conferenze. Gli sforzi degli amici per trovare il libraio scomparso si rivelano vani mentre il Folletto prosegue nella sua attività di proselitismo. Alla fine di una conferenza clou, nella quale le più disparate opinioni si confrontano, il Folletto decide che è arrivato il momento di fare vedere agli amici la struttura ospedaliera dove opera con la sua équipe. La struttura ha il compito di favorire una metamorfosi positiva dei malati gravi, i cosiddetti vermi accademici rifatti, appagati, artificiosi, chiacchieroni, forbiti, meschini ed equilibristi, facendoli diventare colombe, simbolo della pace e della purezza. A questo punto la compattezza del Circolo si sfalda, i filosofi infatti sostengono che non si può interferire nell’ordine della cose, c’è chi propugna il ritorno alla vita in campagna ma anche questo si rivela una delusione: i gentiluomini di campagna si sono liberati delle biblioteche dei nonni…Ma il Folletto non finisce di stupire i suoi amici e li porta a visitare una megastruttura, frutto del risultato della sua opera, “essa era costituita da più piani, in ognuno dei quali erano specie diverse, accomunate da un unico intento: essere un punto di riferimento per le generazioni future attraverso la scrittura. Essi infatti dovevano creare opere in grado di trasmettere valori e ideali persi dall’uomo. Nei piani superiori, un’èlite di animali critici doveva valutare se questi testi esprimevano sentimenti onesti e non costruiti, profondi e non superficiali, umani e non animaleschi….questo luogo era una casa editrice animale, la quale doveva servire proprio per risvegliare l’istinto culturale perso da due secoli. I libri che venivano stampati andavano in giro per il mondo su navi a forma di librerie…”. Siamo alla fine del libro ed ecco riapparire, con una magia circolare (omaggio a “Il girotondo” di Schnitzler ed alla sua critica all’impossibilità umana di amare…, nel nostro caso, i libri?), il nostro libraio Elio. Torna Elio/Enzo ma solo per prendere atto che per lui, “che aveva una libreria di scaffali pieni di classici ma poche novità, non c’era motivo d’esistere più.” Chiude così Enzo Caccamo la sua cavalcata letteraria originale, brillante e, direi, inaspettata; una vera chicca intrigante e divertente che, con qualche necessario intervento di editing, può diventare un vero oggetto di culto. Mentre andiamo in stampa apprendiamo che “L’odore dei libri” ha ricevuto il premio speciale della giuria del Premio Palmi, complimenti ad Enzo e complimenti alla Giuria del Premio Palmi per il coraggio, assolutamente controcorrente, di premiare un libro edito da un editore-libraio indipendente, colto e ostinato sognatore.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-375817611608522052?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/375817611608522052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/la-vita-letteraturizzata-di-un-libraio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/375817611608522052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/375817611608522052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/la-vita-letteraturizzata-di-un-libraio.html' title='LA VITA LETTERATURIZZATA DI UN LIBRAIO PENSANTE'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-1895002404070225219</id><published>2009-08-15T21:10:00.000+02:00</published><updated>2009-08-15T21:12:01.776+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 14/7/2009'/><title type='text'>UN'ALTRA ESTATE DA DIMENTICARE</title><content type='html'>Radio due, trasmissione “Il cammello del mattino”, venerdì 10 luglio, la conduttrice Isabella Eleodori apre l’argomento “vacanze” ed elenca le mete preferite dagli italiani, secondo il solito sondaggio che ogni speaker radiofonico che si rispetti ha sempre a portata di microfono. Sciorina i nomi delle regioni italiane a vocazione turistica, esclusa la Calabria, istintivamente mi dolgo di non avere il mio mac a portata di mano per riempirla di male parole; ma come: con le centinaia di milioni investiti dalla giunta Loiero per promuovere il turismo nella nostra regione, è possibile che gli italiani non si sentano attratti dalle nostre bellezze? Il mio orgoglio di calabrese è ferito e m’impedisce, nell’immediatezza dell’offesa subita, di valutare oggettivamente la situazione. Mi trovo al mare, sulle coste del basso Jonio reggino, salgo in macchina per recarmi al lavoro in città e mi guardo attorno: bidoni della spazzatura semidistrutti traboccano di sacchetti maleodoranti, la strada piena di buche è attraversata da liquami sospetti, la spiaggia è invasa da relitti e detriti ricordo della grande mareggiata di gennaio, i proprietari dei lidi sono ancora al lavoro (il 10 luglio!!!) per montare le strutture, scheletri di enormi fabbricati non finiti ornano il lungomare, smarrito rivolgo lo sguardo speranzoso al mare azzurro, ma la schiuma che orla la risacca rivela subito la sua vera nauseante natura. Apro la radio, la trasmissione sta per finire, Isabella saluta gli ascoltatori ed io rimango con il dubbio se in fondo, escludendo la Calabria dalle mete turistiche, non abbia finito col renderci un gran favore. Che senso ha, infatti, attrarre i turisti sulle nostre coste, se poi abbiamo da offrire solo mare sporco, degrado, inciviltà e disorganizzazione? I lettori del nostro giornale, sfoderando il famoso orgoglio calabrese di cui sopra, lì per lì penseranno che magari il problema riguardi principalmente la provincia reggina; non ho alcuna difficoltà ad ammettere che quel territorio ha raggiunto un livello di degrado ormai irrecuperabile, ma conosco bene le condizioni in cui versa il resto della Calabria che non si differenziano di molto, con buona pace dei nostri politici che, minimizzando il problema, continuano a parlare di sviluppo turistico. Ma di cosa stiamo parlando? Ma quale turismo vogliamo attrarre con un territorio disseminato di ecomostri che sono la prova tangibile, la testimonianza più vergognosa dello sfruttamento selvaggio del territorio? E dietro questo c’è invariabilmente la Calabria dei piccoli abusi edilizi tollerati da sempre, che, nell’assenza totale di interventi, ha finito per sfregiare irreparabilmente coste e montagne, colline e aree, cosiddette, protette. E’ calcolato che ogni 150 metri una cicatrice segna il territorio. Il paesaggio devastato è l’immagine emblematica della Calabria e non è certo la creatività di Oliviero Toscani che servirà a recuperare i danni di immagine che ne derivano. La favoletta della “vocazione turistica” è rimasta solo lo stanco leit-motiv di politici a corto di argomenti e in mala fede; la Calabria, e le sue coste soprattutto, sono sempre state terra di nessuno. Da un versante all’altro del territorio il cemento deturpa l’ambiente, e le bellezze naturali passano desolatamente in secondo piano. Le aree più degradate sono quelle di Soverato e del Golfo di Squillace (587 ecomostri) e la Foce del Gallico (845 ecomostri), nelle altre la densità è più bassa, ma il degrado è diffuso omogeneamente in tutto il territorio. Ed allora tiriamolo pure fuori l’orgoglio, ma rendiamoci conto che le sue ferite non sono causate dai giudizi, sia pur impietosi, di chi ci osserva; alla base ci sono i comportamenti dei cittadini incivili e dei politici incapaci e/o corrotti e solo estirpando questo male potremo guarire le nostre ferite e andare fieri del nostro orgoglio, che solo allora sarà ben riposto.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-1895002404070225219?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/1895002404070225219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/unaltra-estate-da-dimenticare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1895002404070225219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1895002404070225219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/unaltra-estate-da-dimenticare.html' title='UN&apos;ALTRA ESTATE DA DIMENTICARE'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6139515367723600028</id><published>2009-08-15T21:07:00.001+02:00</published><updated>2009-08-15T21:08:50.305+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 15/6/2009'/><title type='text'>TOLLERANZA ZERO PER TORNARE ALLA LEGALITA’</title><content type='html'>Il problema della legalità in Calabria, e nel resto del Meridione, è strettamente correlato a quello del tasso di educazione civica della cittadinanza. E’ inutile girare attorno al problema: la stragrande maggioranza della popolazione meridionale non è assolutamente incline a rispettare le più elementari regole del vivere civile. Mettetevi in macchina o in treno da Roma in direzione Sud e guardatevi attorno: il paesaggio è completamente devastato; discariche abusive ad ogni angolo, ecomostri lungo le coste e sulle colline, facciate dei palazzi grigie e degradate, terrazze con i ferri arrugginiti che aspettano con pazienza la costruzione dell’ennesimo piano naturalmente abusivo, erbacce e vegetazione incolta come unico esempio di verde pubblico, automobili posteggiate in modo selvaggio, isole pedonali e piste ciclabili inesistenti e barriere architettoniche insormontabile incubo per i disabili. E’ evidente che questo stato di cose è il terreno di coltura ideale per il proliferare delle attività della criminalità organizzata; i brillanti successi degli investigatori, che sempre più frequentemente arricchiscono il loro palmarés con l’arresto di pericolosi latitanti, servono a ben poco se non vanno di pari passo con la lotta per l’affermazione della legalità quotidiana sul nostro territorio. Quando, un paio di decenni fa, l’allora sindaco di New York, Rudolph Giuliani decise di rendere vivibile e sicura la metropoli, in brevissimo tempo, attuando la famosa politica della “tolleranza zero”, riuscì brillantemente in quella che sembrava una missione impossibile.&lt;br /&gt;Questa politica deriva dalla cosiddetta teoria “Delle finestre rotte” formulata nel 1982 dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling, che prevede che se le persone si abituano a vedere una finestra rotta, in seguito si abitueranno anche a vederne rompere altre e a vivere in un ambiente devastato senza reagire: riparando la finestra ci si abitua al rispetto della legalità. Ecco oggi il meridione, e la nostra Calabria in particolar modo, hanno bisogno di una politica che abbia il coraggio di attuare la “tolleranza zero”, mettendo da parte quella pruderie di matrice liberal- cattolica che tanti danni ha provocato al nostro Paese nel dopoguerra. Nella nostra Regione tutte le notti vengono bruciate in media cinque autovetture; considerato che sono senz’altro da escludere fenomeni di autocombustione, significa che ormai in Calabria vengono risolte con questo simpatico ed innovativo sistema le piccole controversie della vita quotidiana; di questi duemila attentati incendiari annui, nessuno si preoccupa di venirne mai a capo, nessuno si rende conto che costituiscono la chiave di lettura socio-antropologica della realtà calabrese. E’ evidente, inoltre, che il ripristino della legalità deve passare obbligatoriamente, oltre che dall’apparato repressivo, dal lavoro educativo della famiglia e della scuola; ma qui entra in gioco l’altro grave problema che riguarda la preparazione e la sensibilità sull’argomento di genitori ed insegnanti; se un ragazzino vede i genitori buttare le carte dal finestrino della macchina e non sente parlare in casa della raccolta differenziata, non potrà mai diventare un buon cittadino; se la scuola non si fornisce degli strumenti per surrogare e/o integrare il ruolo della famiglia nell’educazione delle giovani generazioni e se i Comuni non si decidono ad attuare l’opportuna vigilanza sulle normali regole del vivere civile (dal parcheggio alla costruzione abusiva), il sistema della legalità quotidiana non si metterà mai in moto e la Calabria precipiterà, in modo sempre più irreversibile, in quel degrado che già oggi la contraddistingue drammaticamente dalle altre regioni d’Italia.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6139515367723600028?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6139515367723600028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/tolleranza-zero-per-tornare-alla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6139515367723600028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6139515367723600028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/tolleranza-zero-per-tornare-alla.html' title='TOLLERANZA ZERO PER TORNARE ALLA LEGALITA’'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2197098570676972236</id><published>2009-08-15T21:03:00.002+02:00</published><updated>2009-08-15T21:05:45.789+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 13/5/2009'/><title type='text'>LEGGI AD HOC PER COMBATTERE IL RACKET</title><content type='html'>La notizia che Pino Masciari, l’imprenditore calabrese divenuto testimone di giustizia dopo aver denunciato i suoi persecutori, è stato costretto a ricorrere allo sciopero della fame per ottenere dallo Stato la ripresa del programma di protezione (il cui diritto, peraltro gli è stato riconosciuto anche dal Tar del Lazio), ha riacceso drammaticamente i riflettori sulla gravità delle condizioni dell’imprenditoria calabrese. Come se non bastassero, infatti, i problemi contingenti legati alla crisi economica, gli imprenditori devono fare i conti con una criminalità sempre più agguerrita e famelica. Il problema delle estorsioni, e solo per certi aspetti quello dell’usura, non è stato mai focalizzato nella sua vera essenza; gli esperti continuano a fornire i dati sempre più iperbolici del fatturato criminale, parlano di un potere mafioso sempre più ricco e solido costruito sul traffico della droga, sugli investimenti nell’edilizia, sulla Grande Distribuzione e sulle operazioni finanziarie, ma nessuno spiega quale motivo abbia questo potere a mantenere in piedi il sistema, che appare ormai arcaico, della mazzetta. La mazzetta (o pizzo che dir si voglia) è il sistema che utilizzano i delinquenti per far fronte alle spese derivanti dagli attacchi della giustizia; ogni commerciante sa che, al primo approccio, gli estorsori parlano di esigenze legate al mantenimento delle famiglie dei carcerati e del far fronte alle spese legali. La situazione ormai è talmente incancrenita e ramificata, da non renderne possibile la risoluzione con le leggi tradizionali; il fenomeno criminalità organizzata richiede una legislazione specifica, che non abbia il timore di prevedere una netta limitazione delle garanzie costituzionali (incluse quelle riguardanti il diritto alla difesa) per tutti coloro che abbiano subito una condanna, anche di un solo grado di giudizio, per associazione mafiosa; via, pertanto, patteggiamenti, riti abbreviati con conseguenti sconti di pena e soprattutto grandi penalisti di fiducia; un avvocato d’ufficio, magari estratto a sorte dall’albo, basta e avanza per gente che non ha alcuna esitazione ad aggredire la società civile ed a rovinare la vita di cittadini e imprenditori.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2197098570676972236?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2197098570676972236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/leggi-ad-hoc-per-combattere-il-racket.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2197098570676972236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2197098570676972236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/leggi-ad-hoc-per-combattere-il-racket.html' title='LEGGI AD HOC PER COMBATTERE IL RACKET'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-1254197464971016766</id><published>2009-08-15T20:59:00.001+02:00</published><updated>2009-08-15T21:01:19.835+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 27/1/2009'/><title type='text'>RIPARTIRE DALL’AMBIENTE RITROVANDO IL GUSTO DEL BELLO</title><content type='html'>Non vi nascondo che andare in giro per le strade della Calabria mi provoca sempre una pena indicibile. Il territorio disseminato di ecomostri è la prova tangibile, la testimonianza più vergognosa dello sfruttamento selvaggio del territorio. E dietro tutto questo c’è invariabilmente la Calabria dei piccoli abusi edilizi tollerati da sempre, che, nell’assenza totale di interventi, ha finito per sfregiare irreparabilmente coste e montagne, colline e aree, cosiddette, protette. E’ stato calcolato che ogni 150 metri una cicatrice segna il territorio. Il paesaggio devastato è l’immagine emblematica della Calabria e non è certo la creatività di Oliviero Toscani che servirà alla Calabria per recuperare i danni di immagine che ne derivano. La favoletta della “vocazione turistica” è rimasta solo lo stanco leit-motiv di politici a corto di argomenti ed in mala fede; la Calabria, e le sue coste soprattutto, sono sempre state terra di nessuno. Da un versante all’altro del territorio il cemento ricopre e minaccia l’ambiente, e le bellezze naturali passano desolatamente in secondo piano. Le aree più degradate sono quelle di Soverato e del Golfo di Squillace (587 ecomostri) e la Foce del Torrente Gallico (845 ecomostri), nelle altre la densità è più bassa, ma il degrado è diffuso omogeneamente in tutto il territorio. Questa tragica situazione contrasta con il trionfalismo dei vari assessori regionali competenti per materia che, negando la più elementare evidenza, non si rassegnano ad ammettere che quattro anni fa hanno preso in consegna una Regione dal territorio pesantemente devastato e tra un anno, alla fine della legislatura, ce la riconsegneranno, né più né meno, che nelle stesse condizioni. In tutto questo sfacelo non si potrà mai affrontare seriamente un discorso di sviluppo turistico senza prima avere avviato una seria, determinata e risolutiva politica ambientale. Quello che ci ostiniamo a non capire, e su questo voglio sollecitare gli amici ambientalisti, è che la nostra regione è assolutamente la più disastrata tra tutte le pur disastrate regione del Sud, e questo per un semplice motivo che è sotto gli occhi di tutti: IL PAESAGGIO DEVASTATO. Le miriadi di costruzioni non finite che sorgono dappertutto e deturpano coste e colline hanno irrimediabilmente frantumato il sogno dello sviluppo turistico. Ma chi volete che venga ad impiantare un Club Mediterranée, un Valtur, un Hilton od uno Sheraton nel bel mezzo di quelle bidonville alla cui stregua abbiamo ridotto le nostre città ed i nostri paesi?  Vogliamo capire una volta per tutte che, come disse con lungimiranza anni addietro il giudice Roberto Pennisi, la ‘ndrangheta infettando di illegalità tutti gli strati della società ha fatto sì che i cittadini, vivendo in un contesto ambientale disastrato, perdessero definitivamente il senso del vivere civile? Monsignor GianCarlo Bregantini, che ha capito la nostra terra molto meglio di quanto non l’abbiano capita tutti i nostri politici messi assieme, ha scritto: “Il gusto del bello è la migliore forma di antimafia”. Ecco, noi il gusto del bello l’abbiamo definitivamente perduto, quindi le nostre speranze di sviluppo, almeno in direzione turistica, sono eguali a zero!  L’estate scorsa si è tenuto a Copanello un convegno dei giovani industriali italiani, il tema era: “La bellezza salverà il Mezzogiorno?”. Il presidente dei Giovani industriali calabresi, l’editore Florindo Rubbettino è stato chiaro e diretto: “Nessuna società che si rispetti può rinunciare alla bellezza. Le nostre città tendono a diventare sempre più brutte. La politica non solo deve preservare, ma anche cercare il bello, educare al bello”; dello stesso avviso l’economista Massimo Lo Cicero: “Nel Mezzogiorno la bellezza è sciupata prima di essere colta” per finire con Santo Versace secondo cui: “Quello che ci manca è la bellezza della legalità”. Ed allora di cosa vogliamo parlare? Di vocazione turistica? Con questi presupposti lo sviluppo turistico rimarrà una mera illusione. Ci vorrebbe una rivoluzione, ma il tempo delle rivoluzioni, si sa, è definitivamente tramontato. &lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-1254197464971016766?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/1254197464971016766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/ripartire-dallambiente-ritrovando-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1254197464971016766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1254197464971016766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/ripartire-dallambiente-ritrovando-il.html' title='RIPARTIRE DALL’AMBIENTE RITROVANDO IL GUSTO DEL BELLO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-8763699152134062849</id><published>2009-08-15T20:53:00.000+02:00</published><updated>2009-08-15T20:54:44.507+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 24/3/2009'/><title type='text'>IL FUTURO E' NELLE VOSTRE MANI</title><content type='html'>“Ho aspettato questo momento da molto tempo perchè il mio viaggio fin qui, improbabile all’inizio e a cui nessuno dava chance, è andato avanti grazie a voi, giovani di tutt’America”&lt;br /&gt;“Voi mi avete dato la spinta ad andare avanti per costruire un mondo così come lo immaginate, un mondo diverso, che dove c’è guerra immagina pace, dove c’è fame immagina gente che possa sfamarsi, dove c’è malattia un sistema sanitario a disposizione di tutti. Il futuro è nelle vostre mani”&lt;br /&gt;“Io vi prometto che l’America sarà più forte e voi farete in modo che ciò accada.”&lt;br /&gt;Questo numero del nostro giornale dedicato ai giovani, non poteva assolutamente ignorare quello che è stato certamente l’avvenimento storico più significativo della nostra era; l’elezione di Barack Obama è stato probabilmente l’unico grande sogno realizzato del XX secolo, e se questo sogno, il grande sogno di Martin Luther King (“I have a dream”), si è realizzato, gran parte del merito va attribuito al determinante apporto del voto dei giovani. &lt;br /&gt;Il riconoscimento del neo presidente è arrivato puntuale a Washington il 20 gennaio 2009, durante lo “Youth Inaugural Ball”, con le parole che abbiamo riportato all’inizio.&lt;br /&gt;In Italia purtroppo, fino ad oggi, la politica non è riuscita ad inviare ai giovani il segnale giusto, sin dagli anni ottanta si è assistito ad un rapido "riflusso", che ha portato all’allontanamento dei giovani dalla politica, dopo l’infuocata stagione degli anni ‘60 e ‘70. L’attenzione si è spostata sulla vita privata: studiare, lavorare, far carriera. Motivo principale d’insofferenza è stata la lentezza dei tempi della politica. Ad ogni elezione è via via aumentato il numero degli astenuti, e la distanza tra giovani e politica continua a crescere ancora oggi in modo inarrestabile.&lt;br /&gt;Si nota un accentuato disagio tra i giovani, causato dalla mancanza di una classe politica dirigente capace ed affidabile. Le istituzioni appaiono ai giovani distanti ed incapaci di soddisfare le loro esigenze, e ciò li porta ad adottare un atteggiamento distaccato nei confronti della vita politica quotidiana. I giovani sembrano non avere fiducia nella politica e nelle istituzioni, hanno rinunciato a credere negli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti, si sono ormai abituati a vedere la politica come un’entità che non appartiene loro e che va osservata a distanza. La politica giovanile è praticamente inesistente, e i pochi giovani che hanno degli ideali politici non vengono incoraggiati a portare avanti le proprie idee.&lt;br /&gt;Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, sono le ragioni che provocano lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate il soggetto escluso dalla politica. E’ necessario, invece, un tipo d’educazione completamente diverso, che abitui i giovani, fin dall’infanzia, a porsi in relazione con gli altri. Questo è certamente un primo passo per far comprendere, in seguito, l’importanza della politica come strumento di aiuto alla collettività. Non è più concepibile che politica e società debbano star lontani. C’è oggi un bisogno impellente di realizzare una sintonia nuova tra il Paese e la politica. Una sintonia che chiede alla politica la ricerca di sobrietà e spirito di servizio.&lt;br /&gt;Da qui anche la necessità della riduzione reale dei costi della politica, che appaiono spesso come frutto di privilegi ingiustificati, e di una profonda riforma della politica che accompagni quella delle istituzioni. In Calabria il rischio che i giovani abbiano una percezione negativa della politica è purtroppo più concreto che altrove, se ne verrà fuori solo quando i signori dei partiti decideranno che è giunto il tempo di aprire veramente le liste elettorali a nuove leve che abbiano come caratteristica professionalità, preparazione ed entusiasmo. Solo così si potrà realizzare il miracolo che siano i giovani a cambiare la politica, e non la politica a cambiare i giovani.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-8763699152134062849?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/8763699152134062849/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/il-futuro-e-nelle-vostre-mani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8763699152134062849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8763699152134062849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/il-futuro-e-nelle-vostre-mani.html' title='IL FUTURO E&apos; NELLE VOSTRE MANI'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-5140354932660744304</id><published>2009-08-15T20:45:00.002+02:00</published><updated>2009-08-15T20:50:37.175+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 4/4/2009'/><title type='text'>CAMBIARE LA POLITICA PER CAMBIARE LA CALABRIA</title><content type='html'>La grande stagione di riforme che sembra essere alle porte, è l’ultimo autobus a disposizione per la nostra regione. Certo, la legislatura che sta per arrivare al capolinea, partita non dimentichiamolo nel tragico segno dell’omicidio Fortugno, non é stata sicuramente peggiore delle precedenti, ma non è riuscita comunque a dare un segnale chiaro di inversione di tendenza. Le prove che ha dovuto affrontare il governo Loiero avrebbero fatto tremare le vene ai polsi anche al mitico Sansone, ha fatto anche la sua parte un rigido e inclemente inverno come non si vedeva da anni a queste latitudini. Un inverno nevoso e fortemente piovoso, senza dubbio, ma il territorio è smottato a valle perché era già ampiamente dissestato e franoso, oltre che sismico. “Uno sfasciume pendulo sul mare”, così il grande meridionalista Giustino Fortunato definiva la Calabria un secolo fa. Purtroppo poco o nulla è cambiato da allora. Anzi peggio perché il cemento, per lo più abusivo, ha investito montagne e colline dissestandole fino alla costa, irriconoscibile ed esposta a diffuse erosioni. Nel 2006 si segnalavano in Calabria oltre 9.400 movimenti franosi, estesi per 822 Kmq. Quando le poche arterie strategiche sono bloccate dalle frane tutta la regione si ferma. Il paesaggio devastato è diventato il tragico segno distintivo della nostra regione, altro che vocazione turistica, altro che Oliviero Toscani, altro che Rino Gattuso! Non parliamo poi della questione morale, il Consiglio regionale della Calabria registra un numero di parlamentari inquisiti che non ha eguali in alcuna democrazia moderna e tutto il marciume affaristico gira attorno ai palazzi regionali attratto dal profumo dei lauti finanziamenti europei. Riusciranno le riforme, federalismo in primis, a segnare un’inversione di tendenza? Permettetemi di nutrire qualche dubbio, si tratta certamente della questione centrale senza la cui risoluzione non si potrà mai giungere al riscatto della Calabria. Lo diceva bene il grande Enrico Berlinguer, vera &lt;i style=""&gt;vox clamantis in deserto&lt;/i&gt; della politica italiana: «La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.» Lo dicevamo nel numero scorso, ma vale la pena ripetersi, il futuro è nelle mani dei giovani; la grande, efficace arma che la democrazia mette a loro disposizione è quella del voto, ma è necessario imparare ad usarla e soprattutto aver voglia di usarla. Rinnovare il personale politico è l’imperativo categorico, una nuova leva di politici giovani, preparati e onesti, deve prendere in mano le redini del potere e trascinare la Calabria fuori dal tunnel, spazzando via definitivamente la classe politica incapace e corrotta che ha governato fino ad oggi. Utopistico? Forse, ma, a pensarci bene, è stato proprio il tramonto dell’utopia la causa del progressivo degrado che ha segnato l’ultimo ventennio. Anche l’utopia è roba da giovani e un grande entusiasmo, unito a un pizzico di incoscienza, è l’ingrediente indispensabile per farne maturare i benefici effetti. La Calabria più di ogni altro posto “non è un paese per vecchi”, ma non nel senso del bellissimo film dei fratelli Coen, bensì in direzione di un indispensabile ed assolutamente necessario bisogno di rinnovamento.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-5140354932660744304?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/5140354932660744304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/cambiare-la-politica-per-cambiare-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5140354932660744304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/5140354932660744304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/08/cambiare-la-politica-per-cambiare-la.html' title='CAMBIARE LA POLITICA PER CAMBIARE LA CALABRIA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2263318690886122451</id><published>2009-03-08T23:53:00.004+01:00</published><updated>2009-03-08T23:58:49.131+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubrica Angolo Franco su www.strill.it'/><title type='text'>UN FUTURO SOTTO IL PONTE?</title><content type='html'>L’ultima balla di Berlusconi &amp;amp; C. prefigura per reggini e messinesi un futuro da barboni, centinaia di migliaia di persone costrette a passare il resto della propria vita sotto un ponte; con la prospettiva, come ha autorevolmente ammonito il geologo del CNR Mario Tozzi, di godere della meravigliosa struttura (sicuramente antisismica) dall’interno di due immense aree cimiteriali (tali sono destinate a diventare Reggio e Messina senza un seria programmazione antisismica).&lt;br /&gt;Ponte o case antisisma? La domanda non è peregrina se rivolta agli amministratori di due città che hanno sicuramente problemi più urgenti. Non è necessario essere dei grandi strateghi per capire che il rapporto costi-benefici è largamente sfavorevole e che il ponte potrebbe essere deleterio in caso di sisma, anche in considerazione del fatto che si distoglierebbero fondi ingenti per la sua costruzione e ciò costituirebbe una grave colpa in caso di catastrofi naturali. A ciò si aggiunga la preoccupazione per l'ambiente, che è il capitale più prezioso e deperibile del nostro Paese: nessuna valutazione d’impatto ambientale è stata allegata al progetto (i progettisti ne hanno presentata una ma poi l´hanno ritirata a causa della sua inadeguatezza). Tralasciando l'aspetto economico (su cui molti hanno già scritto mettendo in luce che l'opera non sarà mai in grado di remunerare il capitale investito) e quello politico (la schiacciante maggioranza di cui dispone Berlusconi si traduce, inevitabilmente, in consenso verso il Ponte), da un punto di vista geologico i dubbi sono parecchi. Alcuni geologi temono che il rischio di costruire una struttura del genere nella zona a più elevata sismicità del Mediterraneo sia sufficientemente alto. Reggerà al terremoto prossimo venturo un ponte che è stato commisurato a magnitudo 7,1 Richter sulla base del sisma di Messina e Reggio del 1908, visto che - non essendoci al tempo rilevamenti strumentali adatti - si può trattare di una stima approssimativa e che, quindi, quello futuro potrebbe essere di magnitudo più elevata? Va inoltre ricordato che il ponte risulta efficacemente difeso da un terremoto 7,1 Richter solo una volta interamente realizzato: nulla è assicurato per le fasi costruttive, durante le quali le strutture sarebbero assolutamente vulnerabili. Ma a cosa servirebbe un ponte che rimane in piedi se il terremoto è veramente "solo" 7,1 Richter? Invece di unire due future aree cimiteriali non sarebbe meglio spendere prima quelli e altri fondi (pubblici e privati, occupazione e profitti, sarebbero comparabili) nella ristrutturazione di città che hanno solo il 20 per cento di costruzioni antisismiche? La Sicilia nord-orientale e la Calabria meridionale sono notoriamente le regioni a più alto rischio dell'intero Mediterraneo.&lt;br /&gt;Ma prima di scampare al prossimo terremoto, il ponte va costruito e per farlo bisogna prima di tutto impiantare, a oltre 50 metri di profondità, due piloni alti quasi 400 metri (più dell'Empire State Building) per un totale di oltre 500.000 metri cubi di cemento. Per fabbricare tutto quel cemento è necessario l'approvvigionamento di calcari, ciò significa aprire decine di nuove cave nell'area dello stretto con sfregio ambientale irreversibile di colline e versanti, fino allo stravolgimento vero e proprio del rilievo esistente. Nello scavare le due fosse si tirerebbero fuori oltre 8 milioni di metri cubi di terra, sabbia, ghiaia e detriti rocciosi che andrebbero comunque trattati. Lo scavo altererebbe completamente ogni equilibrio idrogeologico delle aree di appoggio, ivi compreso il prosciugamento del lago Ganzirri (nel Messinese) e la Costa Viola (nel Reggino), aree già normalmente interessate da frane. In questi casi è lecito domandarsi se la messa in sicurezza (naturalistica) del territorio non dovrebbe venire prima della costruzione di qualsiasi opera.&lt;br /&gt;Ci sono infine i dati geodinamici recentemente messi in luce dall' ENEA (ma da altri contestati), che indicano un allontanamento tra le sponde di un centimetro all´anno e un sollevamento verticale differenziale della costa calabrese rispetto a quella sicula: problemi che, come minimo, comporteranno un incremento di spesa.&lt;br /&gt;Insomma, non esiste oggi una persona di buon senso e in buona fede (non parliamo evidentemente di Ciucci, nomen omen…) che possa ancora credere alla favoletta del Ponte, figuratevi che finanche quello che è stato per anni il coordinatore del comitato tecnico-scientifico del progetto Ponte, il prof. Remo Calzona ha finito con l’esprimere di recente grandissimi dubbi sulla costruibilità. Ma se ancora dovesse esservi rimasto qualche dubbio, cari amici strilloni, eccovi la ciliegina sulla torta, sotto forma di ingenua domanda: ma, prima di costruire, non bisogna espropriare le aree interessate? Bene, ascoltate in proposito cosa dice il prof. Alberto Ziparo, nostro concittadino docente dell’Università di Firenze e coordinatore degli studi sull’impatto ambientale del Ponte sullo Stretto: “ Gli espropri di cui si parla nella delibera con cui il CIPE ha dato il via libera al manufatto, non riguardano le opere del Ponte ma interventi, definiti collaterali, che in realtà interessano opere di sistemazione stradale e ferroviaria nei comuni di Villa San Giovanni e Messina, già decise e da realizzare a prescindere dal Ponte. Gli espropri delle strutture relative al manufatto, infatti, non possono essere eseguiti prima dell’approvazione del progetto definitivo.”&lt;br /&gt;A questo punto la domanda sorge spontanea: ma chi credono di prendere in giro? Ma lo sanno che nell’area di Ganzirri e Torre Faro sorgono, oltre a migliaia di abitazioni ed esercizi commerciali, un paio di centinaia di ville megagalattiche di proprietà di tutto il notabilato messinese? E tra Villa e Cannitello, avete idea di quello che significa espropriare e traslocare centinaia di famiglie? Ma vi rendete conto che basta il minimo ricorso del proprietario di un pollaio per bloccare l’esproprio per anni? Qualcuno ricorda la vicenda dell’abbaino che ha bloccato per decenni lo sviluppo dell’aeroporto di Reggio?&lt;br /&gt;E per finire, perché nessuno tira fuori quello studio commissionato un paio di anni fa dal Comune di Messina (e subito secretato), che stabiliva che un buon 50% del territorio comunale sarebbe interessato permanentemente dalla proiezione dell’ombra del manufatto rimanendo perennemente in penombra?&lt;br /&gt;Ci sarebbe poi ancora da parlare dell’effettiva utilità per i pendolari reggini e messinesi, vi dico solo che, pedaggio a parte, dal centro di Reggio per raggiungere il centro di Messina ci saranno da percorrere una cinquantina di km, a meno che qualcuno non pensi di raggiungere la quota di 180 metri con una rampa unica.&lt;br /&gt;Comunque, conoscendo il soggetto, non ho alcun dubbio che il Caimano a breve si rechi tra le nostre povere sponde a posare la prima pietra, stia pur certo che quel giorno saremo in tanti disposti a ritirargliela in testa!&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2263318690886122451?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2263318690886122451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/03/un-futuro-sotto-il-ponte.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2263318690886122451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2263318690886122451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/03/un-futuro-sotto-il-ponte.html' title='UN FUTURO SOTTO IL PONTE?'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-8812944740862025672</id><published>2009-03-02T14:02:00.003+01:00</published><updated>2009-03-02T14:11:07.772+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubrica Angolo Franco su www.strill.it'/><title type='text'>TUTTO A POSTO</title><content type='html'>Non so quante volte al giorno vi capita di usare questa frase, penso che sia una delle espressioni più usate nelle conversazioni tra reggini; può essere in forma interrogativa ed in questo caso diventa un saluto vero e proprio (&lt;em&gt;tuttuapostucumpari?),&lt;/em&gt; viene usata altresì per rispondere alla classica domanda: come va? In ogni caso dalle nostre parti è quasi sempre tutto a posto. Se devo essere sincero non mi ricordo più dove volevo andare a parare con questo incipit filologico, ma in ogni caso, siccome mi sembra venuto bene, cerchiamo di andare avanti lo stesso. In realtà sono un po’ in confusione, il mio strizzacervelli ha rinunciato miseramente al suo incarico; glielo avevo conferito l’indomani della caduta del Muro di Berlino, ma già qualche mese dopo, al crollo dell’ Unione Sovietica, mi aveva, con molta onestà, dichiarato incurabile (&lt;em&gt;è ‘nutili mi ti futtu i sordi, ccà&lt;/em&gt; &lt;em&gt;non ncunchiurimu nenti…).&lt;/em&gt; Oggi, poiché alla politica non riesco proprio a rinunciare, mi ritrovo su una, mi dicono bizzarra, posizione stalinista-naccariana (di rito brezneviano), ne ho parlato l’altra sera a Demetrio davanti a una buona bottiglia di vino e, dopo qualche bicchiere, mi è sembrato benedire la mia tesi. Il problema è, miei cari strilloni, che trovo veramente ridicoli quelli che, dopo aver buttato il bambino assieme all’acqua sporca, pretendono ancora di aggregare la gente attorno a concetti come: antifascismo, classe operaia, lotte sindacali, rispetto dei valori costituzionali e via discorrendo. La storia della Sinistra in Italia è finita il 12 novembre 1989, quando un politico fallito e screditato di nome Achille Occhetto, dettò la cosiddetta “svolta della Bolognina” che da lì a poco avrebbe portato allo scioglimento del PCI, ovvero dell’unico partito che era uscito a testa alta dalla cosiddetta prima repubblica e, a tutti i livelli, aveva dato sempre dimostrazione di serietà, onestà, capacità di governo e fedeltà alle istituzioni. Con un colpo di spugna si azzerò non solo un partito che era arrivato al 30% di suffragi, ma si spazzò via un’intera classe politica che, da quel giorno in poi, si sarebbe dispersa tra i vari rivoli contrassegnati da sigle improbabili (Pds, Ds, Rc, Pdci) che, nemmeno messe tutte assieme, sarebbero mai riuscite ad arrivare al livello dei consensi del vecchio PCI. Oggi, per tornare al nostro incipit, tutto è a posto: i comunisti non ci sono più, il partito degli affari è al governo a tutti i livelli, la chiesa spadroneggia con un papa al cui cospetto l’ayatollah Ali Khamenei sembra un laico gaudente e Berlusconi continua a sputtanarci a livello planetario con le sue incredibili gaffes. Si ritorna a parlare di ponte sullo Stretto, nel mezzo di una crisi economica micidiale (ma nessuno parla di crisi del capitalismo…), ed anche le opere d’arte rischiano la cartolarizzazione sull’altare del rapporto deficit/Pil. Nel frattempo quel che rimane dei partitini cosiddetti comunisti continua ad accapigliarsi pateticamente su ipotesi di nuove sigle e nuovi schieramenti usando frasi trite e ritrite mutuate da un frusto bagaglio di polverosa tradizione politichese. &lt;em&gt;Tutto è a posto&lt;/em&gt; dunque, così ha voluto il popolo italiano, così vuole il popolo reggino, salvo poi lamentarsi delle strade che franano, dei treni che non funzionano, della sanità che va in pezzi, del lavoro che manca, della criminalità dilagante; non importa nulla, cari strilloni, il vero problema era il comunismo, ora abbiamo la democrazia e il capitalismo trionfanti e tanto basta per dichiararci soddisfatti. Tanto, Berlusconi garantisce anche il diritto di lamentarci: a Palazzo Chigi governa e a Mediaset fa l’opposizione con Striscia la notizia e Le Iene, e gli italiani continuano a votarlo. &lt;em&gt;Malanova o suffraggiu universali…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-8812944740862025672?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/8812944740862025672/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/03/tutto-posto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8812944740862025672'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8812944740862025672'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/03/tutto-posto.html' title='TUTTO A POSTO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6278353077691044778</id><published>2009-03-02T00:26:00.001+01:00</published><updated>2009-03-02T00:31:48.915+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi ospiti'/><title type='text'>IL GRANDE BLUFF POLITICA, CREDITO E FINANZA</title><content type='html'>Nello scorso mese di ottobre ho pubblicato alcuni articoli (su "il Manifesto" e "Carta") in cui denunciavo l'anomalia del caso italiano in merito al default del sistema bancario. Infatti, mentre tutti gli altri paesi europei scoprivano le carte e annunciavano le misure governative necessarie per impedire il crollo del sistema creditizio, il governo Berlusconi, coadiuvato dal silenzio del governatore Draghi, rassicurava gli italiani con messaggi del tipo: le nostre banche sono state più prudenti, il nostro sistema è il più solido di tutti, ecc. E così gli italiani non si sono fatti prendere dal panico, non hanno ritirato i propri risparmi dalle grandi banche, non si sono messi in fila, com’è accaduto in Inghilterra con il fallimento della Northen Rock ( poi nazionalizzata). Insomma, nell'immagine che abbiamo di noi stessi, nello specchio su cui ci fanno riflettere i mass media, ci siamo sentiti gratificati dal fatto di vivere nell'unico paese al mondo dove i grandi istituti bancari (Intesa S. Paolo, Unicredit, MpS, ecc.) sono governati da saggi manager che non hanno inseguito gli extraprofitti generati per anni dai famigerati hedge fund, ma si sono accontentati dello spread che si realizza tra acquisto -dalla BCE- e vendita al pubblico del denaro.&lt;br /&gt;Niente di più falso, ma il bluff fino ad oggi ha funzionato. Grazie ad un'altra, decisiva, anomalia italiana: la privatizzazione della Banca d'Italia. Questo fatto, conosciuto solo dagli addetti ai lavori, è di una gravità inaudita. Come volete che operi il Governatore Draghi che, a parte il nome che incute timore, deve dare conto ad un consiglio di amministrazione in cui le quote di maggioranza sono in mano alle tre più importanti banche italiane? Controllori e controllati si scambiano le parti, un vizio non solo italico, ma a cui questo paese è molto affezionato.&lt;br /&gt;Ma adesso che usciranno allo scoperto i bilanci del 2008, che qualcuno farà notare che negli attivi ci sono ancora montagne di crediti inesigibili e titoli spazzatura, allora che cosa succederà? Sicuramente il nostro governo non dispone dei 500 miliardi messi sul tavolo dalla Merkel per sostenere il sistema creditizio teutonico, o dei 320 miliardi che ha tirato fuori il governo Sarkozy, e neanche dei 150 miliardi di euro che Zapatero ha dovuto mettere a disposizione del sistema creditizio spagnolo.&lt;br /&gt;Con il rapporto Debito/Pil più alto della UE, con un rapporto Deficit/Pil che ha già sfondato abbondantemente la soglia del 3%, l’unica cosa che può fare il governo è quella di fare l’assuntore del fallimento delle banche che falliranno. In questo modo potrà pagare i crediti con tagli del 60-70%, ridurre drasticamente il personale, senza naturalmente parlare di nazionalizzazione delle banche, fenomeno che sta investendo tutti i paesi occidentali. No, ha ragione il governo Berlusconi, in Italia nessuna nazionalizzazione di banche, solo sciacallaggio e distribuzione delle spoglie ai soliti amici del presidente “asso pigliatutto”. Di fronte a questo scenario inquietante è mancata totalmente una voce dell’opposizione, un pensiero di Sinistra, chiaro e lucido, che spiegasse ai lavoratori, ai piccoli imprenditori che ormai faticano a trovare due spiccioli di credito, quale fosse la realtà e quale fosse l’inganno. La questione del credito e della finanza è diventata una questione di primaria importanza sul piano politico. La SE dovrebbe presentare una sua posizione unitaria sul sistema del credito e della finanza, affinché si eviti di rattoppare il sistema, di drenare ricchezza monetaria ai lavoratori ed alle piccole e medie imprese, e si ripensi su altre basi la gestione sociale e politica del denaro. In Italia, poi, la questione politica più urgente, l’emergenza negata è lo scandalo della privatizzazione della Banca d’Italia. Un disastro per la gestione del risparmio di milioni di persone. Stiamo cominciando a capire che da questa Crisi Globale non si esce con la politica dei piccoli passi, con un po’ più di interventi pubblici, con qualche nazionalizzazione di banche o grandi imprese. E non basta nemmeno la sacrosanta redistribuzione del reddito nazionale, né dare un po’ più di soldi ai lavoratori ed ai pensionati, come propone Die Linke. Pur essendo necessario è insufficiente. Ci vuole un cambiamento nel modo con cui usiamo il denaro, e quindi il credito, nella gestione sociale e politica di questo strumento che da mezzo, utile all’umanità, è diventato un fine che distrugge la società.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tonino Perna, Liberazione 25 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6278353077691044778?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6278353077691044778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/03/il-grande-bluff-politica-credito-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6278353077691044778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6278353077691044778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/03/il-grande-bluff-politica-credito-e.html' title='IL GRANDE BLUFF POLITICA, CREDITO E FINANZA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-2285137434346034583</id><published>2009-02-15T18:45:00.004+01:00</published><updated>2009-03-02T14:12:20.890+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prefazione febbraio 2009'/><title type='text'>GUIDO CRUCITTI "HOMO CIVICUS"</title><content type='html'>La storia di Guido Crucitti attiene alla sfera della passione civile e del senso civico come ragione di vita. Il giornalista Bruno Gemelli, nel suo bel libro “Calabria una regione normale”, con un azzeccato calembour lo definisce: Il Barbiere della sera, ed auspica che la sua produzione di migliaia di lettere al direttore “valga una tessera di pubblicista honoris causa”.&lt;br /&gt;In realtà Crucitti è stato a tutti gli effetti un giornalista freelance ante litteram e per anni ha alimentato le spesso asfittiche pagine dei quotidiani e periodici locali, con le sue denunce pertinenti, puntuali e circostanziate. Per oltre un decennio, la vicenda di Guido Crucitti si è strettamente intrecciata con quella del mio giornale laltrareggio, nel quale i suoi articoli occupavano due intere pagine in una rubrica intitolata “Occhio al degrado”. Le sue buste gialle, contenenti la lettera dattiloscritta e due o tre foto a colori, apparivano misteriosamente nella buca delle lettere di primo mattino; era lui stesso che la mattina, prima di aprire bottega, faceva il giro delle redazioni cittadine per recapitare le sue denunce. Ancora oggi conserviamo in redazione due interi schedari stipati delle sue foto, preziosa e tragica testimonianza di una città che ha avuto sempre nel degrado il suo segno distintivo. Il lavoro di Guido Crucitti, duole dirlo, andava a colmare il vuoto che nelle pagine dei giornali era, ed è ancora, costituito dall’assenza della figura del reporter; di quella figura, cioè, che in special modo nel giornalismo anglosassone, aveva il compito di perlustrare la città angolo per angolo al fine di raccogliere le lamentele dei cittadini e riportarle, documentate, sulle pagine del giornale. Oggi, sappiamo bene, che le redazioni dei giornali girano attorno al famigerato desk e a un telefono cellulare; gli articoli vengono confezionati attingendo copiosamente al mare magnum di internet ed i giornalisti escono solo per seguire le conferenze stampa ed i convegni di maggior rilievo. Pensate che addirittura lo storico giornale della capitale, Il Messaggero, è arrivato a istituire una rubrica in prima pagina, alimentata esclusivamente dagli sms inviati dai lettori, denominata “Dillo al Messaggero”.&lt;br /&gt;Guido Crucitti era un maestro di quella che Enrico Deaglio, nel suo “Diario”, definisce “L’inchiesta vecchio stile”: focalizzare un problema, documentarlo fotograficamente e con testimonianze, scavare le cause che lo hanno determinato, denunciarlo senza esitazione all’opinione pubblica e alle autorità. Ma lui si spingeva oltre: indicava anche le soluzioni dei problemi che, a volta, potevano anche apparire ingenue ma sortivano comunque l’effetto di attirare l’attenzione dei politici disattenti o indolenti. Sempre Bruno Gemelli, nel suo libro sopra citato, riporta un’intervista concessa da Crucitti a Il Domani il 18 giugno del 2003, nella quale racconta testualmente: “Sono diventato cittadino di questa città nel 1976 in occasione di un fatto che da banale è diventato ragione della mia vita. Un giorno ero davanti alla porta del salone quando ho notato di fronte un muro lesionato che poteva rappresentare un pericolo per i passanti. Ho commentato ad alta voce imprecando contro i responsabili di quella situazione e chiamandoli stronzi. Un signore che mi era accanto mi fece notare che eravamo tutti stronzi, dal momento che ci lamentavamo a parole senza poi fare nulla. Ho riflettuto molto e da quel momento sono diventato un cittadino che si cura delle cose che lo circondano. ...Per prima cosa ho pensato che chi vuole interessarsi della collettività deve documentarsi, conoscere, informarsi. …Se ognuno di noi facesse la sua parte… chi si cura solo del proprio orticello e ignora il sociale, quello che ci circonda, è una persona mutilata.”&lt;br /&gt;La grande lezione di Guido Crucitti, vero reporter civico, sta tutta nell’incipit di questa intervista, Guido sostiene di essere diventato cittadino di questa città solo nel 1976, quando cioè ha preso coscienza del ruolo primario che la civiltà ha assegnato all’ “homo civicus”, quella di rivestire i panni di Don Chisciotte del bene comune (vien da chiedersi quanti cittadini annoveri la nostra città…)&lt;br /&gt;L’"homo civicus" è l'uomo libero e impegnato nella ragionevole follia della difesa dei beni comuni, di cui parla Franco Cassano in un saggio pubblicato dalla casa editrice Dedalo. "L'homo civicus - ci dice Cassano - è un'idea più alta di responsabilità, e la sua critica non muove da banali semplificazioni, sa bene che è molto difficile costruire l'autogoverno degli uomini, ma ha deciso di provarci, di provare ad associare le persone aristocratiche ai più deboli, evitando che si facciano cooptare dai più forti. La cittadinanza è un gioco sottile e complesso, un gioco in salita, che tematizza continuamente la propria imperfezione, il più alto tra quelli prodotti dall'Occidente. Un gioco che si può custodire solo praticandolo, rinunciando a sottrarsi alla fatica che esso richiede".&lt;br /&gt;Di contro, "l'homo emptor (l'uomo compratore, corruttore) è l'infrastruttura su cui oggi si regge il regno trionfante dell'individualismo radicale, del cosmopolitismo utilitarista, dei diritti senza doveri. A questo individualismo rattrappito ed eterodiretto l'homo civicus costituisce l'unica risposta non oppressiva, l'unica risposta che permette di ritrovare la comunità senza perdere la libertà. Tale risposta, infatti, non può venire dallo Stato etico, dall'imposizione autoritaria del bene comune, né dal ritorno di una comunità che rinchiude l'individuo nel muro levigato e senza sporgenze di un'identità collettiva, ma solo dall'homo civicus, che costituisce la forma più alta in cui la comunità può vivere nella società democratica".&lt;br /&gt;Franco Cassano molto probabilmente non ha mai conosciuto Guido Crucitti, ma il suo “homo civicus” calza a pennello sulla figura del nostro “Barbiere della sera”.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-2285137434346034583?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/2285137434346034583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/02/guido-crucitti-homo-civicus.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2285137434346034583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/2285137434346034583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/02/guido-crucitti-homo-civicus.html' title='GUIDO CRUCITTI &quot;HOMO CIVICUS&quot;'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-8888484985453022660</id><published>2009-01-30T22:39:00.003+01:00</published><updated>2009-02-15T18:42:14.777+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano dicembre 2008'/><title type='text'>CALABRIA, DEGRADO DA ROTTAMARE</title><content type='html'>Scartabellando nel mio archivio mi sono imbattuto in un articolo di Renato Nicolini sul Quotidiano del 20 marzo 2005, il titolo era quello che ho preso in prestito per questo mio intervento. Sapete bene che il tema della bellezza, unitamente a quello della lotta al degrado e al disordine edilizio, è la mia grande ossessione ed ho sempre registrato con stupore la circostanza paradossale che una delle città urbanisticamente più degradate del mondo, qual è Reggio, si trovi ad ospitare una qualificatissima università dalla quale sono passati i migliori architetti ed urbanisti d’Italia. Ma evidentemente la sapienza e la buona volontà degli studiosi nulla possono contro l’insipienza e la voracità dei politici. Vale la pena riprendere alcuni passi dell’articolo di Nicolini (si consideri che eravamo a ridosso delle regionali); dopo un ampio excursus sulla situazione della città e sulle sue aspirazioni, Nicolini entra nel merito della presunta vocazione turistica e scrive testualmente: “Soprattutto bisogna che questa offerta (turistica, ndr.) sia finalmente in armonia con la grande bellezza del luogo, con lo Stretto, con i ricordi omerici che suscita, con la visione dell’Etna. Occorre anche restituire alla città la forma che il piano De Nava le assicurava e che incontrollate crescite in altezza le hanno tolto.”  E qui Nicolini affronta il tema spinoso degli espropri e delle demolizioni, proprio quell’argomento che i politici (tutti, nessuno escluso) hanno sempre evitato di affrontare, forse per il timore di sfidare l’impopolarità o di intaccare interessi mafiosi; oppure, se si vuole riconoscere la buona fede, semplicemente per l’incapacità di reperire le risorse finanziarie necessarie. Anche su questo aspetto Nicolini ha l’idea giusta: “Da tempo lavoro su un’idea, concepita assieme al mio compianto collega Piero Lo Sardo (nel 2006 è uscito per i tipi di Laruffa editore il libro “Rottamare il degrado, Calabria da rigenerare”, ndr.); quella di sperimentare un nuovo approccio contro il degrado, per rigenerare la bellezza perduta: la rottamazione. Penso a qualcosa di simile alla rottamazione per le auto. Ci sono situazioni di degrado che ormai non producono più risorse economiche neppure per il proprietario privato. La Regione può dare vita a un diverso sistema di convenienze, che si traduca nella trasformazione volontaria e concordata delle situazioni di degrado. Nella rinuncia a una cubatura, ad esempio, per ottenere una destinazione d’uso più vantaggiosa. Introducendo decisamente, nel calcolo economico dei valori, il parametro della qualità.” Sono passati da allora tre anni e mezzo, si è insediata una giunta di belle speranze che ha fatto tanto in direzione dell’impiego delle risorse europee derivanti dall’ “Obiettivo 1” con il quale sono indicate le “Regioni in ritardo di sviluppo”; tra POR, PIN, PON ed altri bizzarri acronimi è stata dispersa una cifra iperbolica, dilapidata tra i mille rivoli clientelari messi in pista dai vari partiti che ha prodotto esclusivamente arricchimenti personali senza nemmeno l’ombra di alcun intervento strutturale degno di questo nome. Sul campo, poi, della lotta al degrado, è stato registrato un grande attivismo da parte dell’assessorato regionale competente che ha prodotto un numero spropositato di convegni, supportati da svariate tonnellate di carta patinata, ma nulla di più; e non mi si venga a dire che l’idea di Nicolini e Lo Sardo non avesse i crismi della scientificità, era il classico uovo di Colombo offerto su un piatto d’argento da due intellettuali che una volta tanto avevano rinunciato al comodo rifugio della torre d’avorio. C’è ancora tempo per riaprire il discorso? Attendiamo adeguate risposte dagli addetti ai lavori.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-8888484985453022660?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/8888484985453022660/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/calabria-degrado-da-rottamare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8888484985453022660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/8888484985453022660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/calabria-degrado-da-rottamare.html' title='CALABRIA, DEGRADO DA ROTTAMARE'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6608409441037859149</id><published>2009-01-30T22:36:00.002+01:00</published><updated>2009-01-30T22:38:13.749+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano novembre 2008'/><title type='text'>IL PAESAGGIO DEVASTATO E LE INTEMERATE DEL CARO LEADER</title><content type='html'>Non ti nascondo che andare in giro per le strade della Calabria mi provoca sempre una pena indicibile. Il territorio disseminato di ecomostri è la prova tangibile, la testimonianza più vergognosa dello sfruttamento selvaggio del territorio. E dietro tutto questo c’è invariabilmente la Calabria dei piccoli abusi edilizi tollerati da sempre, che, nell’assenza totale di interventi, ha finito per sfregiare irreparabilmente coste e montagne, colline e aree, cosiddette, protette. E’ stato calcolato che ogni 150 metri una cicatrice segna il territorio. Il paesaggio devastato è l’immagine emblematica della Calabria e non è certo la creatività di Oliviero Toscani che servirà alla Calabria per recuperare i danni di immagine che ne derivano. La favoletta della “vocazione turistica” è rimasta solo lo stanco leit-motiv di politici a corto di argomenti ed in mala fede; la Calabria, e le sue coste soprattutto, sono sempre state terra di nessuno. Da un versante all’altro del territorio il cemento ricopre e minaccia l’ambiente, e le bellezze naturali passano desolatamente in secondo piano. Le aree più degradate sono quelle di Soverato e del Golfo di Squillace (587 ecomostri) e la Foce del Torrente Gallico (845 ecomostri), nelle altre la densità è più bassa, ma il degrado è diffuso omogeneamente in tutto il territorio. Questa tragica situazione contrasta con il borioso e tracotante trionfalismo dell’assessore regionale all’Urbanistica Michelangelo Tripodi che, negando la più elementare evidenza, non si rassegna ad ammettere che quattro anni fa ha preso in consegna una Regione dal territorio pesantemente devastato e tra un anno, alla fine della legislatura, ce la riconsegnerà, né più né meno, che nelle stesse condizioni. Certo il nostro Caro Leader ha lavorato tanto, è stato bravissimo a monitorare il territorio ed a legiferare, affidando il suo assessorato a mani professionalmente capaci e soprattutto oneste, ma alla resa dei conti è rimasta solo qualche misera demolizione ed una marea di pubblicazioni patinate (roba da editoria di regime…per intenderci), lastricate di buone intenzioni e tante promesse. L’on. Tripodi dovrebbe capire che un conto è dirigere un partito-famiglia come il suo, dove si può permettere di fare il bello e il cattivo tempo, scegliendo ministri e deputati per poi buttarli a mare non appena manifestano il minimo tentativo di iniziative autonome, un conto è maltrattare giornalisti (vedi la penosa intemerata contro Riccardo Iacona di Viva l’Italia che si era macchiato del delitto di lesa-maestà, o la replica al Quotidiano sulla vicenda di Bova Marina) e imprenditori considerati non più allineati, ponendo ridicoli e surreali veti a partecipazioni a convegni e riunioni pubbliche. Anche il valoroso compagno Michelangelo Tripodi è rimasto purtroppo vittima della scellerata “svolta della Bolognina” ed ha dimenticato che nel glorioso PCI, dal quale tutti proveniamo, le regole auree erano la severità, il rispetto, la solidarietà e l’umiltà nella gestione del Partito ed il dialogo, l’efficienza e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica. Cosa rimanga di tutto questo nel suo partito sarà materia di discussione per gli storici, purché non pretenda di scegliere anche questi tra l’elenco dei suoi amici.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6608409441037859149?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6608409441037859149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-paesaggio-devastato-e-le-intemerate.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6608409441037859149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6608409441037859149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-paesaggio-devastato-e-le-intemerate.html' title='IL PAESAGGIO DEVASTATO E LE INTEMERATE DEL CARO LEADER'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4564745212774672545</id><published>2009-01-30T22:32:00.002+01:00</published><updated>2009-01-30T22:34:52.232+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Quotidiano ottobre 2008'/><title type='text'>TORNELLI A GO GO OVVERO: ‘NA FILERATA I TORNELLI...</title><content type='html'>Caro Quotidiano non ci puoi credere ma in Sicilia hanno risolto il problema degli sbarchi clandestini! Zitti, zitti, senza proclami in pompa magna, e senza clamori buddhacieschi a Messina, nella rada San Francesco presso gli approdi della Caronte, hanno montato una serie di tornelli elettronici che permettono di entrare in città solo a chi si è munito preventivamente di biglietto; è un’idea fantastica e sono certo che sarà estesa presto a tutto il perimetro dell’Isola alla faccia di Gheddafi e Berlusconi e dei loro accordi fasulli. Le ditte costruttrici di tornelli stanno gongolando e c’è da immaginare che i soliti noti saranno già pronti a rastrellarne le azioni con effetti benefici anche sulle Borse. Ho apprezzato anche tantissimo la politica filantropica della Società che gestisce il traghettamento sullo Stretto, pensa, caro Quotidiano, che la Caronte risponde personalmente dell’identità dei suoi passeggeri, pertanto tutti quelli che scendono dalle navi e non hanno gettato il biglietto possono usarlo per aprire i tornelli ed entrare così a Messina; ma ti rendi conto, nell’era del liberismo sfrenato una grossa Spa si fa carico di un problema sociale di queste dimensioni! Hanno pensato pure a quelli che hanno smarrito o non hanno acquistato il biglietto a Villa, affianco ai tornelli c’è una comoda biglietteria: con due Euro compri il ticket e sei a Messina, fantastico! L’unica cosa che non mi quadra, e chiedo lumi a te caro Quotidiano, che ne sai una più del diavolo, è che per tornare in Calabria bisogna di nuovo passare per i tornelli usando il biglietto; francamente non capisco, io penso che semmai i tornelli dovrebbero essere montati anche a Villa San Giovanni ed in tutto il perimetro delle coste calabresi, come mai Franza &amp;amp; C. non ci hanno ancora pensato? Cos’ha la Calabria meno della Sicilia? L’altra cosa che non capisco è perché dai tornelli ci debbano passare pure i pendolari dello Stretto, pensa che giovedì scorso a Messina la nave delle venti è partita con tre minuti di anticipo ignorando i poveretti che armeggiavano con i tornelli, e poi tutti quelli che non sono riusciti ad imbarcarsi hanno dovuto aspettare 40 minuti all’aperto, perché una sala d’aspetto è un lusso che evidentemente la Caronte non si può permettere; c’è stato qualcuno che ha anche pensato di ingannare il tempo passeggiando per Messina, ma un solerte impiegato gli ha detto che per passare dai tornelli bisognava comprare un altro biglietto di andata e ritorno. Mi è venuto un dubbio, caro Quotidiano, ma per caso i tornelli sono riservati ai passeggeri della Caronte? E in tal caso, è normale che una società concessionaria di un suolo demaniale, d’importanza strategica come un’area costiera, imponga delle gabelle di passaggio? Se tutto il problema consiste nel controllare il pagamento del biglietto, non credi che forse i tornelli andrebbero impiantati sulle navi? Sono francamente un po’ disorientato, aspetto pertanto che, tuo tramite, qualcuno mi chiarisca la situazione.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4564745212774672545?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4564745212774672545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/tornelli-go-go-ovvero-na-filerata-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4564745212774672545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4564745212774672545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/tornelli-go-go-ovvero-na-filerata-i.html' title='TORNELLI A GO GO OVVERO: ‘NA FILERATA I TORNELLI...'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-7645118763021075223</id><published>2009-01-25T01:11:00.001+01:00</published><updated>2009-01-25T01:14:36.602+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 15 2008'/><title type='text'>TANTU SCRUSCIU PI NENTI</title><content type='html'>Grazie ad una recensione radiofonica e al periodo feriale, ho avuto la possibilità di leggere un delizioso libretto edito da Sellerio: Il manoscritto di Shakespeare, ultimo romanzo di Domenico Seminerio. La lettura è stata godibilissima, il libro (340 pagine) si legge d’un fiato, la storia è molto intrigante e plausibile. Lo stile è originale con narrazione in prima persona e tantissimi dialoghi resi in costruzione indiretta, arricchiti da un sapiente e non ossessivo (alla Camilleri, per intenderci) utilizzo di neologismi a matrice dialettale e dall’utilizzo di nomi di fantasia o espedienti bizzarri (la nuova compagna del narratore viene sempre e solo indicata come Lei e la moglie come la Prima); i nomi dei personaggi e dei luoghi sono fantasiosi e ricordano un po’ l’atmosfera di Macondo: Borgodico, Grandocchio, Guardabella, Castelgrotta sono i luoghi immaginari, dove si muovono personaggi come lo scrittore protagonista e voce narrante Agostino Elleffe (che un curioso refuso trasforma a pagina 226 in Efferre) e gli altri che rispondono ai nomi di Gregorio Perdepane, Rodrigo Pappina, Avvocato Dentifricio, don Giovannino, Angelo Pappalisca, Maresciallo Franco Sbirrone, Marialaura Pelorosso, Preside Scacciapulci; altri personaggi, non meno comprimari, vengono indicati solo con il nome di battesimo Concettina, Lina, Enzo, il tutto con una freschezza ed una scioltezza veramente mirabili. Sappiate che Seminerio, come peraltro Bufalino e Camilleri, é arrivato al successo oltrepassati i 60 anni; mi viene da pensare a quanti tesori nascondano ancora le scrivanie siciliane ed invidio gli editori che avranno la fortuna di intercettarli! Anni addietro ho partecipato a un dibattito tra editori a Roma, nell’ambito della Fiera Più libri più liberi; tra gli altri colleghi c’era un rampollo di casa Sellerio che andava sostenendo che l’enorme mole di manoscritti in arrivo presso la sua casa editrice costituiva un grosso problema, dopo aver così sapientemente pontificato andò via senza aspettare gli altri interventi; si perse la mia risposta, con l’invito a girare i manoscritti presso la sede della mia casa editrice che, contrariamente alla sua, considera gli stessi un patrimonio. Ma evidentemente si trattava di un pensiero in libertà, se ancora oggi la sua casa editrice sforna gioiellini come il libro in oggetto.&lt;br /&gt;Prima di entrare nel merito della storia narrata, voglio segnalare all’autore una piccola incongruenza temporale: nelle ultime pagine del romanzo fa arrivare il Capodanno dopo l’Epifania descrivendo due incontri chiave del protagonista (vedi pagg. 309 e 318); al collega editore invece segnalo un editing non molto accurato, si sarebbe potuta evitare infatti qualche inutile ripetizione sulle rivelazioni di Perdipane (vedi pagg. 149 e 215), e la scarsa accuratezza della stampa, almeno per quanto riguarda la copia in mio possesso: alcuni trentaduesimi sono sottoesposti al limite della leggibilità, altri sono sovraesposti modello nerofumo, per non parlare delle odiose pieghe alla carta causate dal taglio a trentadue…&lt;br /&gt;Veniamo ora alla storia, Domenico Seminerio, riprende e rielabora (con il grande merito quindi di divulgarla al di fuori dagli ambienti accademici) una vecchia querelle che vuole il grande William Shakespeare di origini siciliane. E’ risaputo che la biografia del Bardo è piuttosto scarna, si sa solo che era di umili origini, figlio di un macellaio elevatosi successivamente a guantaio, con una carriera studentesca che non spiega la grande cultura in materia classica, geografica e storica, che manifestano le sue opere. Il mistero permane fino a quando il prestigioso quotidiano londinese The Times in data 8 Aprile 2000 non riporta, riprendendo lo studio di alcuni coraggiosi ricercatori inglesi e del Prof. Martino Iuvara di Ustica (docente della cattedra di Letteratura Italiana a Palermo), un articolo secondo il quale William Shakespeare sarebbe nato a Messina. Secondo questa ricerca egli, infatti, sarebbe dovuto scappare dalla sua Messina alla volta di Londra a causa della Santa Inquisizione (in quel periodo Messina era sotto il giogo della dominazione spagnola) essendo i genitori di lui fervidi sostenitori e assertori del calvinismo. Arrivato in Inghilterra, nella cittadina di Stratford-Upon-Avon, avrebbe trasformato quindi il suo nome da Michelangelo Florio Crollalanza, nel suo equivalente (tradotto letteralmente Shake= Scrollare e Speare= Lancia) Shakespeare, mentre il nome William lo avrebbe derivato da un suo cugino da parte di madre, morto prematuramente a Stratford-Upon-Avon, cittadina dove già da tempo vivevano alcuni suoi parenti. Un'altra ipotesi è invece quella secondo cui il Bardo non fece altro, una volta giunto in terra britannica, che trasformare al maschile il nome e cognome della madre Guglielma Crollalanza nell'esatta traduzione inglese, ovvero: William Shakespeare. Inoltre il prof. Iuvara sostiene che i primi dubbi vennero colti proprio in Italia, nei primi anni '20, quando venne ritrovato un volume di proverbi, "I secondi frutti", scritto nel XVI secolo da uno scrittore calvinista, tale Michelangelo Crollalanza. Molti di questi detti erano gli stessi che William Shakespeare avrebbe utilizzato successivamente ne L'Amleto.&lt;br /&gt; The Times  scriveva testualmente: “Il mistero di come e perché William Shakespeare sapeva così tanto dell'Italia ed ha messo tanto dell'Italia nelle sue opere è stato risolto da un accademico siciliano pensionato, la questione risiede nel fatto che  non era affatto inglese, ma italiano. Le biografie del Bardo ammettono che ci sono moltissime lacune nella sua vita, ma attestano che Shakespeare era figlio di John Shakespeare e Mary Arden, che era nato a Stratford-Avon nel mese di aprile 1564, e che sia  stato sepolto là nel mese di aprile del 1616. Il professor Martino Iuvara, 71 anni, un insegnante pensionato di letteratura, sostiene che Shakespeare era siciliano, nato a Messina come Michelangelo Florio Crollalanza e che fuggito a Londra a causa della Santa Inquisizione, perché appartenente al rito Calvinista, cambiò il suo nome nell'equivalente inglese. Crollalanza o Crollalancia si traduce letteralmente Shakespeare. In un'intervista al magazine Oggi , il professor Iuvara ha detto che la chiave del mistero era il 1564, l'anno in cui John Calvin è morto a Ginevra. Era l'anno in cui Michelangelo nacque a Messina da un medico, Giovanni Florio e una nobildonna chiamata Guglielma Crollalanza, entrambi seguaci di Calvino. L'inquisizione era sulle tracce del Dott. Florio a causa delle sue idee eretiche calviniste, allora la famiglia fuggì a Tresivio in Valtellina e comprò una casa denominata Cà d’Otello costruita da un mercenario veneziano chiamato Otello che, la leggenda locale diceva, anni prima, avere ucciso, per la sua mal risposta gelosia, la moglie. Michelangelo studiò a Venezia, Padova e Mantova ed viaggiò in Danimarca, Grecia, Spagna ed Austria. Diventò amico del filosofo Giordano Bruno, che sarebbe stato bruciato sul rogo per eresia nel 1600. Bruno, dice lo Iuvara, aveva forti collegamenti con William Herbert, Conte di Pembroke e con il Conte di Southampton. Nel 1588, a 24 anni, Michelangelo si recò in Inghilterra sotto il loro patronato. Sua madre, la Signora Crollalanza, aveva un cugino inglese a Stratford, che prese il ragazzo in casa. Il ramo di Stratford aveva già tradotto il loro cognome come Shakespeare ed aveva avuto un figlio chiamato William, che era morto prematuramente. Michelangelo, dice il professore, ha semplicemente preso questo nome per se stesso, diventando William Shakespeare.” Qui accanto troverete altri approfondimenti sulla questione, tratti dai copiosi materiali forniti da Google alla voce: “Shakespeare era siciliano.”&lt;br /&gt;Nel romanzo di Seminerio questa storia viene proposta al protagonista Agostino Elleffe, affermato scrittore di provincia, da un anziano insegnante, Gregorio Perdipane, il quale un bel giorno lo va a trovare a casa con fare circospetto dando il via ad una avvincente sarabanda di situazioni e ad un groviglio di storie che si dipanano tra quadretti coloriti di vita paesana, improbabili agenti segreti inglesi piuttosto sprovveduti, capi-bastone famelici ed all’occorrenza assassini, un azzeccagarbugli dal sorriso smagliante (Avvocato Dentifricio, appunto) e dal fare melenso ed avvolgente; il tutto condito da gustosi aforismi, irresistibili duetti dal tono macchiettistico tra i personaggi, sapienti divagazioni socio-antropologiche sulla insularità e sulla sicilitudine. Quando, per esempio, descrive un’ordinaria situazione di degrado, chiosa: “E sullo sfondo quello che sembra essere una sorta di nichilismo morale in molti campi della vita sociale, che porta ad assumere atteggiamenti quotidiani mutuati dagli atteggiamenti malavitosi e una concezione del bene e del male più vicina all’utile che non all’onesto.” Ed ancora: “Mi è anche venuto il sospetto che a forza di parlare di sicilitudine, di sviscerare abitudini e comportamenti propri di noi isolani, si finirà col suggerire questi comportamenti, ottenendo l’effetto che molti smetteranno di essere siciliani e si accontenteranno di fare i siciliani, per rispondere meglio ai prototipi delineati dalla letteratura e soprattutto da cinema e televisione.” Non mancano mirabili descrizioni paesaggistiche; chiunque abbia mai avuto il piacere di percorrere la meravigliosa autostrada Catania-Palermo non potrà non emozionarsi nel leggere queste mirabili righe: “Ho attraversato tutta la Sicilia interna per giungere a Palermo. Quella Sicilia misteriosa e antica come il cielo e il mare, fatta di enormi distese di ristoppie e di calcari fratturati, di paesi che s’intravedono appena sulla cima di qualche collina, di pecore al pascolo tra ulivi stentati e agavi in bilico su costoni franosi. E poi i corvi, appollaiati in fila sulle spallette dei ponti, come note musicali su un aereo pentagramma, indifferenti al rombo dei motori e ai bolidi colorati che sfrecciano loro accanto.”  Mozzafiato! E sentite ancora quando arriva a Palermo, a Monte Pellegrino: “E’ il regno della bellezza assoluta, lo strappo attraverso il quale ti sembra possibile andare al di là delle apparenze, del mondo stesso, e penetrare in una dimensione sconosciuta che ha la parvenza dell’eternità.” Il romanzo finisce in modo amaro, fra tentativi di redenzione ed ammissioni sconsolate: “Forse, come tanti, sono onesto per mancanza di occasioni e incapacità più che per precisa volontà.”&lt;br /&gt;Domenico Seminerio è un maestro di artifici letterari, un funambolo del linguaggio capace di acrobatiche divagazioni al limite dell’inverosimile e creatore di pregnanti figure dal tono solo apparentemente macchiettistico che trascinano il lettore in un vortice di situazioni colorate ed intriganti.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-7645118763021075223?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/7645118763021075223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/tantu-scrusciu-pi-nenti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7645118763021075223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7645118763021075223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/tantu-scrusciu-pi-nenti.html' title='TANTU SCRUSCIU PI NENTI'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-7500678030080450162</id><published>2009-01-25T01:10:00.001+01:00</published><updated>2009-01-25T01:11:13.128+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 15 2008'/><title type='text'>QUANDO GLI EDITORI ERANO “PURI”</title><content type='html'>E’ in libreria, edita da Avagliano, la biografia di Erich Linder, Il dio di carta, realizzata dal giornalista culturale della Rai di Milano Dario Biagi. Linder, scomparso nel 1983 all’età di 59 anni, è stato per oltre un trentennio il deus ex machina dell’editoria italiana, svolgendo il ruolo di agente letterario per conto della quasi totalità degli scrittori italiani e stranieri del secondo novecento. Un personaggio straordinario, dalla vita incredibile, che ha dominato la scena dell’editoria italiana ed anche internazionale. Con passione e competenza, Dario Biagi ha messo a disposizione di tutti gli appassionati di editoria e quindi dei bibliofili, degli intellettuali e degli operatori del settore, un libro destinato a diventare un oggetto di culto. Si tratta di una fantastica galoppata nell’affascinante mondo dell’editoria italiana del secondo dopoguerra, quando operavano in prima persona personaggi del calibro di Giulio Einaudi, Valentino Bompiani, Arnoldo Mondadori, Angelo Rizzoli (senior, per carità…), Giangiacomo Feltrinelli, Livio Garzanti; scrive Biagi:” Gli anni Cinquanta sono ancora una fase artigianale per l’editoria italiana. Pochi grandi editori dalla straripante personalità dominano la scena e i rapporti sono ancora personali: tra agente e editore e tra editore e autore. A volte fin troppo personalizzati, Linder sintetizza efficacemente le attitudini tra il mecenatesco e il dispotico nella categoria dell’editore-Don Giovanni: ’Vuole sedurre l’autore. E quanto più quello gli resiste, tanto più si sente attratto, invogliato. Non gli importa nulla d’averlo. L’importante è sedurlo; dopo, non gliene importa più’.”  Ma Linder amava gli autori più d’ogni altra cosa, al punto di arrivare anche a sostenerli economicamente quando si trovavano in difficoltà, avvenne tra gli altri con Bacchelli e con Soldati; certo, sapeva bene che uno scrittore non si può fabbricare ma teorizzava: “Quello che si può fare (lo può fare un editore, in certi casi lo posso fare anch’io) è di tirar fuori da una persona un libro che la persona ha dentro di sé e di cui non si è resa conto…”. Al sorgere degli anni ’70 Linder si rende conto che i tempi stanno cambiando, le grandi famiglie editoriali saranno destinate a una fine miserevole, fagocitate da gruppi di industriali e mercanti senza scrupoli e senza passione culturale. Lancia un monito contro la tendenza a far scomparire i libri dalle librerie in breve tempo per sostituirli con titoli nuovi, scrive acutamente Biagi: “Qui la posizione del rappresentante degli autori coincide totalmente con quella dell’uomo di cultura…La salvaguardia dell’autore non passa solo per la riscossione della giusta mercede, ma per una vita meno breve in libreria. La battaglia per i cosiddetti libri di catalogo, cioè i titoli che si continuano a vendere anche un bel po’ dopo che sono usciti, diverrà nel tempo uno dei suoi principali argomenti polemici nei confronti dell’industria culturale. Un vero grido di dolore al principio degli anni Ottanta, quando il settantacinque per cento delle vendite dei due maggiori editori italiani, Mondadori e Rizzoli, arriverà a essere costituito da novità e la permanenza dei titoli sugli scaffali si ridurrà a un mese o due in un turnover sempre più frenetico.” Linder vive con gran rammarico la tragedia che travolge la Rizzoli a metà degli anni ’70, quando gli imbelli eredi di Angelo Rizzoli sr raggirati dal direttore finanziario Bruno Tassan Din, faranno risucchiare la gloriosa azienda dal vortice criminale della vicenda P2, Ior e Banco Ambrosiano. E si capisce che altrettanto critico è nei confronti dell’operazione Mondadori-Berlusconi, tant’è vero che quando il cavaliere lo convoca ad Arcore per affidargli in Fininvest il ruolo che sarà poi di Fedele Confalonieri, Linder rifiuterà sdegnato; scrive Biagi: “Dal colloquio Linder uscirà orripilato, schifato dalla pacchiana ostentazione di lusso…”. Il suo declino fisico andrà di pari passo con il declino professionale, qualche anno prima della morte …“…guai economici, bilanci in rosso zavorrano il suo passo. Ma incide anche il disgusto crescente per il contesto, per quel marketing sempre più pervasivo, per la dimensione sempre meno umanistica del gioco, per il degrado del sistema Paese”. Il “Dio di carta” scompare e con lui scompare la figura dell’agente letterario che dirige il sistema editoriale con lo stesso piglio del direttore d’orchestra, con lui scompare, in verità era scomparso oltre un decennio prima di lui, l’editore “puro” cioè quella figura d’imprenditore che traeva i suoi proventi direttamente ed esclusivamente dall’attività editoriale (di cui vari esemplari sopravvivono solo nella fascia della piccola e media editoria), oggi le aziende editoriali sono branche di attività di grandi imprese industriali che operano in tutt’altri settori e paradigmatica è la vicenda della Mondadori che, a causa di intrecci finanziari di dubbia natura, è finita nelle mani di un personaggio come Silvio Berlusconi. Per non parlare della situazione in cui versa il fronte delle librerie, le città sono ormai infestate dai punti di vendita delle grandi catene (Mondadori, Feltrinelli, Messaggerie etc.), che trattano il libro come una scatoletta di tonno, hanno fatto scomparire dagli scaffali i libri di qualità (piccola e media editoria in primis) e sono gestite da personale la cui professionalità è lontana anni luce da quella del libraio-intellettuale che ha fatto la storia e la fortuna dell’editoria italiana; si sta inoltre diffondendo il vezzo di creare, da parte delle grandi aziende, marchi civetta che costituiscono delle vere e proprie foglie di fico per occultare la vergogna dell’allontanamento dei piccoli editori da questi supermercati del libro, sono nate tante nuove sigle che di tanto in tanto sfornano best seller preconfezionati, che sono linee minori delle major che dominano il mercato. A questo stato di cose si oppongono ancora eroicamente le centinaia di piccoli editori che, mutuando lo spirito dei grandi padri, ancora oggi producono editoria di qualità, intercettando autori di valore che, senza il loro aiuto, mai avrebbero la possibilità di veder pubblicate le loro opere; nuovi sistemi di vendita (internet sopra tutti, ma anche la vendita diretta durante le presentazioni o il “porta a porta” degli autori stessi), consentono a questa “editoria pura” di sopravvivere e proliferare mantenendo acceso il lumicino della speranza per una società che di speranze ne lascia intravedere ben poche. Se proprio vogliamo trovare un limite al bellissimo lavoro di Dario Biagi è proprio quello di dare l’impressione al lettore che con Erich Linder sia scomparsa tutta l’editoria di qualità, disconoscendo la raccolta del testimone avvenuta da parte dell’editoria cosiddetta minore.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;Dario Biagi, Il dio di carta vita di Erich Linder, Avagliano editore&lt;br /&gt;Pagg. 204  Euro 14,50  isbn 978 88 8309 243 5&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-7500678030080450162?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/7500678030080450162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/quando-gli-editori-erano-puri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7500678030080450162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/7500678030080450162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/quando-gli-editori-erano-puri.html' title='QUANDO GLI EDITORI ERANO “PURI”'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-3196436661682036318</id><published>2009-01-25T00:09:00.001+01:00</published><updated>2009-01-25T00:15:13.690+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere ai giornali'/><title type='text'>IL COMUNISMO ED IL GERME DELL’AUTODISTRUZIONE</title><content type='html'>Il grido di dolore in difesa del Comunismo, lanciato dal compagno Gioffrè sulle pagine del Quotidiano, è straziante ed accorato e non ci può lasciare indifferenti.&lt;br /&gt;    Egli ha analizzato lucidamente e con vena amaramente ironica le cause della disfatta ma, colto dalla sindrome della sconfitta, ha omesso di parlare dei grandi risultati che l’idea e l’azione comunista hanno prodotto a beneficio di tutta l’umanità: il riscatto delle mosse diseredate l’affermazione della dignità dei lavoratori e del principio di uguaglianza, la fine delle discriminazioni sociali di ogni tipo e dello sfruttamento come sistema.&lt;br /&gt;    Oggi sembrano tutti dei diritti acquisiti e sacrosanti, chiunque ne beneficia con la massima naturalezza, nessuno osa metterli in discussione e non c’è parte politica che non li includa nei propri programmi e non ne proclami la difesa.&lt;br /&gt;    Appena un secolo fa tutto ciò era utopia ed il Manifesto del Partito Comunista sembrava l’immaginifico delirio di un sognatore pazzo.&lt;br /&gt;    E’ naturale che la dirompente idea Comunista abbia suscitato una reazione di forte intensità nei poteri interessati a mantenere i loro privilegi; tale lotta è stata titanica ed ha imperversato per tutto il XX° secolo e indubbiamente ha visto la sconfitta del Comunismo, ma nessuno si è mai sognato di mettere in discussione o di considerare azzerati i risultati ottenuti dal lavoro e dall’azione dei Comunisti in tutto il mondo.&lt;br /&gt;    E’ questo il punto: ci siamo avviati verso il nuovo secolo forti dei successi ottenuti da una grande idea (la più grande mai prodotta da una mente umana), ma la rinneghiamo in ossequio alle nuove tendenze post-ideologiche e globalizzanti.&lt;br /&gt;    Le stesse tanto vituperate esperienze del cosiddetto “Socialismo reale” che hanno traghettato direttamente i Paesi in cui hanno operato dal medioevo al XX secolo, hanno dimostrato la forza dell’idea Comunista: la capacità di realizzare in meno di 50 anni quello che le grandi democrazie Europee avevano impiegato 5 secoli a raggiungere. Oggi tutti i Paesi dell’Est giunti alla cosiddetta “democrazia” rimpiangono i successi ed il prestigio che i regimi Comunisti avevano loro conferito e ad ogni tornata elettorale nonostante le provocazioni ed i condizionamenti della NATO si riafferma chiaro il desiderio delle popolazioni di riaffidare i governi alle forze comuniste.&lt;br /&gt;    Ed in tutto questo scenario cosa fanno i Comunisti rimasti? Continuano a praticare masochisticamente lo sport che hanno sempre preferito: autodistruggersi alimentando conflitti intestini.&lt;br /&gt;    La grande tragedia del Comunismo sta proprio in questo, il percorso è tracciato nettamente nel suo DNA, ogni nuovo leader deve affermarsi annientando quello che l’ha preceduto; in Unione Sovietica dalla grandezza di LENIN alla tragica incoscienza di GORBACIOV; in Italia fatte le debite proporzioni, dalla lucidità di Gramsci alla follia tragicomica di Occhetto e Veltroni, è stato tutto un susseguirsi di assurde delegittimazioni che hanno prodotto l’autoannientamento dell’idea Comunista.&lt;br /&gt;    Nessuna idea antagonista ha avuto la forza di distruggere l’idea Comunista: essa si è semplicemente estinta per l’incapacità e l’umana debolezza dei propri leader.&lt;br /&gt;    Al compagno Gioffrè, recente protagonista di un’avventura del genere, desidero dedicare questa citazione da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La caduta&lt;/span&gt; di Friedrich Durrenmatt: "Il loro istinto di conservazione li costringeva a spiarsi a vicenda, le simpatie e le antipatie che provavano l’uno per l’altro influenzavano le loro decisioni assai più che i conflitti politici".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-3196436661682036318?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/3196436661682036318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-comunismo-ed-il-germe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3196436661682036318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3196436661682036318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-comunismo-ed-il-germe.html' title='IL COMUNISMO ED IL GERME DELL’AUTODISTRUZIONE'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6581038561642771277</id><published>2009-01-25T00:07:00.001+01:00</published><updated>2009-01-25T00:09:10.436+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 16 2008'/><title type='text'>IL DITTATORE CONOSCEVA I SUOI POLLI</title><content type='html'>“Il mio popolo si divideva tra piazze in cui aspettava che cascassero dal cielo macchine lussuose e benessere per tutti, e altre piazze, meno belle, in cui cercava dentro sacchi di plastica nera vestiti che odoravano di Occidente…” “…Tirana era invasa da bar e discoteche. Discoteche che non chiudevano mai, ventiquattrore non stop, ventiquattrore di svago musica alcol. L’Albania doveva recuperare in fretta le sue rinunce giovanili. In quegli anni vidi un Paese a me sconosciuto. Vissi con un popolo estraneo. Il mio pensiero più ricorrente era: il dittatore conosceva i suoi polli.”&lt;br /&gt;“Rosso come una sposa” di Anilda Ibrahimi è un libro scomodo per gli anticomunisti, per la prima volta si pubblica un romanzo (che per fortuna l’autrice ha scritto direttamente in italiano…) in cui si parla della vita durante un regime Comunista senza preoccuparsi di compiacere la pubblicistica corrente che vuol sentir parlare di Comunismo solo in termini negativi. La Ibrahimi non esita a rimpiangere quanto di buono ci potesse essere in un regime Comunista chiuso come quello di Enver Hoxha guardando ad esso con oggettività storica, con un senso critico scanzonato e libero, senza livore preconcetto. Proprio in questi giorni è scomparso l’alfiere della letteratura anticomunista falsa e menzognera, quel Solgeniztkin di cui parliamo in altra parte del giornale, che non si fece scrupoli di mettere la sua penna al soldo della Cia e di quel Capitalismo di cui negli ultimi tempi, in un patetico tentativo di riscatto, avrebbe finto di deplorarne gli eccessi. Anilda Ibrahimi, come si evince dall’asciutta intervista che pubblichiamo in questa pagina (presa in prestito dal sito internet www.ilsottoscritto.it a cura di Marisa Cecchetti, che si dispera a cercare tracce di anticomunismo dove non ce n’è nemmeno l’ombra), è una donna libera e serena che ha scritto un meraviglioso romanzo che rende pienamente la magia e l’epica dei Balcani; nelle sue pagine si respira la grande letteratura con uno stile chiaro e personale che richiama le più belle atmosfere alla Marquez ed i grandi intrecci narrativi di un John Irving. L’Albania, ma la storia è comune a tutta l’area Balcanica, è stata nel Novecento un luogo magico ed arcaicamente misterioso in cui convivevano caoticamente religioni e tradizioni risalenti alla notte dei tempi. Una società fortemente matriarcale in cui le donne anziane scandivano con consigli e ammonimenti i ritmi della vita e della morte. Quando Meliha, la capostipite della saga, si vanta con la suocera di avere conquistato il cuore del marito, si sente puntualizzare: “Solo col cuore di tuo marito non saresti andata da nessuna parte. Gli uomini a casa non sono che ospiti.” In realtà la società matriarcale (in tutte le epoche e a tutte le latitudini), paradossalmente, non svolge altro ruolo che quello di assicurare il perpetuarsi del potere reale del maschio, vigilando che niente stravolga questa regola: “Il marito ti picchia, il marito ti onora…”, “…lo sposo è sempre a posto…si lava con una brocca d’acqua e torna pulito, per la sposa non basterebbero tutti i fiumi del mondo.” Violenza, raki (bevanda alcolica tradizionale), umiliazioni, gravidanze forzate, faide, conflitti tribali, gli ingredienti classici dello strapotere maschile, vengono notevolmente contenuti negli anni Cinquanta dall’arrivo del Comunismo; “Domani vado a fare due chiacchiere con il segretario del partito diceva Saba. E suo marito diventava un agnellino…”; le donne cominciano a lavorare: “Mai si era visto prima da quelle parti che una donna toccasse il denaro con le proprie mani. Saba con le sue amiche oltre che toccarlo poteva anche spenderlo…E nessuno poteva più rispedire la donna dal padre senza i figli perché non aveva obbedito al marito: era il marito che rischiava di finire male se tentava di cacciarla…Saba andava alla scuola serale con le amiche. Spesso portava pure i piccoletti, che si addormentavano intorno a lei mentre leggeva da sola sulla lavagna: La donna, forza della rivoluzione”. Con l’avvento del Comunismo, la donna diventa praticamente padrona della sua vita: “Questo governo mi piace…sono una donna libera in questo sistema, libera anche se non ricca. Prima non ero né ricca né libera”, dice Saba alla sorella Bedena durante una discussione familiare.&lt;br /&gt;La prima parte della saga si svolge nel paesino di Kaltra che la Ibrahimi descrive magistralmente all’inizio del terzo capitolo: “Il paese si trovava nascosto tra alte montagne. Sembrava non essere in contatto con niente e con nessuno, tranne che con il tempo. Se non ti si fermava il cuore passando per la gola di quelle montagne eri fortunato, o almeno così diceva una vecchia canzone. Ma questo pericolo non esisteva perché raramente capitava che qualcuno passasse per Kaltra. Kaltra: azzurra. Azzurra come l’acqua che sgorgava dalle viscere della terra al centro del paese. Kaltra era anche il nome del fiume che scendeva dalla montagna e correva verso il mare. Correva sotto i monti arcuati fatti di sassi bianchi, correva lungo il destino fermo dei fieri montanari. Le montagne si alzavano verso il cielo come coltelli ben affilati. Come se volessero tagliare fuori dal mondo queste esistenze. Non è che il mondo avesse offerto loro granché, nemmeno le cose di cui avevano veramente bisogno. Eppure nessuno a Kaltra si sentiva isolato. Si sentivano potenti come le pietre delle tombe che godono l’eternità inconsapevoli. Il passato era l’unica certezza e aggrapparsi ad esso assicurava la sopravvivenza.”  Anche in quest’angolo di mondo isolato e arcaico arriverà la brutalità della guerra, prima con il volto bonario dei soldati italiani (i peppini) e subito dopo con la ferocia dei nazisti che coprirà di sangue anche quelle terre incontaminate, la famiglia protagonista pagherà un pesante tributo di sangue che poi le varrà onori, riconoscimenti e privilegi sotto il governo di Hoxha.  La narrazione alterna pagine d’incisiva valenza storica e antropologica a pagine di pura narrativa “romantica” nel senso più ampio del termine, tenere e struggenti sono le descrizioni degli addii (siano essi partenze o morti) e dei rimpianti; fin quando nella seconda parte del romanzo la narrazione cambia registro, passa in prima persona e la scena viene occupata da Dora (alter ego di Anilda Ibrahimi) che, saltando la generazione di mezzo quella della mamma Klementina, la cui figura rimane opaca e sfumata, raccoglie il testimone dalla nonna Saba; Dora, tipica figlia dei nostri giorni, sintetizza l’essenza del mondo ancestrale che non è mai stato suo e dal quale è intimamente imperniata, lo stile diventa ironico e scanzonato, i toni epici vengono accantonati ed il racconto scorre con accenti quasi cronachistici con sfumature surreali: “Da piccola sono stata molto felice, ma poi ho smesso. Ho smesso così, di colpo, come i fumatori che decidono da un giorno all’altro. Ma non come quelli che poi ci ricadono; io non sono più ricaduta. Solo una volta, all’inizio.” Esilaranti sono le pagine in cui si descrivono i tentativi del padre di aggirare le rigide regole del governo Comunista per migliorare la propria posizione lavorativa o quelle in cui parla dei metodi sbrigativi usati da Enver Hoxha per risolvere gli ancestrali problemi dell’Albania soprattutto in campo religioso: “Lui, nel dubbio aveva eliminato tutte le religioni…Nel 1967 Hoxha aveva proposto che i luoghi di culto e di preghiera venissero concretamente eliminati. O semplicemente trasformati. Potevano diventare centri culturali. O anche magazzini per i cereali, ad esempio…”.  Per non parlare poi delle pagine in cui si descrivono i cambiamenti derivanti al Paese dal passaggio dall’orbita Sovietica (dopo la scellerata svolta revisionista di Kruscev) all’orbita Maoista, i rapporti della popolazione con i “fratelli cinesi” non saranno mai idilliaci ed evidente sarà la dimensione forzata di una relazione “contro natura” considerata l’abissale distanza tra gli usi e i costumi dei due popoli.  Dora-Anilda accompagna così con levità il suo Paese fino al tragico epilogo del 1991 quando le armate capitalistiche e consumistiche polverizzeranno, dopo anni di logoramento tramite la Guerra Fredda, i Paesi Comunisti consegnandoli alla democrazia del mercato e del consumismo che ne distruggerà l’identità e la dignità; gravissime sono le responsabilità della stampa occidentale (quella italiana cosiddetta di “sinistra” in primis) che non dà voce a quanti nei paesi dell’Est rimpiangono i passati governi Comunisti che avevano sempre garantito loro eguaglianza, sobrio benessere e servizi pubblici efficienti e civili. Sentite come Dora-Anilda conclude, nel filo dell’amara ironia, l’argomento del post-comunismo: “…nel 1991 bruciammo perfino gli uliveti coltivati durante il comunismo. Distruggemmo fabbriche, macchinari, raffinerie, miniere, scuole, e tutto ciò che avevamo costruito durante il comunismo. Avevamo detto morte al comunismo e volevamo andare fino in fondo. Per ricostruire non bisogna prima distruggere? Tutto era contaminato dall’ideologia comunista. Prendiamo ad esempio gli uliveti: ci saremmo sentiti tranquilli a mangiare una bruschetta condita con olio comunista?... L’America ci avrebbe fatto mangiare con cucchiai d’oro…”&lt;br /&gt;Grande romanzo dunque, grande libertà di pensiero e soprattutto grande coraggio di andare contro il pensiero dominante, che non varranno sicuramente riconoscimenti, vendite e premi letterari, ma servono sicuramente a dare un segnale d’incoraggiamento a quanti sono stufi di sentirsi raccontare le balle del “ritorno alla democrazia”, dell’ “uscita dal buio dei regimi comunisti”, della “libertà riconquistata” e vorrebbero aprire un serio dibattito su cosa, per esempio, sarebbero potuti essere i governi comunisti senza l’infame accerchiamento planetario della “Guerra Fredda”.&lt;br /&gt;Ci complimentiamo con la direzione editoriale della storica “Einaudi” e ci auguriamo (prima che se ne accorgano i rampolli di Silvio dalla casa-madre Mondadori) che faccia arrivare sulla scena editoriale italiana altri tesori come questo che sono confinati nei circoli culturali controcorrente di tutti i paesi dell’Est.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;Anilda Ibrahimi&lt;br /&gt;Rosso come una sposa&lt;br /&gt;Einaudi 2008&lt;br /&gt;pagg. 264  Euro  16,00&lt;br /&gt;ISBN 978 88 06 19237 2&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6581038561642771277?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6581038561642771277/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-dittatore-conosceva-i-suoi-polli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6581038561642771277'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6581038561642771277'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-dittatore-conosceva-i-suoi-polli.html' title='IL DITTATORE CONOSCEVA I SUOI POLLI'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-3159120704874929938</id><published>2009-01-25T00:03:00.002+01:00</published><updated>2009-01-25T01:07:02.751+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 15 2008'/><title type='text'>IL MESSAGGIO E’: ALLARGATE L’AREA DELLA COSCIENZA!</title><content type='html'>Quando, nel gennaio 1969 apparve, per la prima volta in edizione economica negli Oscar Mondadori, la raccolta di poesie di Allen Ginsberg, Jukebox all’idrogeno, era accompagnata da una splendida introduzione di Fernanda Pivano, intitolata: “Un poeta, non soltanto un minestrone beat”, l’incipit era il seguente: “Nel giugno 1957 Lawrence Ferlinghetti, poeta e editore, fu condotto nella prigione di San Francisco. Il reato da lui commesso era quello di aver pubblicato nelle edizioni City Lights Books la raccolta di versi Howl (Urlo) di Allen Ginsberg(…)”.&lt;br /&gt;“Il messaggio è: allargate l’area della coscienza”, era il sottotitolo della raccolta e per coscienza non s’intendeva certo la sede dei doveri morali, ma la sede della consapevolezza, il campo dell’attività mentale consapevole. Era la quintessenza del pensiero di quel movimento che sarebbe passato alla storia come Beat generation. Non avevo ancora compiuto sedici anni, quella lettura costituì l’equivalente di un viaggio lisergico che mi spalancò le porte dell’anticonformismo, della controcultura, del libero pensiero e, per naturale estensione, della grande ideologia comunista che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Fantasticavo sulla figura di questo indomito poeta-editore disposto ad affrontare il carcere per pubblicare il libro proibito di un amico poeta; San Francisco era lontana mille miglia dalla mia Reggio Calabria, sud del sud, frontiera del nulla, culla del più retrivo conformismo piccolo borghese, i libri e i dischi bisognava ordinarli, sfidando lo sguardo severo di disapprovazione dei negozianti, e aspettare settimane per vederli arrivare; il massimo della trasgressione era andare in giro con i capelli più lunghi (fino a quando mio padre non mi trascinava di peso dal barbiere), con un paio di jeans e, d’inverno, con l’immancabile eskimo.&lt;br /&gt;Eravamo quattro gatti e per giunta divisi, in quegli anni bastava poco per creare un gruppuscolo o un movimento antagonista, bastava un’antipatia personale, una ragazza contesa e la geografia politica delle città si arricchiva della presenza di una nuova aggregazione che si poneva subito all’avanguardia nella lotta alla borghesia. La rivolta per il capoluogo consegnò poi la città nelle mani della destra, molti andarono a studiare fuori, tanti restammo a sognare sui dischi, sulle riviste (Ciao Amici e Big su tutti), su qualche trasmissione radiofonica fuori dal coro (Alto Gradimento, Supersonic, Per voi giovani), sui libri. Ed ancora oggi ci domandiamo se ci voleva più coraggio ad andar via o a rimanere…&lt;br /&gt;Trentasette anni dopo, una vita intera, quando la Beat generation non mi sembra altro che un pirotecnico tassello del mosaico della mia vita, apro il giornale e leggo di una ragazza, poco più che ventenne, di Lazzàro, provincia di Reggio Calabria, (Parallelo 38 come San Francisco, vorrà dire qualcosa?) che collabora con la City Lights di San Francisco, è amica personale di Lawrence Ferlinghetti, il quale è stato tra l’altro ospite in incognito della sua casa a Lazzàro, ed è in procinto di pubblicare, per Feltrinelli, la sua unica biografia autorizzata. La ragazza si chiama Giada Diano, il libro è uscito a giugno di quest’anno, s’intitola “Io sono come Omero. Vita di Lawrence Ferlinghetti”, ed io l’ho divorato in due giorni!&lt;br /&gt;“Io sono come Omero, intendo come Omero il mio cane, sempre alla ricerca delle sue radici”. Lawrence Ferlinghetti, 89 anni, è l’ultimo testimone vivente della Beat generation, ed è certamente uno dei più significativi esponenti di una generazione che ha cambiato il mondo; Giada Diano, in realtà, attraverso la biografia di Ferlinghetti tesse le fila di tutto il movimento di cui egli è stato un indiscusso protagonista, ne viene fuori un coloratissimo arazzo, nel quale con estrema disinvoltura, incastona le figure di personaggi mitici quali Allen Ginsberg, Gregory Corso, Samuel Beckett, George Whitman, Dylan Thomas, William Carlos Williams, Jacques Prévert, Jean-Jacques Lebel, Harold Norse, William Burroughs, Alejandro Jodorowsky, Fernando Arrabal, Roland Topor, Salvatore Quasimodo, Pablo Neruda, Giancarlo Menotti, Evgenij Evtusenko, Pier Paolo Pasolini, Ezra Pound, Zoya Voznesenskij, Gary Snyder, Dario Bellezza, Dacia Maraini, Osvaldo Soriano, Ignazio Buttitta, Ken Kesey, Erich Fried, Ted Joans, Jack Kerouac, Josif Brodskij, Bohumil Hrabal, Amelia Rosselli, Ed Sanders, John Giorno, Jack Hirschman, Agneta Falk, Marty Matz e, last but not least, Fernanda Pivano, la madrina italiana della Beat generation. Non vi sembri azzardato l’accostamento, ma il lavoro svolto da Giada Diano è senza dubbio assimilabile a quello svolto dalla grande Fernanda; se quest’ultima, infatti, ha avuto il gran merito di aprire alla sonnacchiosa cultura italiana, appena uscita dal buio del ventennio, lo spettacolare proscenio della letteratura americana, Giada ha avuto il coraggio di tirar fuori dall’oblio, al quale sembrava irrimediabilmente condannato, il movimento della Beat generation (non dimentichiamo che ai suoi coetanei il massimo del brivido lo procurano i libri di Moccia); non solo, dopo aver studiato con passione l’argomento, è andata più volte a San Francisco a conoscerne di persona i superstiti e gli eredi, ed è riuscita ad organizzare, sponsor la giunta comunale di centrodestra, un reading di poesia di Jack Hirschman che, probabilmente, è l’unico essere vivente che si può considerare più a sinistra del sottoscritto. Non dimenticherò mai, e di questo sarò sempre grato a Giada, l’espressione imbarazzata e il dileguarsi furtivo dell’assessore Raffa, quando Jack ha cominciato ad inveire dal palco contro Bush! Per non parlare, poi, delle emozioni di cui ha inondato Piazza Castello, la scorsa estate, con i tre giorni di reading di poesia internazionale “militante”.&lt;br /&gt;Il libro è anche, naturalmente, una puntuale ricostruzione della vita di Lawrence e dei suoi punti cardine: il servizio in Marina (sbarco in Normandia compreso), gli anni parigini, i lunghi vagabondaggi per il globo e la ricerca, spasmodica, estenuante e commovente, delle radici italiane.&lt;br /&gt;La scrittura di Giada è limpida e discorsiva, la singolare amicizia sorta con il vecchio poeta beat, ha consentito alla giovanissima studentessa italiana di avere accesso a tantissimi materiali inediti e soprattutto di consultarne e tradurne i diari privati. Il libro è inoltre inframmezzato da abbondanti citazioni di scritti e versi di Ferlinghetti, e Giada è bravissima nell’utilizzarli per aprire “finestre” sulla vita del poeta, intercettando nella narrazione del vissuto le scintille dalle quali sono scaturiti i versi. Dal libro, ed era inevitabile che accadesse visto il suo rigore scientifico, si evince impietosamente la debolezza teorico-politica che caratterizzò il movimento della Beat generation; come lucidamente scrisse Fernanda Pivano, alla base di tutto c’era l’anarchismo, ma: “L’anarchismo dei beat era di tipo attivo: mirava alla vita, alla felicità, e il suo rifiuto delle strutture sociali o economiche precostituite aveva un fondamento pragmatistico e individualistico tipicamente americano”. (L’Europa letteraria, maggio 1960)&lt;br /&gt;E proprio questo pragmatismo individualista (ma questo aspetto l’ho colto solo oggi, leggendo il libro), impediva a Ferlinghetti &amp;amp; C. di essere indulgenti nei confronti dei Paesi del cosiddetto  “Socialismo reale”. Ogni qualvolta i Beat si trovano a contatto di queste esperienze le critiche intolleranti si levano impietose, arrivando addirittura a negare il ruolo positivo dei comunisti nella Guerra Civile spagnola e nella Rivoluzione cubana! Ferlinghetti cade addirittura nel ridicolo quando decide di affrontare un lunghissimo viaggio invernale in treno lungo la Siberia e si abbandona a questa considerazione: “Non c’è proprio da meravigliarsi se il comunismo ha avuto successo da queste parti, la gente deve desiderare in maniera matta e disperata che accada qualcosa; qualunque cosa in qualunque posto”; oppure quando parla dell’“enorme vacuità che fissa gli uomini sovietici dritto negli occhi!”. Questo cieco livore anticomunista lo porta addirittura a subire passivamente (nella Praga post-comunista) l’umiliazione, di “un paio di tassisti che si rifiutano di prenderlo a bordo perché non sembra abbastanza ricco”! Basterebbe solo un episodio come questo per dare il via alla scrittura di interi trattati su quello che veramente è stata l’esperienza dei Paesi comunisti, dalla Guerra fredda allo sciagurato trionfo del Consumismo sul Comunismo, seguito all’altrettanto sciagurato crollo del Muro di Berlino. Ma questa è (ma solo apparentemente) un’altra storia, e spero vivamente che prima o poi arrivi un’altra (o un altro) giovane altrettanto bravo come Giada Diano a scriverla.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIADA DIANO&lt;br /&gt;IO SONO COME OMERO – Vita di Lawrence Ferlinghetti&lt;br /&gt;Feltrinelli – Pagg. 220&lt;br /&gt;Euro 15,00 - ISBN 978-88-07-49066-8&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-3159120704874929938?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/3159120704874929938/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-messaggio-e-allargate-larea-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3159120704874929938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/3159120704874929938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/il-messaggio-e-allargate-larea-della.html' title='IL MESSAGGIO E’: ALLARGATE L’AREA DELLA COSCIENZA!'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-6935085041241555215</id><published>2009-01-25T00:00:00.001+01:00</published><updated>2009-01-25T00:02:41.892+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere Meridiane n. 16 2008'/><title type='text'>L’ARCIPELAGO DELLE MENZOGNE DI ALEKSANDR SOLZHENITSYN</title><content type='html'>La scomparsa di Solzhenitsyn segna l’uscita di scena di uno degli ultimi emblemi della Guerra Fredda scatenata dagli USA e dai suoi vassalli occidentali per contrastare e, in seguito, sconfiggere quello che Marx ed Engels, con lungimiranza, avevano definito più di un secolo prima “lo spettro del Comunismo” che si aggirava per l’Europa a spaventare le grandi potenze. L’“Operazione Solzhenitsyn” fu condotta dalla Cia, con l’appoggio dei circoli culturali occidentali e dei mass media anticomunisti, in modo magistrale: fu intercettato un mediocre scrittore, regolarmente pubblicato in Unione Sovietica tra l’indifferenza e il disprezzo generale, fu fatta leva sulle sue frustrazioni per la marginalità in cui languiva, fu generosamente finanziato e istigato a scrivere una serie di opere nelle quali veniva sapientemente inserita tutta la più bieca pubblicistica anticomunista ed antisovietica, infine, dopo la legittima reazione delle autorità sovietiche, fu trasformato in “vittima del regime”, addirittura assurto agli onori del Nobel e, una volta espulso (il 13 febbraio 1974) dal Paese che tanto aveva dimostrato di odiare, trasformato in una sorta di “Madonna Pellegrina” planetaria per diffondere il verbo dell’anticomunismo. Nell’ottobre 1969, l’allora prestigiosissimo quotidiano londinese Times (che non era certo sospettabile di filo comunismo) scriveva testualmente: “ Gli onorari delle sue opere vengono sistematicamente versati dalle case editrici occidentali sul fondo di un cosiddetto ‘Comitato internazionale d’assistenza’, il cui compito precipuo è l’organizzazione di azioni ostili contro l’URSS e i paesi della comunità socialista”. Quando, nel 1970, inopinatamente e tra lo stupore dei circoli culturali indipendenti, gli fu assegnato il Nobel per la Letteratura, la Literaturnaja gazeta, prestigioso e diffusissimo organo degli Scrittori Sovietici scrisse (edizione del 14 ottobre 1970): “E’ increscioso che il Comitato per i Premi Nobel si sia lasciato coinvolgere in un giuoco indegno, intrapreso non negli interessi dello sviluppo dei valori spirituali e delle tradizioni della letteratura, ma per considerazioni di speculazione politica”.&lt;br /&gt;I libri “Agosto 1914” e “Arcipelago Gulag” (come del resto i precedenti “Il primo cerchio” e “Reparto cancro”) sono esplicitamente dei manifesti politici che perseguono il determinato scopo di negare il valore della Rivoluzione d’Ottobre, idealizzare il latifondo patriarcale della vecchia Russa zarista e denigrare la società e lo stato Sovietico.&lt;br /&gt;“Agosto 1914” è un’opera apertamente antipatriottica ed antipopolare, dalla quale traspare il dispetto dell’autore contro la Rivoluzione che ha privato lui, rampollo di un grande proprietario terriero, dei privilegi ereditari e della ricchezza; dal libro emerge chiaramente la piattaforma politica di Solzhenitsyn quale sostenitore degli ordinamenti dei proprietari fondiari capitalistici e quale epigono dell’ideologia dei cadetti, disposto a prezzo del tradimento della Patria ad adoperarsi per la restaurazione dell’ordinamento borghese. Dopo l’uscita del libro, nel dicembre 1971, la rivista tedesca Stern (anche questa filocomunista?) pubblicò un ampio articolo nel quale ricostruì impietosamente la storia della famiglia Solzhenitsyn dimostrando il carattere autobiografico dell’opera, che l’autore intendeva invece negare.&lt;br /&gt;“Arcipelago Gulag” non è un racconto né un romanzo e quindi, se parliamo delle forme letterarie, non lo possiamo ritenere una descrizione della realtà attraverso l’espressione artistica. Nel libro occupa un posto di rilievo la Seconda guerra mondiale. E’ ovvio che, parlando di questo periodo, non si può prescindere dal ricordare i 56 milioni di morti in Europa e in Asia, compresi i 20 milioni di caduti sovietici e i 6 milioni di ebrei bruciati dai nazisti nei crematori dei campi di concentramento. Questi sacrifici inauditi di una tragedia mondiale devono essere il punto di riferimento morale di ogni ricostruzione storica. Scrive lo scrittore Jurij Bondarev: “ La battaglia di Stalingrado, ove la mia generazione di diciottenni ebbe il battesimo del fuoco, e in sanguinosi combattimenti invecchiò di dieci anni, fu, com’è noto, la svolta definitiva del corso degli avvenimenti nella seconda guerra mondiale. Questo durissimo combattimento costò caro al nostro Paese, ai miei coetanei ed a me stesso. Troppe fosse comuni abbiamo lasciato presso il Volga, troppi sono mancati all’appello dopo la vittoria. Sulle alture presso il Don nei giorni afosi e polverosi di luglio e agosto, quando il sole scompariva nel tifone delle esplosioni, ci trattenevano nelle trincee l’odio e l’amore: l’odio per chi era venuto con le armi della Germania nazista per distruggere il nostro Stato e la nostra nazione e, nello stesso tempo, l’amore per ciò che nel linguaggio umano si designa come la madre, la casa, la pista di pattinaggio della propria scuola moscovita, le lame rigate dei pattini, lo stridore di un cancello in qualche posto di Jaroslavl, l’erba verde, la neve che cade, il primo bacio accanto a un portone coperto di neve. In guerra l’uomo prova per il passato i sentimenti più indistruttibili. Noi combattevamo nel presente per il passato, che ci sembrava irrepetibilmente felice. Lo sognavamo, volevamo tornarvi. Noi eravamo romantici: questa era la nostra purezza, la nostra fede, ciò che si può definire il senso della Patria”. Tutto questo per Solzhenitsyn non esiste, nel libro in questione minimizza la vittoria di Stalingrado e la attribuisce alle “Compagnie di correzione”, queste ultime erano delle truppe “forzate” costituite da detenuti per reati comuni, equipaggiate con artiglieria leggera e quindi non assolutamente in grado di frenare la pressione di un’armata corazzata dei tedeschi, i quali inoltre avevano concentrato venti divisioni di fanteria nei settori d’attacco. A questa prima assurda e grave menzogna, Solzhenitsyn aggiunge quella che riguarda la figura del famigerato generale Vlasov; si trattava di un personaggio squalificato, circondato dalla fama infame di un Erostrato, ossessionato dalla brama di successo era altezzoso e suscettibile, scrive ancora Bondarev: ”Non gli piaceva molto aver a che fare coi soldati e recarsi al punto d’osservazione esposto alle cannonate. Preferiva il profondo rifugio blindato del punto di comando, la luce delle batterie d’accumulazione, l’intimità degli acquartieramenti temporanei, ove si disponeva con comodità, senza risparmio e persino con un certo stile aristocratico”. Comandante di capacità medie, non aveva acutezza tattica e portò la seconda armata d’assalto, che egli comandava sul fronte del Volchov nel ’42, ad una penosa disfatta; il peso di questa sconfitta lo portò al passo fatale come testimonia ancora Bondarev: “Di notte, abbandonate le truppe che combattevano ancora, insieme con il suo aiutante andò nel villaggio di Staraja Polist, aperse la porta della prima isba occupata da soldati tedeschi addormentati e disse: ‘Non sparate sono il generale Vlasov”. Per Solzhenitsyn la resa e il tradimento di Vlasov furono il risultato di un fermo convincimento politico, non essendo d’accordo con le azioni di Stalin; tutti gli eroici combattenti della Guerra patriottica avrebbero dovuto seguire il suo esempio: lasciarsi sconfiggere, consegnare la patria ai nazisti per liberare la Madre Russia dal comunismo! Com’è noto, il calunniatore ha una propria logica: non si tormenta sul problema della verità, ma bada soprattutto a riuscire gradito a chi l’ha preso al proprio servizio. Esaltando Vlasov, i suoi accoliti e gli altri traditori della Patria sovietica, Solzhenitsyn parte dal principio per cui nella lotta contro il potere sovietico e il socialismo tutto è giustificato. Perciò egli glorifica i traditori che combatterono armi in pugno contro il loro popolo e non si preoccupa del fatto notorio che nel momento del pericolo mortale della Patria tutto il paese si levò alla guerra contro l’invasione nazista, che milioni di sovietici si batterono senza risparmio contro gli invasori al fronte e nelle retrovie, nei reparti e nelle formazioni partigiane, nel movimento clandestino nelle terre occupate dal nemico. Non gli interessano minimamente gli altri generali sovietici periti nei campi di concentramento nazisti senza calcare la via del tradimento; i suoi “eroi” e il suo “ideale” sono il traditore Vlasov e i vlasoviani, che egli esalta per avere odiato l’ordinamento sovietico al punto di combattere la Patria, e secondo quanto dice testualmente “avrebbero potuto riuscire se i nazisti li avessero organizzati meglio ed avessero accordato loro maggiore fiducia”. E chiaro che Solzhenitsyn affermando che qualsiasi tradimento è giustificato, chiunque lo compia e quale che ne sia la portata, tenta di giustificare anche il proprio. E le anime belle del comitato del Premio Nobel, che ne pensano di questa visione della storia che riabilita un personaggio come Vlasov che, al pari del capo dei fascisti norvegesi Quisling, è sinonimo universale di vile tradimento? Nella sua rabbia contro tutto ciò che è sovietico, ricorre ad ogni mezzo: all’inganno, alla calunnia, alle false manovre; si schiera apertamente finanche con la Gestapo che secondo lui “mirava soprattutto alla verità e rimetteva in libertà gli innocenti”! Il suo grande senso umanitario e libertario lo porta a glorificare un sabotatore nazista, che aveva danneggiato duemila paracadute in un magazzino sovietico, con queste parole: ” In tutta questa lunga cronaca carceraria non s’incontrerà più un eroe del genere”, un cinismo da malfattore capace di esaltarsi davanti alla morte di duemila compatrioti! E pensare che Solzhenitsyn riusciva ad accreditarsi come uno scrittore religioso ma, a rimettere le cose a posto ci pensò il Metropolita Serafim che, nel 1974, lo bollò con queste parole: “…Solzhenitsyn si è dimostrato nelle sue azioni un uomo moralmente degradato, che con odio sfrenato tenta di diffamare e calunniare la terra natale…solo un uomo come lui, per il quale non c’è nulla di sacro, può attribuire ai nazisti ‘uno spirito umanitario’…Sotto il cielo pacifico della nostra Patria lavorano oggi con abnegazione credenti e non credenti, accrescendo la fama e la potenza del nostro paese. Soltanto Solzhenitsyn non ha partecipato a questo lavoro. Egli, come il figliol prodigo, dopo aver ricevuto dalla Patria tutto quanto è utile e necessario per la vita, se n’è andato schierandosi coi nemici dell’ Unione Sovietica. Così doveva essere, poiché questa è la meta cui ha mirato per tutta la vita. Le sue azioni non erano soltanto un insulto al popolo ed alla Patria, ma erano dirette anche contro la distensione.”&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;br /&gt;Fonti bibliografiche:&lt;br /&gt;-    Aleksandr Solzhenitsyn, Agosto 1914, Arnoldo Mondadori Editore 1971&lt;br /&gt;-    Aleksandr Solzhenitsyn, Arcipelago Gulag, Arnoldo Mondadori Editore 1974&lt;br /&gt;-    Pravda, 14 gennaio 1974, 14 febbraio 1974&lt;br /&gt;-    Agenzia Novosti aprile 1974&lt;br /&gt;-    Literaturnaja gazeta, 12 novembre 1969, 26 novembre 1969, 3 dicembre 1969, 14 ottobre 1970, 12 gennaio 1972, 23 gennaio 1974, 20 febbraio 1974&lt;br /&gt;-    Ciasovoj, ottobre 1970&lt;br /&gt;-    Stern, dicembre 1971&lt;br /&gt;-    New York Times, 14 dicembre 1972, 28 gennaio 1973, 9 marzo 1973, 27 gennaio 1974&lt;br /&gt;-    Agenzia United Press, 18 dicembre 1972&lt;br /&gt;-    Aa.Vv., Bitva za Leningrad, Ed. Voenizdat, 1964&lt;br /&gt;-    K. A. Meretskov, Nasluzhbe narodu, Ed. Politizdat, 1968&lt;br /&gt;-    Izvestia, 28 gennaio 1974&lt;br /&gt;-    Winston Churchill, Storia della seconda guerra mondiale, Arnoldo Mondadori Editore, 1960&lt;br /&gt;-    New York Herald Tribune, 15 ottobre 1942&lt;br /&gt;-    L’Espresso, 3 marzo 1974&lt;br /&gt;-    Le Monde, 6 febbraio 1974&lt;br /&gt;-    Paese Sera, 28 febbraio 1974&lt;br /&gt;-    Settegiorni, 24 febbraio 1974&lt;br /&gt;-    The Times, 29 ottobre 1969.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-6935085041241555215?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/6935085041241555215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/larcipelago-delle-menzogne-di-aleksandr.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6935085041241555215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/6935085041241555215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/larcipelago-delle-menzogne-di-aleksandr.html' title='L’ARCIPELAGO DELLE MENZOGNE DI ALEKSANDR SOLZHENITSYN'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-1171038730913302732</id><published>2009-01-24T23:56:00.004+01:00</published><updated>2009-01-25T01:15:49.032+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 17/12/2008'/><title type='text'>CRISI REALE O CRISI PERCEPITA?</title><content type='html'>Pesa più la crisi reale, o il contagio psicologico che scaturisce dalla lettura dei giornali e dall’ascolto dei notiziari radiofonici e televisivi? Lungi da me il voler ridurre la crisi alla stregua di una leggenda metropolitana; ma, volendo mutuare un termine usato ed abusato in meteorologia, ritengo che ci si debba attrezzare per operare una distinzione tra crisi “reale” e crisi “percepita”. E’ chiaro che il discorso non riguarda i numerosi lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, loro gli effetti della crisi li hanno subiti sulla propria pelle e su quella delle loro famiglie e sono rimasti vittima, nella maggior parte dei casi, dell’avidità e dell’ inconscienza di un padronato senza scrupoli sempre pronto a far ricadere sui lavoratori gli effetti di crisi vere o presunte. Le famiglie, invece, che non hanno problemi di occupazione, e sono la stragrande maggioranza, non hanno alcun motivo di percepire la crisi; i salari non hanno subito alcuna riduzione, l’inflazione è scesa ai minimi storici, il costo del denaro e gli interessi bancari non sono stati mai così bassi, il prezzo del petrolio è crollato vertiginosamente ed i negozi sono stracolmi di merci a prezzi assolutamente calmierati. Il commercio, pertanto, si dovrebbe trovare in una condizione ideale, eppure i negozi appaiono desolatamente vuoti e gli esercenti parlano di situazione allarmante. E’ evidente, dunque, che ci si trova al cospetto di una situazione paradossale che genera una contrazione dei consumi, mentre si registra la fase congiunturale più favorevole della storia della nostra nazione, almeno per quanto riguarda il settore commerciale. E’ auspicabile pertanto, e una volta tanto non esitiamo a sottoscrivere l’appello dell’inquilino di Palazzo Chigi, che gli italiani approfittino di questo stato di cose e si approvvigionino tranquillamente di beni di consumo necessari al benessere delle proprie famiglie; questo, oltre a dare una salutare boccata d’ossigeno alla filiera del commercio, servirà a fugare le crisi “percepite” ed a rivolgere uno sguardo meno impaurito ad un futuro più o meno vicino in cui la crisi potrebbe diventare reale.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-1171038730913302732?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/1171038730913302732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/crisi-reale-o-crisi-percepita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1171038730913302732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/1171038730913302732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/crisi-reale-o-crisi-percepita.html' title='CRISI REALE O CRISI PERCEPITA?'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4332566721069587642</id><published>2009-01-24T23:51:00.004+01:00</published><updated>2009-01-25T01:17:00.437+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 16/11/2008'/><title type='text'>CRISI COME OPPORTUNITA'</title><content type='html'>Gli osservatori economici, quelli veri non quelli che sfornano opinioni su commissione, sono tutti concordi nel ritenere che l’economia reale i problemi veri li avrà l’anno prossimo. Il 2009 sarà certamente peggiore del 2008 e tutti ci dovremo confrontare con la difficoltà di far quadrare i conti, mentre le imprese dovranno fare di tutto per mantenere un certo grado di profittabilità. Ma una buona regola da tener presente è che i periodi di peggior crisi possono essere anche occasione di opportunità, è il momento di applicare nelle aziende l’aurea legge di Darwin: chi vince la sfida del cambiamento, sopravvive più forte di prima. Gli imprenditori illuminati pertanto non faranno l’errore di rintanarsi aspettando tempi migliori, ma investiranno nel cambiamento e nella comunicazione, pronti a raccogliere i frutti quando l’emergenza finirà. E, per quanto riguarda la comunicazione, mai come oggi è valida la massima di Henry Ford: “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi, è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo”. E’ fondamentale quindi, e questo vale anche per il cittadino comune e non solo per gli imprenditori, affrontare questa fase senza perdere la calma cercando di comprendere quali sono le cause reali di questo stato di cose. Bisogna capire la lezione, di portata storica, che c’è dietro il grande crack che, subito dopo l’estate, ha fatto crollare i castelli di cartapesta della finanza creativa: i mutui subprime, i derivati, i debiti venduti come crediti, “tutti figli dell’avidità senza limiti dei manager delle banche d’affari e di una globalizzazione finanziaria esplosa come una colossale vescica infetta”, come ha detto il finanziere Francesco Micheli in un’intervista. Potrebbe essere l’occasione storica per inventare un modello nuovo di capitalismo, che sappia fare a meno dei mega-manager che si sono arricchiti con stock option e bonus miliardari, e che punti invece sullo sviluppo dell’economia più che della finanza, rendendo competitive le grandi strutture pubbliche e associative e il settore della cultura e dell’università. I piccoli investitori che non riescono a stare lontani dalla Borsa, possono approfittare, invece, delle quotazioni ormai raso-terra acquistando azioni di Società sane e consolidate. Le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, dovranno, oltre che sperare nel buon senso dei governanti, attuare una seria politica di risparmio domestico tagliando le spese superflue e riservando ogni risorsa possibile alla formazione culturale e professionale dei propri figli, nella consapevolezza che il mercato del lavoro sarà sempre più esigente nel richiedere preparazione e specializzazione e che i tempi dell’assistenzialismo, delle assunzioni clientelari e del posto fisso sono definitivamente destinati a scomparire.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4332566721069587642?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4332566721069587642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/crisi-come-opportunit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4332566721069587642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4332566721069587642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/crisi-come-opportunit.html' title='CRISI COME OPPORTUNITA&apos;'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4945722425652859492</id><published>2009-01-24T23:31:00.003+01:00</published><updated>2009-01-25T01:18:02.674+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corriere dei due mari editoriale del 27/10/2008'/><title type='text'>I CENTRI COMMERCIALI SONO L'INDUSTRIA DEL NOSTRO TEMPO</title><content type='html'>Tutto potevamo aspettarci, quando ci siamo accomodati nella splendida sala del Warner Village del Due Mari ospiti del convegno del CNCC (Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali), fuorché di dover ricevere una vera e propria iniezione di ottimismo circa il futuro di queste attività che, come ha dichiarato a chiare lettere il presidente del CNCC Pietro Malaspina; svolgono ai giorni nostri le stesse funzioni che svolsero le fabbriche ai tempi della rivoluzione industriale. Con la differenza, aggiungeremmo noi, che i lavoratori di oggi operano in condizioni assolutamente ottimali rispetto a quelle degli operai di oltre un secolo fa. I parchi commerciali, per citare ancora Malaspina :”non sono una macchina adibita a semplice consumo e smaccata vendita, ma incrocio suburbano di qualità ambientale, accessibilità, efficienza energetica ed esposizione permanente di merci e servizi.” Tutti gli interventi che si sono succeduti hanno concordato sull’enorme potenzialità di sviluppo del nostro territorio e sull’appetibilità che esso riveste per i grandi investitori del settore: “Il Cristo dei centri commerciali non si è fermato ad Eboli” è stata la frase ad effetto di Enrico Biasi del comitato direttivo, ed effettivamente, valutando quello che si è creato e quello che è in fase di realizzazione, il Mezzogiorno appare come l’Eldorado del retail. E’ chiaro che non è tutto rose e fiori, la burocrazia, male endemico del Mezzogiorno, costituisce certamente un ostacolo; il costo elevato per la realizzazione di alcune strutture sovradimensionate, scarica gli effetti sul consumatore finale che si ritrova prezzi più alti rispetto al Nord, per non parlare dei problemi “ambientali” sui quali il convegno ha preferito glissare, ma che aleggiavano tra i commenti del pubblico in sala. Ad ogni buon conto, l’ombra della recessione è lungi dallo sfiorare l’Area del Due Mari ed unanime e convinto è stato il riconoscimento delle grandi qualità professionali ed umane della famiglia Perri che in dieci anni ha trasformato un’area agricolo-pastorale del territorio di Maida nel parco commerciale più importante della Calabria, volano dello sviluppo di tutta l’area che va dal Golfo di Sant’Eufemia a quello di Squillace.&lt;br /&gt;Franco Arcidiaco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4945722425652859492?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4945722425652859492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/i-centri-commerciali-sono-lindustria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4945722425652859492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4945722425652859492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/i-centri-commerciali-sono-lindustria.html' title='I CENTRI COMMERCIALI SONO L&apos;INDUSTRIA DEL NOSTRO TEMPO'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-168004513151970972</id><published>2009-01-24T23:19:00.007+01:00</published><updated>2009-01-25T01:21:02.186+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere ai giornali'/><title type='text'>PER "REPUBBLICA" LA GUERRA FREDDA NON E' FINITA</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Qualcuno informi Andrea Tarquini che la Guerra fredda è finita da un pezzo e, tra le sue tante ombre, si è portata via l’ennesima montatura antisovietica costruita attorno al penoso suicidio di Jan Palach. La storia del giovane, presunta “Torcia numero uno” di un inesistente movimento di estrema protesta contro il legittimo intervento sovietico in Cecoslovacchia, è già stata demolita dalla Storia; il fratello stesso, più volte ha ridimensionato il gesto del povero Jan ad una sfera assolutamente privata. Se Tarquini si fosse presa la briga di svolgere un’indagine seria su quegli anni avrebbe scoperto che oggi la maggioranza della popolazione dei Paesi dell’Est rimpiange l’Unione Sovietica e che la vera storia del Comunismo sovietico si potrà scrivere solo dopo aver svolto una rigorosa indagine sui metodi con i quali i Servizi dei Paesi occidentali hanno tenuto sotto scacco il blocco sovietico con la famigerata Guerra fredda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Franco Arcidiaco, Reggio Calabria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho inviato questa lettera a Repubblica la sera stessa della pubblicazione del pezzo (11/1/2009) di Tarquini, un servizio assurdo pieno di luoghi comuni e di livore anticomunista; la classica gita spensierata dell'inviato che, tra un bagordo e l'altro, confeziona l'articolo adatto a "non disturbare il manovratore".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-168004513151970972?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/168004513151970972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/lettera-che-repubblica-non-ha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/168004513151970972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/168004513151970972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/lettera-che-repubblica-non-ha.html' title='PER &quot;REPUBBLICA&quot; LA GUERRA FREDDA NON E&apos; FINITA'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6839445094019548253.post-4586182078945619567</id><published>2009-01-15T13:48:00.000+01:00</published><updated>2009-01-15T13:50:20.394+01:00</updated><title type='text'>Buongiorno</title><content type='html'>L'articolo d'esordio del mio blog è un caldo saluto a tutti i miei amici ed in particolare a Giuseppe che mi ha aiutato a crearlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6839445094019548253-4586182078945619567?l=francoarcidiaco.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/feeds/4586182078945619567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/buongiorno.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4586182078945619567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6839445094019548253/posts/default/4586182078945619567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francoarcidiaco.blogspot.com/2009/01/buongiorno.html' title='Buongiorno'/><author><name>Franco Arcidiaco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13087544962531384700</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_na3kOnbtw-Y/SXEBwmduijI/AAAAAAAAAAM/NbgOSml079M/S220/franco_arcidiaco.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
